di
Gian Guido Vecchi
Il Papa ha piantato un ulivo in segno di pace e visitato la casa di accoglienza per anziani delle Piccole sorelle dei poveri
ANNABA (Algeria) – Leone XIV si ferma davanti alle rovine della città romana di Ippona e guarda davanti a sé in silenzio, cade una pioggia obliqua, fra poco pianterà un ulivo di pace. Sta pregando e pensando a quell’uomo che aveva appena trentaquattro anni, quando tornò a casa, eppure era come se avesse già vissuto più di una vita. Gli studi di retorica, il fascino oscuro dei manichei, la lunga relazione con una ragazza, un figlio, l’addio all’Africa e la traversata da Cartagine a Roma. Finché a Milano aveva conosciuto il vescovo Ambrogio e sperimentato, in un giardino, la più celebre esperienza di conversione al cristianesimo dopo Saulo sulla via di Damasco, «tolle lege», prendi e leggi, la voce di un bambino lo aveva convinto ad aprire le lettere di San Paolo, Ambrogio lo aveva battezzato la notte di Pasqua del 24 aprile 387.
Il giovane uomo di etnia berbera che un anno più tardi tornava nella sua Tagaste si chiamava Agostino, sarebbe divenuto presto vescovo della vicina Ippona e per trentaquattro anni avrebbe scritto, uno dopo l’altro, Le confessioni, il trattato Sulla Trinità, La Città di Dio, insomma tutti i capolavori sui quali si è formato Robert Francis Prevost.
Come padre generale del suo ordine c’era già stato due volte, ma ora il Papa che si è presentato al mondo come «figlio di Agostino» ha preso un aereo da Algeri per raggiungere questa cittadina prossima al confine con la Tunisia e ci torna da vescovo di Roma, in momento drammatico della storia. «Il cuore di Dio è straziato dalle guerre, dalle violenze, dalle ingiustizie e dalle menzogne», dice proprio più tardi mentre visita la casa di accoglienza per anziani delle Piccole sorelle dei poveri: «Ma il cuore del nostro Padre non è con i malvagi, con i prepotenti, con i superbi: il cuore di Dio è con i piccoli e gli umili, e con loro porta avanti il suo Regno d’amore e di pace, giorno per giorno».
Ne ha parlato nel primo giorno del suo viaggio in Africa, dopo l’attacco inusitato del presidente americano: «Non ho paura dell’amministrazione Trump né di proclamare a voce alta il messaggio del Vangelo, “beati gli operatori di pace”, ciò di cui ha bisogno il mondo oggi».
Agostino «è molto amato nella sua terra» e la figura del più grande filosofo e teologo cristiano può rappresentare «un ponte di pace e di riconciliazione».
Nello stemma papale di Leone c’è un libro chiuso sul quale vi è un cuore trafitto da una freccia. L’immagine richiama proprio il racconto della conversione nel giardino milanese, il momento decisivo del quale Agostino diceva: «Vulnerasti cor meum verbo tuo», ovvero «Hai trafitto il mio cuore con la tua parola».
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14 aprile 2026 ( modifica il 14 aprile 2026 | 14:09)
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