Nelle relazioni si dice sempre che non bisognerebbe mai dare più di quanto si riceve. Vale, per certi versi, anche per la critica cinematografica, il cui compito principale non è dire se una cosa è bella o brutta (ma i Per cui è brutto® sono un caso a parte), ma contestualizzare i film, capirne le intenzioni, fare la tara tra mezzi, ambizioni, mercato, pubblico di riferimento e persino la buona volontà. A volte, però, bisogna pure smettere di fare i diplomatici e chiamare le cose col loro nome. A volte la merda è merda. E Twisted, ultimo parto di Darren Lynn Bousman, è merda con ben poche attenuanti, al quale manca quasi sempre quella qualità minima che di solito salva i film sbagliati: l’intrattenimento. Non è nemmeno quel tipo di magnifico disastro dal quale è impossibile non restare affascinati. Non è un War of the Worlds, per dirne uno clamoroso. È proprio robaccia sgraziata, confusa, e soprattutto convinta di essere molto più furba, malata e provocatoria di quello che è davvero. Questa volta quasi non vorrei, ma andiamo con la sigla.
Non se la meriterebbe nemmeno una sigla del genere, lo so, ma dopo 90 minuti di agonia ho pure bisogno anche io di sentire qualcosa di bello per riprendermi, o no? Sulla carta gli ingredienti per tirare fuori almeno un dignitoso thriller da piattaforma c’erano pure. Twisted è un horror-thriller diretto da Darren Lynn Bousman e scritto da Jonathan Bernstein e James Greer, gli sceneggiatori di Unsane di Steven Soderbergh. È la storiaccia losca di due ragazze che campano truffando la gente con appartamenti di lusso che non possiedono (non fanno male a nessuno, quindi), finché una delle due (Paloma) finisce nella casa sbagliata, quella di un neurochirurgo vedovo con idee decisamente poco ortodosse sul confine tra scienza e macelleria.
Parte male, malissimo. Il primo atto sembra uscito dalla fantasia porno di uno sceneggiatore in piena tempesta ormonale: la finta immobiliare che la fa annusare alle sue vittime come in quei certi film che Gesù non vuole che guardiamo, le protagoniste lesbiche che si toccano davanti a tutti nel club, persino un po’ di blastofilia (l’eccitazione sessuale ottenuta tramite la violenza) così per non farsi mancare proprio niente. Il set up non è un sottotesto sessuale aggressivo, ma pessimo male gaze sbandierato con la grazia di un dodicenne chiuso in cameretta con Pornhub aperto in dodici tab. Non è erotismo, non è exploitation consapevole, non è nemmeno cattivo gusto interessante: è proprio un immaginario maschile stanco che si traveste da thriller adulto e che sfrutta la relazione queer come titillazione gratuita.
Poi arriva Djimon Hounsou, una specie di Victor Frankenstein della neurochirurgia. Hounsou ci mette faccia, voce, gravità, perfino una vaga malinconia da villain tragico. Ma il personaggio è scritto come se il film non riuscisse a decidere che cosa vuole farne. È un mostro? È un vedovo spezzato dal dolore? È uno scienziato pazzo? È un torturatore? È un simbolo della hybris medica? La risposta è tutte queste cose insieme e quindi nessuna davvero. Twisted passa infatti il suo tempo a cambiare pelle senza mai trovare quella giusta: parte come truffa immobiliare venata di softcore da catalogo erotico, si mette la maschera del thriller da prigionia, strizza l’occhio al body horror chirurgico, poi pretende anche di essere una tragedia romantica e una riflessione morale sulla colpa. Il risultato è che ogni scena sembra appartenere a un film diverso, e nessuno particolarmente riuscito.
Assolutamente NON un manichino, eh?
Darren Lynn Bousman è quello che diretto Saw II, Saw III, Saw IV e anche Spiral. Ha con quella saga lo stesso rapporto tossico che Zack Snyder ha sviluppato con il DC Extended Universe, che lo porta a postare immagini del “suo” Superman e del “suo” Batman ogni tre settimane, un attaccamento che da divertente è diventato pirandellianamente patetico.È chiaro che sta cercando di rimanere su quel treno, giocandosi la carta di una nuova deviazione torture-thriller. Cerca palesemente quei toni, quel montaggio sincopato, quegli angoli obliqui, quelle luci sparate, quel senso di febbre visiva che una volta faceva parte di una macchina narrativa più efficace. Solo che qui quella sintassi non produce tensione, ma imitazione. È il B-movie di un B-movie. Una copia di seconda mano di un’estetica che già di suo viveva sul filo del kitsch, col risultato che quando ti mette davanti un neurochirurgo che opera in cantina sotto luci al neon rosse e blu è inevitabile riflettere sui pregi di una lobotomia, pur di uscirne fuori alla svelta. L’effetto di auto-citazione è deprimente: stessi tagli, stessi trucchi, stesso lessico visivo di Saw, ma senza la necessità, la brutalità o la precisione che lo rendevano almeno funzionale.
Nemmeno la carta Lauren LaVera salva qualcosa. Ci prova, mette in campo una presenza scenica fortissima diversa da quella della final girl che ormai si porta dietro da Terrifier, ma qui non basta. Non basta il carisma, non basta la faccia giusta per farci credere almeno per un attimo a… boh, qualsiasi cosa, davvero. Il film la usa male, la schiaccia dentro un personaggio scritto a colpi di imbarazzo e poi pretende di tirarne fuori pathos quando ormai ha già bruciato ogni possibilità di coinvolgimento. Lo stesso vale per quella buonanima di Hounsou, che si sbatte più del necessario per un film incapace di capire se vuole essere lurido, elegante, tragico, sadico o camp. Twisted non ne azzecca una: sono sbagliati i toni, il montaggio, la colonna sonora, il formato, tutto. In confronto, per intensità e credibilità drammatica The Lady improvvisamente pare Hamnet.
Ora però fatemi tirare una LINEA DELLO SPOILER perché ci sono tre MACCOSA fortissimi che devo tirare fuori altrimenti implodo.
Toh, mi sono pure fatto un selfie a un certo punto e stavo messo così.
Dunque, i tre MACCOSA che sottoporrò alla commissione Valverdiana per i Sylvester 2027 sono:
- La protagonista Paloma viene rapita e tenuta segregata in uno scantinato segreto e nascosto della casa del cattivo. A un certo punto arriva la sua ragazza e complice, che trova subito l’ingresso alla stanza segreta. Sta sul vicolo sul retro della casa. Lo si capisce perché c’è un tastierino numerico per entrarci. Tempo per indovinare la combinazione: quattro secondi netti.
- Paloma è sul tavolo operatorio e deve in qualche modo disperato fermare il chirurgo dall’aprirle la testa e dissezionarle il cervello. Nel corso della precedente mezz’ora o poco più lo ha visto sequestrare, torturare, uccidere e operare in uno scantinato psichedelico con la foga e lo sguardo di uno scienziato pazzo. Come prova a fermarlo? Urlandogli: «NON PUOI FARLO, HAI FATTO IL GIURAMENTO DI IPPOCRATE».
- Tenetevi forte perché qui si vola: il piano del chirurgo è far rivivere la moglie, che è in coma da anni, con un trapianto di cervello. Prima fa un test mettendo il cervello dell’amica di Paloma nel corpo di un altro tizio, e funziona perché vediamo che dentro all’uomo c’è la mente della ragazza. Tutto chiaro: sposti il cervello, sposti la persona. Alla fine però, per qualche motivo, lo vediamo mettere il cervello di Paloma nel corpo della moglie. Cioè il contrario di quello che ha fatto prima. E infatti, mentre riecheggiano le note di un MACCOSA clamoroso, dopo mesi di riabilitazione in un romantico cottage la moglie lo sgozza di spalle perché… in realtà è Paloma!1!!11! WOW! È o non è la cosa più stupida che avete sentito nel 2026, tweet di Trump a parte?
Poster-quote:
“La prospettiva di una lobotomia in confronto non sembra tanto male”
Lou Ferragni, i400calci.com