di
Enrica Roddolo

L’erede del casato risponde alla proposta del cugino Aimone di congelare i titoli. E fa il punto sulle partite aperte: dai gioielli in Banca d’Italia alla politica

«Finalmente mio nonno, l’ultimo re d’Italia, Umberto II e nonna Maria José potranno tornare in patria», dice al Corriere Emanuele Filiberto di Savoia che a 80 anni dal referendum monarchia-repubblica si racconta. E fa un bilancio di Casa Savoia. «Sono fiducioso che proprio perché in questo 2026 l’Italia celebra 80 anni di repubblica, sia anche tempo di far pace con la storia, che prima è stata quella di 85 anni di Italia unita con re Savoia: sono fiducioso nel viatico del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella». 

Cosa la fa sperare nel prossimo rientro in Italia delle salme di Umberto II morto in esilio a Ginevra il 18 marzo 1983, e della regina Maria José sepolte ora ad Altacomba
«Ho parlato con il governo Meloni e anche con il Vaticano, sono tutti d’accordo nel concedere il rientro delle salme di mio nonno e mia nonna scomparsa il 27 gennaio 2001 e da allora sepolta con nonno ad Altacomba. L’ultima parola, al Quirinale». 



















































Era il dicembre 2017 quando Elena, la regina venuta dal Montenegro, tornava in Italia per iniziativa di sua zia, la principessa Maria Gabriella che ringraziò il Quirinale per l’assenso alla traslazione prima della  regina da Montpellier, e poi anche di re Vittorio Emanuele III da Alessandria d’Egitto, al Santuario di Vicoforte nel Cuneese. Nel 2017, nel centenario della prima guerra mondiale, e pure a 70 dalla morte di Vittorio Emanuele III. 
E dove dovrebbe riposare Umberto II? 

«Al Pantheon, con gli altri Savoia che han regnato. Mi rifiuto di pensare a qualsiasi altra opzione, e credo che il rientro vada nella direzione di una riappacificazione anche perché non penso si possa imputare il fascismo a mio nonno Umberto che anzi fu il primo a condannare l’infamia del Ventennio. Tanto meno a mia nonna Maria José che ebbe anzi contatti antifascisti per questo era invisa al regime». 

Lei ha conosciuto da bambino, a Ginevra, sua nonna Maria José. Cosa ricorda di lei? 
«Ricordo le lunghe conversazioni assieme, nel capanno nel bosco mentre lei segava la legna: diceva che l’aiutava ad allontanare lo stress, e lì parlavamo, parlavamo e… mi raccontava la nostra storia d’Italia». 

Al Quirinale, reggia di Papi e poi dei Re Savoia prima di essere Casa dei Presidenti, il prossimo 2 giugno, ci sarà una festa corale per tutti gli italiani come anticipato dal Corriere. Che sentimenti prova l’erede di Casa Savoia? 
«Non posso dire di festeggiare il 2 giugno, momento del referendum che decretò la fine della monarchia. Perché ricordo quanto mio nonno ha sempre sofferto quel giorno, ricordo di quando lasciò il Paese, in esilio, senza abdicare. Ma guardo con ottimismo al futuro della nostra Italia, penso al bene del Paese». 

Un Paese dove è tornato alla fine dell’esilio. Cosa vuol dire essere il nuovo Capo di Casa Savoia dopo la morte di suo padre due anni fa? E quanto conosce davvero il Paese? Lei vive a Montecarlo, spesso è all’estero per lavoro. 
«Torno ora dalla Sicilia e sono stato di recente a Genova per le attività dei nostri Ordini dinastici che assieme alla custodia della storia millenaria del casato sono l’altro impegno che sento di dover portare avanti come capo di Casa Savoia, che poi… c’è un capo pure per un condominio!». 

Ma per quel titolo di «Capo condominio del Casato» è arrivata nel weekend la proposta di suo cugino Aimone di Savoia che chiede di “congelare i titoli di Duca di Savoia, Principe di Piemonte e Capo della Real Casa di Savoia, oggetto di contesa”. E propone di suddividervi gli incarichi di rappresentanza. Aimone chiama in causa le leggi dinastiche, Umberto II. Cosa risponde? 
«Penso che oggi non c’è una monarchia in Italia e possiamo solo lavorare bene assieme e le mie porte sono aperte ad Aimone e ai suoi figli. Ma la storia non si può congelare e siamo stati noi infatti, mio padre Vittorio Emanuele ed io, che siamo stati in esilio. E non si può chiamare sempre in causa nonno Umberto!». 

Si riferisce alla decisione di suo padre Vittorio Emanuele di dire addio alla Legge Salica permettendo a sua figlia Vittoria di ereditare il trono, in mancanza di un erede maschio… 
«Si è espressa adesso anche la Consulta dei senatori del Regno ribadendo ribadendo che mi “appartiene la titolarità di Capo della Casa Reale che ha unito l’Italia”. Vittoria lavora nell’arte e nel cinema, Luisa studia Parigi e con mia moglie Clotilde siamo ottimi amici, e non siamo la prima famiglia che si ricostruisce una vita»

Cosa fa, 80 anni dopo la fine della monarchia, un Savoia?
Ciò detto mi vedo più come il portabandiera soprattutto di tante iniziative di beneficenza che i Savoia hanno sostenuto con gli Ordini. Sono in partenza per il Giappone, poi andrò negli Usa: raccogliamo fondi che destiniamo a enti sul territorio, chiedo sempre che siano operazioni benefiche a “chilometro zero”. E’ stato mio padre Vittorio Emanuele, quando morì Umberto II a riprendere in mano i destini della corona e ricostruire una rete che oggi conta 3 mila esponenti degli Ordini e continua il lavoro di regine come Elena, e Margherita della quale ricorre quest’anno il centenario. E in giro per l’Italia vedo simpatia anche dai giovani per Casa Savoia. Un nostro sondaggio ha registrato tra l’8 e il 10% di interesse a votare un simbolo che richiami la monarchia». 

Ha girato l’Italia, soprattutto il NordItalia anche quando si candidò senza successo per una poltrona in politica. Sta ripensando alla politica? 
«Non escludo nulla. Anzi, sì potrei pensarci alla politica quando vedessi le condizioni per riprovarci e credo che sentirei anzi il dovere di farlo. Anche se non mi serve una poltrona, né un lavoro ne ho già diversi». 

Già i suoi ristoranti Prince of Venice e cosa altro? 
«La catena Prince of Venice ormai conta ristoranti dagli Usa all’Europa ma ho anche una squadra di calcio il Savoia Calcio di Torre Annunziata che quest’anno spero passi di categoria e poi sto partendo con un nuovo progetto: non posso dare titoli perché la monarchia non c’è più ma posso certificarli. Così con la tecnologia block chain, come si certifica la filiera di un capo, certificheremo la tracciabilità di un titolo nobiliare». 

Come funzionerà il suo Passaporto elettronico della nobiltà? Ma non le pare anacronistico? 
«I titoli non valgono più lo so e nemmeno io potrei darne di nuovi. Ma ci sarà un sito web della nostra Banca araldica genealogica sulla storia d’Italia, attivata da esperti e persone che lavorano al progetto a titolo gratuito e con una fee dopo aver inserito i propri documenti e stemmi si avrà una certificazione». 

E che ne sarà della somma che si pagherà per la certificazione di nobiltà? «Andrà interamente a finalità benefiche, alla salvaguardia del patrimonio storico di tanti castelli e palazzi in Italia, prenderò contatto con il Fai». 

A proposito di patrimonio, come si chiuderà la battaglia per i gioielli Savoia custoditi in Bankitalia? 
«Ci hanno dato torto, ora aspettiamo un nuovo verdetto, e con i tempi della giustizia in Italia dovrebbe arrivare a novembre 2028. Pronti a continuare il caso con la giustizia europea. Perché non sono gioielli della Corona ma di famiglia, da 80 anni in un caveau per l’ingenuità di re Umberto che pensava di lasciarli in banca al sicuro per qualche mese di esilio e poi tornare a riprenderli».

15 aprile 2026 ( modifica il 15 aprile 2026 | 12:34)