Classica spacconeria maschile legata alle sue conquiste amorose (più di 350 donne, secondo lui), le dimensioni del pene (un altro grande classico) e la certezza che, se solo volesse, riconquisterebbe tutte le sue ex con un semplice schiocco di dita. Lenticchio a Belve convince perché è una persona buona ma anche ben consapevole dei propri limiti, a differenza di tanti altri. Quando cita Bukowski, per esempio, ammette senza troppi problemi di aver scoperto della sua esistenza leggendo una sua frase su qualche maglietta e di non aver mai letto un suo libro, e aggiunge poi che gli ultimi libri che è riuscito a leggere nella sua vita sono quelli del Battello a Vapore, incluso un certo titolo, C’è un faraone nel mio bagno, che è diventato uno dei più cercati su eBay quando l’intervista è andata in onda. L’autenticità di Chiofalo, però, non si ferma qui: si spinge verso l’emarginazione provata da bambino, il desiderio di tatuarsi con la vana speranza di incutere timore e ottenere di conseguenza rispetto e la certezza che, chiunque lo veda, pensi che sia un «cog*ione», inclusa, secondo lui, anche Francesca Fagnani.