Missione compiuta. Basta uno 0-0 con lo Sporting, che segue all’1-0 dell’andata firmato al 91’ da Kai Havertz, per mandare l’Arsenal in semifinale di Champions per la seconda stagione di fila, un bis che i Gunners non avevano mai centrato nella loro storia. A fine mese se la vedranno con l’Atletico, col primo atto già fissato al Metropolitano. La qualificazione però è la cosa migliore per l’Arsenal in un’altra partita che sembra indicare che la squadra di Arteta sta finendo la benzina. Non è decisamente un buon segno, con la trasferta a Manchester contro il City per la partita che deciderà la Premier in arrivo domenica. Lo Sporting esce tra gli applausi dei suoi tifosi, colorati di bianco e verde nel settore ospiti dell’Emirates, per quella che comunque è la miglior stagione in Champions della storia del club di Lisbona, chiusa per la prima volta ai quarti di finale. Resta il rammarico, perché la differenza con la squadra che comanda la Premier l’ha fatta una distrazione, un gol nel recupero all’andata. E lo Sporting nel doppio confronto ha colpito due pali. 

IN RISERVA L’Arsenal ha controllato il gioco e fatto complessivamente qualcosa di più. Ha colpito un palo con Leo Trossard all’84’, ha tirato complessivamente 15 volte. La porta però l’ha trovata una volta sola e non ha mai dominato, non ha mai messo alle strette lo Sporting, non ha mai costretto l’attento Rui Silva a fare i miracoli. Nemmeno con uno di quei calci piazzati che così spesso in questa stagione hanno permesso ai Gunners di fare la differenza. Il problema di Arteta è che troppi giocatori chiave sono in riserva. Declan Rice, per esempio, ha recuperato in tempo dopo aver saltato l’allenamento della vigilia, ma anziché dominare in mezzo al campo come è riuscito a fare così frequentemente in questa stagione si è limitato al compitino. Nemmeno dalla bandierina, dove sforna cross che spesso chiedono solo di essere appoggiati in rete, è riuscito a fare la differenza. Viktor Gyökeres invece sta bene, ma ha dato di nuovo l’impressione, con l’ennesima partita sotto tono, che questo livello probabilmente è troppo per lui. Qualche sprazzo di Eberchi Eze in attacco, meglio il 16enne Max Dowman di Noni Madueke, destinato ad aggiungersi a un’infermeria sempre più piena. L’Arsenal fino a qualche settimana fa sognava di vincere tutto: questa semifinale di Champions è un traguardo importante, il segno di quella continuità ad alto livello che i Gunners hanno a lungo inseguito, arrivata finalmente anche in Europa. Ma se Arteta cercava segnali per domenica, per quella sfida così fondamentale col City, di positivo ha trovato davvero poco. Anzi, la preoccupazione aumenta: l’Arsenal fino a dicembre era la squadra migliore d’Europa e in Champions resta imbattuta dopo 12 partite, ma quel livello così alto toccato per costruire una stagione che fino al 22 marzo l’ha portata a credere di poter vincere tutto adesso non appartiene più alla squadra di Arteta. Andrebbe ritrovato in tempo per Manchester, in tempo per la partita di domenica che vale quella Premier che all’Emirates sognano da 22 anni. 

FUORI Ha smesso di sognare invece lo Sporting, che nel doppio confronto non ha affatto sfigurato. Il palo colpito da Catamo nel finale del primo tempo del ritorno si aggiunge al rammarico per la traversa di Araujo all’inizio del match d’andata. Sarebbe servita un po’ più di aggressività per stendere questo Arsenal non al meglio, ma lo Sporting non l’ha trovata. Resta una stagione da ricordare, piena di traguardi storici. E la speranza di poter, in futuro, costruire qualcosa.