di
Gian Guido Vecchi
Il Papa ai giornalisti sull’aereo che lo porta a Yaoundé, in Camerun, seconda tappa del suo viaggio africano
DAL NOSTRO INVIATO
SUL VOLO PAPALE – «Nei due giorni in Algeria abbiamo avuto davvero l’opportunità meravigliosa di continuare a costruire ponti, per promuovere il dialogo».
Leone XIV raggiunge per un saluto i giornalisti sull’aereo che lo porta a Yaoundé, in Camerun, seconda tappa del suo viaggio africano. Ha l’aria serena e riposata, nonostante tutti gli impegni e spostamenti algerini. Parla del suo ritorno martedì nella Ippona di Agostino, «una benedizione speciale», della visita di lunedì alla moschea di Algeri: «Penso sia stata significativa, per dire che se anche abbiamo fedi diverse, differenti modi di adorare e di vivere, possiamo vivere insieme in pace».
Sta diventando il senso del suo stesso pontificato, in un pianeta sempre più diviso e un momento drammatico della storia: «Penso che promuovere quel tipo di immagine sia qualcosa che il mondo ha bisogno di sentire, oggi, e che insieme possiamo continuare a offrire nella nostra testimonianza, mentre continuiamo in questo viaggio apostolico».
La visione di Sant’Agostino
Il Papa agostiniano ha ancora negli occhi la sua sosta nella antica Ippona: «È stata una benedizione speciale, per me personalmente, tornare ancora una volta ad Annaba ieri, ma anche offrire alla Chiesa e al mondo la visione che Sant’Agostino ci offre in termini di ricerca di Dio e lotta per costruire comunità, per cercare l’unità tra tutti i popoli e il rispetto per tutti i popoli nonostante le loro differenze».
Agostino «ci parla di tradizione» e mostra come la Chiesa «è cresciuta nei primi secoli», però «è ancora una figura molto importante, oggi, come i suoi scritti, il suo insegnamento, la sua spiritualità, il suo invito a cercare Dio e a cercare la verità», considera Prevost: «Tutto ciò è qualcosa di molto necessario, oggi, un messaggio molto reale per noi credenti in Gesù Cristo e per tutte le persone».
Leone è arrivato nel pomeriggio a Yaoundé, capitale del Camerun, accolto da decine di migliaia di fedeli lungo il percorso dall’aeroporto al centro della capitale.
Giovedì volerà a Bamenda, nel Nord-Ovest del Paese, epicentro della guerra civile che nelle regioni anglofone (l’altra è a Sud-Ovest) si combatte da anni tra le forze separatiste e governative, uno dei tanti conflitti dimenticati tra gli oltre cinquanta del pianeta: «Di fronte a situazioni così drammatiche, all’inizio dell’anno ho invitato l’umanità a rifiutare la logica della violenza e della guerra per abbracciare una pace fondata sull’amore e sulla giustizia», ha detto il Papa nel palazzo presidenziale, rivolto alle autorità.
Prevost ha ripetuto l’invocazione a alla pace «disarmate e disarmante» con cui si era presentato al mondo: «Una pace che sia disarmata, cioè non fondata sulla paura, sulla minaccia o sugli armamenti; e disarmante, perché capace di risolvere i conflitti, di aprire i cuori e di generare fiducia, empatia e speranza». La pace «non può essere ridotta a slogan», considera il pontefice: «Va incarnata in uno stile, personale e istituzionale, che ripudi ogni forma di violenza. Per questo ribadisco con forza: il mondo ha sete di pace. Basta guerre, con i loro dolorosi cumuli di morti, distruzioni, esuli!».
Il presidente del Camerun Paul Biya, 93 anni, è il decano dei capi di Stato del pianeta e sta al potere dal 1982. Leone ha fatto notare che «i giovani sono chiamati a dare forma, anche politica, a un mondo più equo» e chiesto che «la voce delle donne sia pienamente riconosciuta nei processi decisionali». Bisogna «rompere le catene della corruzione che sfigurano l’autorità», ha chiarito. Le fedi, «quando non vengono stravolte dal veleno dei fondamentalismi», possono dare il loro contributo: «Favorendo il dialogo interreligioso e coinvolgendo i leader religiosi nelle iniziative di mediazione e riconciliazione, la politica e la diplomazia possono avvalersi di forze morali in grado di placare le tensioni, di prevenire le radicalizzazioni e di promuovere una cultura di stima e rispetto reciproco».
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15 aprile 2026 ( modifica il 15 aprile 2026 | 19:55)
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