di
Simone Innocenti
I due maggiorenni arrestati: «Ci ha colpiti prima lui, non volevamo uccidere». Ma nei filmati non si vede la testata di Bongiorni
DAL NOSTRO INVIATO
MASSA – Per la morte di Giacomo Bongiorni, il carpentiere deceduto sabato scorso in piazza Palma di fronte agli occhi della compagna e del figlio di 12 anni, i due maggiorenni restano in carcere. Ma la gip Antonia Aracri non convalida il fermo perché per Eduard Alin Carutasu, 19 anni, e Ionut Alexandru Miron, 23 anni, non c’è il pericolo di fuga: questione procedurale perché secondo la stessa giudice potrebbero reiterare i reati e quindi restano nel carcere di Massa, come misura cautelare, con l’accusa di omicidio volontario aggravato dai futili motivi.
Ieri mattina i due giovani hanno risposto alle domande del giudice. «Il mio assistito contesta ogni addebito e ha detto di non aver sfiorato Bongiorni», dice l’avvocato Giorgio Furlan, difensore di fiducia di Miron. Il giovane ha spiegato al gip che «davanti al kebab era caduta una bottiglia in terra». Anche Eduard Alin — difeso dall’avvocato Enzo Frediani — dice: «Non è vero che lanciavamo bottiglie contro le vetrate». E ancora: «È caduta una bottiglia, ci hanno detto di raccogliere i vetri, è stato fatto. Sembrava finita lì. Poi Bongiorni e Gabriele Tognocchi (cognato della vittima, ndr) sono tornati indietro. E Bongiorni è tornato verso di noi e ha tirato una testata» allo studente di 17 anni.
Le telecamere hanno ripreso parte della scena. Il video, finito agli atti, dura un minuto e 54 secondi: per gli inquirenti la parte interessante è di 15 secondi. Le immagini della telecamera sono abbastanza nitide ma la ripresa è lontana. Un albero, che si trova tra il kebab e un bar, occlude parzialmente la vista. In quelle immagini non si vede Bongiorni dare una testata al diciassettenne che domenica, ai pm della Procura per i minorenni, aveva raccontato di essere stato colpito dall’uomo e che oggi, per l’udienza di convalida, tornerà a parlare al giudice. La stessa versione, agli atti, è stata data da una diciottenne, che ha parlato di una testata di Bongiorni.
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In quelle immagini i giovani sono vestiti di scuro, i loro volti si riconoscono guardando tutto lentamente. Sembrerebbe di vedere lo studente minorenne — ex promessa della boxe — sferrare un cazzotto in faccia alla vittima: il braccio spunta dall’albero. Bongiorni cade a terra, di schianto. E subito dopo un soggetto, forse ancora il minore, si avvicina a lui, si abbassa e pare tirare un secondo pugno: sembra che lo centri in faccia. La vittima non oppone resistenza.
A quel punto l’ex pugile sparisce dall’inquadratura e arrivano Eduard Alin Carutasu, 19 anni, e Ionut Alexandru Miron, 23 anni. La loro presenza dura un soffio. Il giovane di 23 anni — rispetto al corpo a terra di Bongiorni — è dietro ed è coperto dall’amico di 19 anni. Si vede invece ben inquadrato Eduard Alin Carutasu, che tira un calcio alla vittima, nella parte alta del corpo, forse in faccia: non prende la rincorsa e non lo colpisce di punta, lo fa col piede di lato. «L’ho colpito per rabbia, non volevo uccidere», ha detto il giovane alla giudice. Subito dopo i due maggiorenni escono dall’inquadratura della telecamera.
«Il tragico episodio di Massa, i cui autori sono stati prontamente assicurati alla giustizia, e per il quale desidero esprimere la mia vicinanza personale e del governo ai familiari di Giacomo Bongiorni, è una vicenda che impone una seria riflessione sulla crescente violenza giovanile, che affonda le radici evidentemente in dinamiche familiari e sociali su cui è doveroso interrogarsi», ha detto il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, ieri alla Camera.
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15 aprile 2026 ( modifica il 15 aprile 2026 | 23:25)
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