Il tecnico dei nerazzurri: “Champions e non scudetto? Mi sono messo anch’io a dire determinate cose, col sorriso sulle labbra, poi qualcuno l’ha presa male. Serve ironia”

16 aprile 2026 (modifica alle 15:37) – APPIANO GENTILE (COMO)

“Non sono un fesso”. C’è chi ha pensato al “non sono un pirla” di mourinhana memoria e chi mente. Cristian Chivu si avvicina al suo primo scudetto da allenatore dell’Inter così, senza nominarlo ma con trasparenza e la solita sincerità. Pensa al Cagliari (domani sera avversario a San Siro) e non alla Coppa Italia che tornerà la prossima settimana e varrà la finale per un double storico. Come al solito: un passo alla volta.

contro tutti—  

“Io posso essere tutto ma di sicuro non sono un fesso. Se all’inizio la narrativa e quello che volevo trasmettere al gruppo passava da determinate cose che dicevo in un determinato modo, è evidente che queste siano cambiate strada facendo e mi sono adeguato – ha detto in conferenza stampa –. Siamo partiti come se dovessimo finire ottavi, ero un allenatore inesperto che doveva andare via dopo poche giornate, invece siamo andati avanti grazie a un gruppo che fin dall’inizio ha avuto l’ambizione di essere competitivo e rispettare quello che gli era stato chiesto. Strada facendo le cose sono cambiate e credo che nasca tutto post Juve, che è diventata una gogna mediatica sotto tutti i punti di vista, per l’Inter e per un giocatore dell’Inter in particolare. Lì la narrazione cambia. Ma io non sono mai stato polemico, non ho mai messo maschere, ho sempre cercato di non parlare di arbitri e l’ho fatto e se a questo punto della stagione siamo quello che siamo e a qualcuno non piace quello che dico, allora non è un problema mio quello che gli altri pensano di me. Io penso alla gente che mi ama, lavoro per loro e non lavoro per essere amato da qualcun altro. E – conclude – per chiarire quello che avevo detto pre Juve: quando vedrò un allenatore che riuscirà a dire che ha avuto un episodio a favore parlerò di arbitri. Ma non ho detto che sarei stato io il primo”.

le assenze—  

Bastoni contro il Cagliari non ci sarà: “Io la farei finita a parlare di Ale. Si parla di lui da un mese a questa parte ma io penso si dovrebbe anche elogiare l’uomo per quello che ha messo in campo nonostante quello che ha passato a livello di fisico e non solo. Ci ha messo la faccia in Nazionale, ha provato a dare il suo contributo e bisogna essere orgogliosi di quanto ha fatto. Tuttora quella caviglia non è al cento per cento e bisogna anche accettare il fatto che non sia al top a livello fisico. Ma fare ricondizionamento a fine aprile serve a poco. Bisogna dargli fiducia, farlo sentire importante e col gruppo, consapevoli che al momento non è al cento per cento ma lo ringraziamo perché ci dà disponibilità e dà il suo contributo sempre. Non sta bene e domani non sarà convocato, resterà fuori per quel problema alla caviglia e per rifare qualcosina che gli permetterà di alzare la condizione atletica”. E Lautaro? “Rispetto ai tempi che sono stati detti è in regola e credo che la prossima settimana andrà in campo a fare qualcosina in più rispetto a quanto fa adesso. È questione di giorni per gli infortunati: per Bisseck, che ha già iniziato a lavorare in campo, due, per Lautaro 7/8, ma comunque sta migliorando e sta facendo molto bene”.

la conferma di marotta—  

Il presidente non ha dubbi: l’allenatore dell’Inter è e soprattutto resterà Chivu. Lui incassa i complimenti ma guarda avanti, alla sua strada, quella percorsa e quella ancora da fare: “Io sono il primo che si sveglia ogni mattina e fa autocritica su quello che avrebbe dovuto fare o fare meglio, imparo dagli errori e spero di non averne combinati tanti. Ma ne ho fatti e imparo e questi ti fanno migliorare soprattutto dal punto di vista umano su come devo parlare ai ragazzi, come essere premuroso con loro. Ho anche io delle priorità su qualcuno in base a quella che è la narrazione su uno o sull’altro. Faccio due coccole, due abbracci. Ma si pensa in modo superficiale all’esterno a volte perché la negatività vende. Si vive in una cultura che disprezza i contenuti ma io devo cercare di far sentire tutti amati e umani, i miei giocatori non sono dei robot. E io sono io e vado avanti sulla mia strada, sbagliando, migliorando e cercando di non ripetere gli stessi errori”.

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filippo e il caschetto—  

Un argomento extra campo, extra Cagliari o corsa scudetto. La storia di Filippo Serantoni ha emozionato: un adolescente che torna in campo 292 giorni dopo l’ultima volta nelle Under nerazzurre dopo un brutto incidente e un’operazione alla testa che l’ha portato a un passo dall’addio al calcio. Invece Filippo è tornato e qualche giorno fa la gioia è diventata doppia grazie anche al gol segnato. Felicità e caschetto in testa, un po’ come Chivu nel 2010. “Sono stato uno dei primi a chiamarlo quando è successo il fatto, ho parlato con il padre e con la famiglia – ha raccontato l’allenatore –. Ha incontrato tutti noi qui qualche mese fa, una chiacchiera con lui l’ho fatta e mi ha fatto piacere vedere quel ragazzo con la voglia di tornare in campo come avevo fatto io all’epoca. Gli ho dato qualche consiglio sul casco, gli ho detto di avere coraggio e di non pensare all’accaduto perché la cosa importante è essere felici e avere fiducia nel lavoro. L’altro giorno mi ha fatto piacere rivederlo in campo col caschetto, usa lo stesso mio, gli consiglierei di far uscire fuori e orecchie per sentire meglio allenatore e compagni. Ho visto un ragazzo sorridente, la gioia più bella è tornare a fare quello che ha sempre desiderato. Gli consiglio il sorriso, di avere sempre il piacere del gioco e per quello che la vita ti regala, nel bene e nel male. Non mollare mai anche se le cose non vanno come dovrebbe. È già un fortunato che ha un’altra opportunità per dimostrare cosa è come persona come uomo e come professionista”.