«Un accordo con l’Iran entro fine aprile è possibile. Li abbiamo pestati pesantemente». Il linguaggio colorito è quello d’ordinanza di Donald Trump così come l’ennesima previsione sulla fine della guerra in Medio Oriente. Il cessate il fuoco di due settimane scadrà il 22 aprile, ma i negoziatori sono al lavoro quanto meno per prorogarlo, anche se la Casa Bianca nega di avere richiesto il rinnovo. E ieri s’ipotizzava anche un’analoga tregua in Libano, con Israele pronto a sospendere gli attacchi contro Hezbollah che stanno causando molti morti tra i civili e decine di migliaia di sfollati. Lo stallo però prosegue nello Stretto di Hormuz dove restano attivi sia il blocco imposto dai Pasdaran sia il controblocco ordinato da Trump per fermare le navi dirette ai porti iraniani. Il tempo che passa con la chiusura di questo rubinetto del greggio, ma anche dei fertilizzanti, avvicina il mondo a una crisi energetica drammatica e vaste zone del pianeta a una parallela crisi alimentare. Eppure, l’accordo quadro tra Teheran e Washington sulla fine della guerra sembra davvero più vicino. Ha spiegato ieri sera la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt: «Siamo ottimisti» E ieri sera Reuters ha scritto che l’Iran potrebbe consentire alle petroliere di navigare liberamente attraverso il lato omanita dello Stretto di Hormuz senza rischio di attacchi, nell’ambito delle proposte avanzate nei negoziati con gli Stati Uniti.
EQUILIBRIO
Dopo l’epilogo negativo delle trattative di sabato e domenica scorse a Islamabad, il presidente americano ha disposto il controblocco di Hormuz, ma non ha fatto ripartire i bombardamenti sull’Iran. Si temeva che la situazione precipitasse, ma in realtà, in modo più discreto, i negoziati stanno andando avanti. Washington e Teheran dialogano a distanza su come organizzare un nuovo round di negoziati, anche se ancora non è stata decisa la data (s’ipotizza comunque la prossima settimana) né scelta la sede (si era candidata la Svizzera, ma ieri sera Karoline Leavitt, portavoce della Casa Bianca, ha detto che «molto probabilmente» sarà preferita di nuovo Islamabad). Al di là dello status dello Stretto di Hormuz, per il quale anche ieri l’Iran ha continuato a parlare di una “gestione speciale” che rappresenterebbe un passo indietro rispetto a come era la situazione prima della guerra, le distanze principali permangono sul programma nucleare. Teheran non vuole rinunciare all’uranio, anche se precisa che è solo a scopi civili. Gli Usa (e Israele) non si fidano e sul tavolo è apparsa anche la proposta di una moratoria. Manca un accordo sulla durata (gli americani hanno ipotizzato 20 anni). Uno dei migliori alleati di Teheran, la Russia, ieri si è schierato contro ogni limitazione. Sergei Lavrov, ministro degli Esteri russo, ha detto da Pechino dove ha incontrato Xi Jinping: «L’Iran ha il diritto inalienabile di arricchire uranio per scopi civili». Ha anche avanzato una proposta: la Russia è pronta a ricevere una parte dell’uranio iraniano o a processarlo. Appare difficile, però, che questa possa rappresentare una soluzione praticabile. L’Iran chiede anche lo sblocco dei propri beni congelati all’estero.
Ma a lasciare ipotizzare una svolta imminente è il fatto che il capo dell’Esercito pakistano, Asim Munir, ieri sia andato a Teheran. Secondo l’agenzia Irna, è stato ricevuto dal ministro degli Esteri, Abbas Araghchi. Ai mediatori pakistani, Teheran ha ribadito che l’Iran «valuterà di avviare un nuovo round di negoziati con gli Stati Uniti alla luce dell’attuazione di un cessate il fuoco in Libano, considerato un elemento importante per il proseguimento del dialogo». Un retroscena di Al Jazeera ipotizza che l’intesa sul nucleare sia all’orizzonte e che «una svolta potrebbe essere vicina». Al Jazeera cita una fonte secondo cui il viaggio di Munir a Teheran è collegato proprio a questo possibile compromesso e sullo sfondo stanno lavorando nel tessere la rete diplomatica anche Turchia, Egitto e Arabia Saudita. Questo scenario è confermato da una ricostruzione di Axios, sito americano. Spiega: «Martedì, i negoziatori statunitensi e iraniani hanno compiuto progressi nei colloqui, avvicinandosi a un accordo quadro per porre fine alla guerra, secondo quanto riferito da due funzionari statunitensi. I due fronti, con l’aiuto di mediatori pakistani, egiziani e turchi, hanno cercato di colmare le divergenze rimanenti e raggiungere un accordo prima della scadenza del cessate il fuoco, prevista per il 22 aprile». Precisa Axios: «Funzionari statunitensi e fonti a conoscenza della mediazione hanno avvertito che un accordo non è garantito, viste le sostanziali divergenze tra le due parti».
CRISI ECONOMICA
Non solo: il blocco navale imposto da Trump ha interrotto le esportazioni di petrolio iraniano e questo sta aggravando «la crisi economica del Paese. “L’Iran non ha soldi. Sono in bancarotta. Lo sappiamo. E loro sanno che lo sappiamo”, ha affermato un funzionario statunitense». Gli iraniani hanno minacciato, come ritorsione alla chiusura dei porti del Paese imposta dalla Marina americana, di estendere il blocco al Mar Rosso, al Golfo di Oman e al Golfo Persico. Il Centcom (il comando militare americano) ha confermato: «Abbiamo fermato completamente gli scambi commerciali via mare da e per la Repubblica islamica. È stato pienamente attuato un blocco dei porti iraniani e le forze Usa mantengono la superiorità marittima in Medio Oriente». Un’inchiesta del Financial Times, intanto, ha rivelato che Pechino avrebbe fornito all’Iran informazioni ricavate da un satellite cinese grazie alle quali sono state colpite le basi militari statunitensi. In particolare, il satellite denominato TEE-01B sarebbe stato acquisito alla fine del 2024 dalla Forza aerospaziale dei Guardiani della rivoluzione, dopo il lancio effettuato dalla società Earth Eye Co. Il sistema avrebbe garantito immagini ad alta risoluzione, coordinate temporizzate e analisi orbitali impiegate per seguire obiettivi sensibili. Trump, infine, ha spiegato di avere scritto una lettera a Xi Jinping chiedendogli di non fornire armi all’Iran. Il presidente americano sostiene di avere ricevuto rassicurazioni.
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