di
Simone Canettieri
Ospitata da Macron nel bunker «Vega» dell’Eliseo, la conferenza dei Volenterosi ospiterà in presenza la premier italiana, quello britannico Starmer e il cancelliere Merz. Tutti reduci da rapporti burrascosi con Trump. E tutti pronti a inviare un segnale (doppio) agli Stati Uniti
DAL NOSTRO INVIATO
PARIGI – Volenterosa per Hormuz? Prego, piano -2. Giorgia Meloni è pronta a scendere due rampe di scale per raggiungere il bunker «Vega» dell’Eliseo. Da qualche tempo il padrone di casa Emmanuel Macron ha trasformato la storica sala cinematografica presidenziale nella cabina di regia dove si svolgono le riunioni e le videoconferenze più delicate sul piano della sicurezza. Da Godard all’Iran in un attimo.
Sotto i giardini d’inverno del Palazzo, oggi ci sarà dunque questo quartetto europeo in presenza: Macron, Starmer, Meloni e Merz. Gli altri leader, europei e non, saranno videocollegati. Si parlerà di guerra in Medio Oriente e soprattutto di come sbloccare e rendere sicuro uno Stretto vitale per l’economia di mezzo mondo. Sul tavolo da parte dell’Italia c’è la concreta possibilità, davanti a un cessate il fuoco stabile del conflitto iraniano, di inviare dei mezzi dragamine.
Ancora da capire se ci sarà spazio anche per le fregate della Marina italiana o se ci sarà l’adesione a una missione europea difensiva di questo tratto di Golfo.
Il «pilotaggio», come dicono qui, è franco-britannico: Macron e Starmer si vedranno prima a pranzo, da soli, poi riceveranno la premier italiana e il cancelliere tedesco per un possibile pre vertice prima che inizi la riunione davanti al maxi schermo dell’ex cinema.
Meloni si presenta all’Eliseo dopo aver commentato ieri sera «l’eccellente notizia» del cessate il fuoco tra Israele e Libano. «Un importante risultato raggiunto grazie alla mediazione degli Stati Uniti», recita la nota di Palazzo Chigi. Che non cita il presidente americano Donald Trump, diventato ostile nei confronti della premier, a suon di interviste clamorose (a partire da quella concessa al Corriere).
La presidente del Consiglio viene da una settimana complicata sul fronte delle relazioni internazionali: prima lo stop al progetto difensivo con Israele, poi soprattutto gli attacchi di Trump a tutto campo che le sono caduti addosso come una grandinata estiva. Essere oggi, qui, nel quartetto dei leader europei che cercano una soluzione per riaprire gli scambi commerciali a Hormuz è sicuramente un segnale che lancia Meloni in versione «testardamente ancorata» al Vecchio Continente. Allo stesso tempo, a guardarla dall’alto, è anche un messaggio distensivo all’America che da tempo chiede una mano agli alleati Nato per gestire insieme la faccenda dello Stretto, certo ci sarà da capire come.
Intanto dentro la sala Vega, già Cinema Eliseo, il club diventa più grande: dopo Macron, Starmer, Merz ora è toccato anche a Meloni. Tutti i presenti alla riunione hanno avuto finora rapporti verbali molto complicati con il tycoon. Ma ormai fa notizia il contrario.
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17 aprile 2026
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