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Redazione Online

In carica dal 2025, ha supervisionato il piano di espulsioni di massa di Donald Trump. Mentre era a capo dell’Ice a Minneapolis sono stati uccisi due cittadini americani

Il direttore ad interim dell’Ice (Immigration and Customs Enforcement), Todd Lyons, ha presentato giovedì la sua lettera di dimissioni al nuovo segretario alla Sicurezza Interna, Markwayne Mullin, dopo aver supervisionato il piano di espulsioni di massa dell’amministrazione di Donald Trump.

La decisione di Lyons è stata anticipata dal responsabile della Sicurezza Nazionale in un comunicato in cui ha definito il capo dell’Ice «un grande leader». Mullin ha aggiunto che Lyons lascerà ufficialmente il suo incarico il prossimo 31 maggio. Poche ore prima che si sapesse delle sue dimissioni, Lyons ha testimoniato davanti a una sottocommissione della Camera dei Rappresentanti, dove ha risposto alle domande dei legislatori sul numero senza precedenti di morti sotto la custodia dell’Ice e sui piani futuri dell’agenzia per i centri di detenzione, tra gli altri argomenti. 



















































Secondo i dati ufficiali, da inizio anno sono morti nei centri dell’Ice una cinquantina di migranti detenuti. Lyons era a capo dell’Ice durante le retate di massa ordinate dall’allora segretaria alla Sicurezza Interna, Kristi Noem, in cui diverse organizzazioni per i diritti umani hanno segnalato molteplici violazioni e in gennaio due cittadini statunitensi, Renee Good e Alex Pretti, sono morti per colpi sparati da agenti dell’immigrazione a Minneapolis

Con l’uscita di Lyons, il posto alla guida dell’agenzia rimane vacante e dall’amministrazione di Barack Obama (2009-2017) non è stato nominato un direttore dell’Ice votato dal Senato.

«Gli auguriamo buona fortuna per la sua prossima opportunità nel settore privato», ha detto Mullin in una dichiarazione. 

Lyons, nominato direttore ad interim nel marzo 2025, ha guidato l’agenzia al centro dei piani del presidente Donald Trump per riformare l’immigrazione negli Stati Uniti.

Sotto la sua guida, l’agenzia ha ottenuto dal Congresso un massiccio stanziamento di fondi, che ha utilizzato per ampliare le capacità di assunzione e detenzione, e ha intensificato gli arresti per soddisfare la richiesta dell’amministrazione.

L’Ice ha inoltre svolto un ruolo centrale in una serie di operazioni di controllo dell’immigrazione nelle città americane, tra cui Chicago e Minneapolis, un dispiegamento che si è concluso dopo lo scoppio di durissime proteste in seguito alla morte di due manifestanti americani per mano di agenti federali dell’immigrazione, senza apparenti motivi che potessero giustificare le azioni. Così come tanti altri casi, che hanno scosso l’opinione pubblica mondiale: dall’arresto choc di bambini a violenze in strada.

Lyons, entrato a far parte dell’Ice nel 2007 come agente per l’applicazione delle leggi sull’immigrazione in Texas, durante il suo mandato ha firmato una nota, ottenuta in anteprima dall’Associated Press, che conferiva agli agenti federali dell’immigrazione ampi poteri per entrare con la forza nelle abitazioni ed effettuare arresti senza un mandato del giudice.

Stephen Miller, vice capo di gabinetto del presidente e principale artefice della sua politica sull’immigrazione, ha definito Lyons un «grande leader» che «ha salvato migliaia di vite americane e contribuito a garantire sicurezza e tranquillità a milioni di americani». 

La portavoce della Casa Bianca Abigail Jackson ha descritto Lyons in un post su X come «un patriota americano che ha reso il nostro Paese più sicuro».

Giovedì, Lyons, insieme ad altri due alti funzionari dell’immigrazione, è comparso davanti a una sottocommissione della Camera dei Rappresentanti per difendere il bilancio della sua agenzia. Ed è stato interrogato al anche in merito alla morte di Renee Good e Alex Pretti, uccisi a colpi d’arma da fuoco: gli è stato anche chiesto se si volesse scusare per come alcuni funzionari dell’amministrazione Trump avevano descritto la Good, definendola come una provocatrice. Ma ha rifiutato di farlo.

«Accolgo con favore l’opportunità di parlare con la famiglia in privato. Ma non intendo commentare alcuna indagine in corso», ha detto Lyons.

17 aprile 2026