Borse asiatiche deboli, greggio a 98 dollari al barile
Le Borse asiatiche arretrano, pur avviandosi verso una seconda settimana di forti guadagni e i future a Wall Street sono poco mossi, mentre quelli europei cedono leggermente, dopo che ieri l’S&P 500 ha chiuso a un nuovo massimo storico e il Nasdaq ha registrato la dodicesima sessione positiva consecutiva, la più lunga serie vincente dal 2009, sulla scia dell’ottimismo degli investitori per una possibile soluzione alla guerra con l’Iran. A frenare un po’ gli indici stamane a New York sono i prezzi del petrolio, che sono rimasti elevati, pur mantenendosi sotto i 100 dollari al barile, a causa della prolungata interruzione dello Stretto di Hormuz. Sui mercati asiatici stamane il Brent arretra dell’1,2% mantenendosi comunque a 98 dollari al barile e il Wti cede l’1,4%, dopo aver registrato un calo di oltre il 3% nell’arco della settimana, restando vicino a quota 93 dollari.
Più in generale questa settimana l’S&P 500 e il Nasdaq sono aumentati rispettivamente del 3,3% e del 5,2%, mentre il Dow è avanzato di oltre l’1%, dopo che il presidente Trump ha confermato di aver parlato con il presidente libanese Joseph Aoun e col premier israeliano Benjamin Netanyahu, i quali hanno concordato un cessate il fuoco di 10 giorni. Inoltre per Trump il prossimo turno di colloqui faccia a faccia tra Iran e Stati Uniti potrebbe avvenire «probabilmente, il prossimo fine settimana», mentre il capo delle forze armate pakistane, Asim Munir, si trova a Teheran per rimuovere gli ostacoli ai colloqui di pace.