di
Greta Privitera
Ancora nessuna informazione certa sulla sorte della Guida suprema
L’ultima volta che lo si è visto, Mojtaba Khamenei compariva in un enorme cartellone a Teheran, ritratto in una immagine generata con l’intelligenza artificiale mentre indicava ai suoi militari il prossimo obiettivo da colpire. Di persona, però, ancora nessuna apparizione: il nuovo leader supremo, che dall’8 marzo dovrebbe guidare la Repubblica islamica, continua a restare un volto senza volto.
Non si sa dove si trovi e il regime non ha mai dato informazioni precise sulle sue condizioni. Il suo ultimo messaggio, pubblicato su X l’11 aprile, è un testo di cordoglio e di congratulazioni per «il martirio del dottor Sayyid Kamal Kharrazi, illustre studioso nei campi della scienza e della cultura, e figura di spicco nell’ambito della politica estera», definito «motivo di orgoglio per la Repubblica Islamica dell’Iran».
Mentre l’Iran attraversa la fase più grave della sua storia recente, stretto tra una possibile fine di una guerra devastante con Stati Uniti e Israele e il timore che il conflitto riparta, l’assenza della figura più importante del sistema Repubblica islamica continua a destare dubbi fuori e dentro il Paese. Secondo fonti iraniane citate da Reuters, Mojtaba sarebbe rimasto gravemente ferito nel bombardamento israeliano del 28 febbraio che ha ucciso il padre Ali Khamenei, la madre, la moglie e un figlio. Le stesse fonti riferiscono che starebbe ancora recuperando da lesioni serie al volto e alle gambe, e che il viso potrebbe essere rimasto sfigurato.
Intanto, resta la domanda decisiva: riesce a guidare il Paese? Da Teheran arrivano segnali di una leadership a distanza, con partecipazione a riunioni in videochiamata e decisioni prese da remoto, ma secondo Alex Vatanka del Middle East Institute è difficile che un leader giovane e inesperto riesca a esercitare lo stesso potere assoluto del padre che ha governato per 36 anni. «Mojtaba sarà una voce, ma non quella decisiva», ha detto l’esperto, aggiungendo che il regime deve ancora decidere quale direzione prendere.
A pesare, oggi, sono soprattutto i Guardiani della rivoluzione, insieme al presidente del parlamento Mohammed Ghalibaf, uomini che hanno preso il posto della vecchia élite della Repubblica islamica colpita dai raid israeliani e americani. I pasdaran, più duri e più intransigenti dei predecessori, rispondono colpo su colpo a minacce e pressioni. In questo senso, la frase di Donald Trump sul cambio di regime appare vera, ma nella direzione più cupa possibile: il regime è cambiato, ed è cambiato in peggio.
17 aprile 2026
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