di Redazione , pubblicato il 12/04/2026
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/ Argomenti: Arte antica – Mercato – Casa d’aste – arte e mercato
L’asta di Old Master Paintings del 28 aprile 2026 da Dorotheum propone opere dalla storia complessa, tra distruzioni, sparizioni e restituzioni, tra cui un frammento di Maria Maddalena di Artemisia Gentileschi e capolavori di Gramatica, Crespi e Sigrist.
Il 28 aprile 2026 la casa d’aste Dorotheum di Vienna terrà la sua asta dedicata agli Old Master Paintings, proponendo una selezione di opere la cui storia si intreccia con la storia stessa dell’Europa. Tra i lotti di maggiore interesse figura un frammento della Maria Maddalena di Artemisia Gentileschi (Roma, 1593 – Napoli, post 1654), risalente al periodo fiorentino dell’artista tra il 1615 e il 1618, stimato tra €100.000 e 150.000. Si tratta di una versione autografa di un’altra Maria Maddalena conservata a Palazzo Pitti, Firenze, che presenta la testa e le spalle della santa tagliate, probabilmente durante i tumulti di Berlino successivi alla seconda guerra mondiale. L’opera rimase poi arrotolata in un seminterrato fino al suo riconoscimento e restauro. Nonostante la mutilazione, il dipinto mantiene l’elevata qualità tecnica e la profondità psicologica tipica dell’autrice.
“Il paradosso tra la potenza del dipinto stesso e la drammatica storia di perdita che questa enigmatica Maddalena porta con sé evoca una risposta viscerale, quasi come se si trattasse di un’opera d’arte contemporanea”, dichiara Mark MacDonnell, esperto dei maestri antichi presso Dorotheum. “È l’incarnazione della sopravvivenza contro ogni avversità, che richiama alla mente la storia di vita dell’artista stessa”.
Artemisia Gentileschi, Conversione della Maddalena (olio su tela, 148 x 111 cm). Stima compresa tra €100,000 – 150,000. Foto: © Dorotheum
La complessità della storia dietro un quadro emerge anche in Ercole doma il toro cretese di Antiveduto Gramatica (Siena, 1571– Roma, 1626), stimato €150.000 – 200.000. Il dipinto faceva parte della celebre collezione del cardinale Scipione Borghese, documentata dal 1630 fino al XVIII secolo, e rappresenta un tassello della collezione italiana più importante custodita oggi nella Villa Borghese a Roma. Nonostante la rinomata provenienza, l’opera era scomparsa nell’oblio fino alla sua recente riscoperta.
Un percorso simile riguarda Santa Francesca Romana che pone il Bambino Gesù tra le braccia del suo Confessore di Giuseppe Maria Crespi (Bologna, 1665 – 1747), realizzato su rame e stimato €100.000 – 150.000. Commissionato nel 1735 da un abate olivetano a Firenze, il dipinto era originariamente parte di una coppia ed è rimasto nascosto per decenni, noto agli studiosi solo tramite fotografie. Con questa asta ritorna come unica versione conosciuta del soggetto da parte dell’artista.
Giuseppe Maria Crespi, Santa Francesca Romana che pone il Bambino Gesù tra le braccia del suo Confessore (olio su rame, 43,8 x 67,3 cm) Stima compresa tra €100,000 – 150,000. Foto: © Dorotheum
Antiveduto Gramatica, Ercole doma il toro cretese (olio su tela, 80 x 108 cm). Stima compresa tra €150,000 – 200,000. Foto: © Dorotheum
Anche due scene bibliche di Franz Sigrist, Abramo e i tre angeli e Lot e le sue figlie, illustrano un percorso di perdita e restituzione più recente. Entrate negli anni Trenta nella Bayerische Staatsgemäldesammlung dopo la chiusura forzata dei commerci dei Brüder Lion da parte delle autorità naziste, le opere sono state restituite agli eredi della famiglia Lion, completando un viaggio durato quasi un secolo.

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