di
Aldo Grasso

Nell’edificio del Parco Sempione sono state fatte le prime sperimentazioni

Grazie Rai Cultura – sottolineo Rai Cultura – per aver sfornato un
nuovo programma affidato a Fabio Volo: “Kong – Con la testa tra le nuvole” (Rai3). Cento metri d’altezza, in cima alla Torre Branca di Milano. Vertigini assicurate, vista mozzafiato sulla città.

Del curioso programma ci sarà modo di discutere, ma colpisce che a Rai Cultura sia sfuggito un dettaglio non proprio marginale: la tv italiana, quella stessa cosa che oggi si produce a colpi di “format e storytelling”, è nata proprio lì sopra. Non metaforicamente. Proprio lì.



















































Certo, oggi la Torre ha un nome “brandizzato” (come si dice in neolingua), ma per i milanesi resta la Torre del Parco Sempione. E prima ancora era la Torre Littoria, quando c’erano meno filtri Instagram e più retorica.

Eppure, basterebbe fare un salto indietro, nemmeno troppo lungo per gli standard della Storia: 1929. Negli studi milanesi dell’Uri di corso Italia 13, due ingegneri – Alessandro Banfi e Sergio Bertolotti – giocano d’anticipo sul futuro e provano a trasmettere immagini a distanza. Funzionano poco, ma abbastanza da capire che qualcosa sta nascendo. Nel 1932 arrivano apparecchiature tedesche più sofisticate e nel 1933, alla Mostra della Radio in Triennale, il pubblico può assistere ai primi esperimenti di “radiodiffusione” visiva. Una parola lunga per un’idea ancora più ambiziosa. Poi si accelera. A Roma Monte Mario si sperimenta, a Milano si costruisce. Nel 1938 l’Eiar compra la Torre per farne un centro televisivo. L’anno dopo, sulla sommità, vengono installati due trasmettitori collegati da un cavo coassiale: immagini e suoni viaggiano nell’aria e arrivano fino a cinquanta chilometri di distanza. 

Il 16 settembre 1939, alla Mostra della Radio, va in scena il primo programma sperimentale con Odoardo Spadaro, Nelli Corradi e Walter Molino: varietà in diretta, quando “diretta” era davvero un’avventura.

Insomma, quella torre progettata da Giò Ponti non è solo un
elegante groviglio di acciaio che svetta tra gli alberi. È un luogo fondativo, è
l’altare laico della tv italiana. Oggi ci si sale per fare un programma “tra le
nuvole”. Ieri da lì si costruiva il futuro.

Un minimo di rispetto e magari anche un pizzico di memoria non guasterebbero.

17 aprile 2026 ( modifica il 17 aprile 2026 | 14:45)