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Sabato sera non ci saranno alibi: Roma-Atalanta sarà una partita che potrà dire tanto in ottica Champions League. Se vinci, resti dentro la corsa. Se sbagli, diminuiscono le possibilità. E all’Olimpico (calcio d’inizio alle 20:45) Gasperini ritroverà il suo passato, dopo l’1-0 dell’andata a Bergamo. La Roma ci arriva in un momento particolarmente delicato: a Trigoria si respira tensione, quella tra l’allenatore e Claudio Ranieri, con la proprietà Friedkin che dovrà presto prendere decisioni importanti sul futuro. Rumori che ci sono, ma che il tecnico ha cercato inevitabilmente lasciare fuori dal campo. Perché lì, i giallorossi ci arrivano ancora in emergenza. Contro la Dea mancheranno Koné, Dybala e Dovbyk: non proprio dettagli. La buona notizia è il ritorno di Mancini; restano in dubbio Pisilli, Wesley ed Hermoso. Alla vigilia, Gasperini ha parlato in conferenza stampa. Di seguito le sue parole.
APPROFONDIMENTI
La tensione con Ranieri.
«Per me l’intervista di Ranieri è stata una sorpresa incredibile, non c è mai stato e dico mai un tono così, inaspettato. E dico, in tanti mesi non avevo mai avuto questa sensazione o questi toni da parte sua. Da quel momento in poi io mi sono solamente preoccupato, primo di non rispondere, secondo di cercare, anche se involontariamente sono coinvolto, di non creare nessun tipo di danno, nessun tipo di difficoltà alla squadra, principalmente, e anche nel rispetto del pubblico. C’erano 60.000 persone e ce ne saranno magari altrettante, forse anche di più domani, che vengono allo stadio per vedere la partita, una partita importante di livello, dove noi abbiamo ancora delle chance per poterci giocare, e credo che la cosa importante sia questa. E quindi gradirei veramente che parlassimo di questo, anche perché non sono intervenuto durante tutta la settimana. Mi è arrivato addosso di tutto, io avrei voluto cercare di impedire tutto questo, ma mi è stato impossibile da parte mia. E quindi da oggi vorrei che veramente parlassimo di calcio, nel rispetto di una partita che è alla 33esima giornata, una partita dopo tante giornate, dopo un campionato che abbiamo giocato».
Si è parlato solo di questa vicenda in settimana. Quanto è stato complicato preparare la partita?
«È evidente che, però, mio malgrado, ho dovuto subire tutto questo impatto mediatico che c’è stato. Se devo dire, per me e per la squadra, per la partita di domani, l’alibi, l’impatto è zero. Zero. Noi domani abbiamo nella testa di giocare una gara della 33esima giornata. Quindi siamo in un percorso vicino a quello che è il rush finale, partita importantissima per tutte e due le squadre, più per noi sicuramente. E noi la concentrazione abbiamo cercato di spostarla solo ed esclusivamente sul piano tecnico, sul piano della gara, e nel tentativo, per me fondamentale, di non creare né alibi né di arrecare danno alla squadra, danno alla gente, nessun tipo. Questo è stato l’unico mio obiettivo. Adesso andiamo a giocare la partita e potremo confrontarci per il traguardo Champions».
Domani tante assenze. Wesley sembrava poter recuperare. Come sta? C’è una tensione interna sul recupero degli infortuni?
«Sì, a volte è motivo anche di confronto e di discussione interna, che è abbastanza normale.
In questo caso Wesley si sente di pronto perché ha grande generosità, ha voglia di poter giocare. Effettua sprint, scatti, tiri, però magari la parte medica considera, giustamente, non lo so questo, che invece ci siano dei rischi e non vuole rischiare. E su questo a volte si innescano anche delle discussioni e delle problematiche. Di lì a fare tutto un altro tipo di discussione ce ne passa. Per Wesley vedremo entro domani, però l’indicazione, se del medico, è di no, io non posso fare nulla. Io mi sono sempre attenuto alle indicazioni mediche. Non ho mai forzato. Posso dire: cerchiamo di rientrare in una dialettica normale, cerchiamo di avere un po’ di coraggio, ma non posso andare a forzare delle situazioni. Tutti gli allenatori dipendono dall’ok medico prima di poter utilizzare un giocatore».
Questo cortocircuito può influenzare la mente dei giocatori?
«No, zero. È una partita importante, non abbiamo nessun alibi, anzi, semmai un po’ di benzina in più, un po’ di propellente in più. Credo anche che la gente lo capisca e quindi sosterrà ancora più forte la squadra».
Lei si sente più vicino o più lontano a restare sulla panchina della Roma?
«Lei continua a parlare di altre cose, io parlo di partita. Ho già detto che non voglio creare nessun tipo di problema, con queste domande lei crea dei problemi. Quindi faccia una domanda sulla squadra o sulla partita di domani. Io qui su altre cose ho chiuso. Se le fa piacere, parliamo di calcio».
Può darci delle indicazioni di formazione?
«Non è cambiato niente rispetto alla settimana scorsa, se non che abbiamo perso Pellegrini. La formazione è quella, Pisilli sembra aver recuperato, ma le alternative sono quelle».
Domani partita fondamentale per la Champions. Più volte ha ribadito che la società non le ha chiesto la Champions. Ma lei ritiene che l’approdo in Champions può cambiare le decisioni che verranno prese a fine anno?
«La società e Ranieri sono sempre stati molto chiari. lo ho pensato che con molto poco potessimo raggiungere l’obiettivo subito e i fatti lo dimostrano, siamo ancora lì, nonostante tutte le defezioni. Nel girone di andata non abbiamo avuto così problemi, riuscivamo a compensare. Da gennaio in poi ce ne sono state tante, ma io ho sempre pensato che con un paio di idee in più avremmo avuto ancora più occasioni. Ma sono confronti normali, con Ranieri (lo dice due volte, ndr) non sono mai stati con toni aggressivi. Se riusciamo a battere una squadra molto forte come l’Atalanta vediamo che succede. Sono un ostacolo duro. Se li battiamo siamo autorizzati a giocare la Champions, poi ne abbiamo altre davanti, ma questo è il parametro che mi sono sempre creato».
Quanto manca alla Roma per la Champions? Cosa manca per la programmazione futura?
«Ho sempre lavorato per cercare di migliorare la mia squadra. Io sono stato chiamato qua per sviluppare una squadra per quelle che sono le mie idee di calcio, quindi ho sempre spinto in una direzione, in certi tipi di giocatori, e questo è sempre stato il mio intendimento, senza altri secondi fini. La mia intenzione è sempre stata quella di cercare di migliorare la squadra per raggiungere subito la Champions, se possibile. Non devo aspettare niente, se possibile, subito. Se non ci fossero stati tutti questi infortuni sarebbe stata sicuramente, probabilmente, più agevole, però ci proviamo lo stesso. Per noi l’obiettivo rimane quello».
Che cosa pensa di Palladino e della sua Atalanta? C’è stata qualche frizione in campo all’andata?
«Lo conosco da quando ha 17 anni, credo di essere stato un riferimento per lui. Le tensioni in partita sono normali, il calcio è calcio, avevo degli amici quando giocavo che ci davamo legnate e poi andavamo a cena insieme. L’agonismo è fatto anche di queste situazioni. lo ho lasciato un contratto e la Champions, loro volevano rinnovare e io pensavo che il ciclo fosse chiuso, avrei mantenuto il contratto ma non avrei rinnovato. Sono venuto qui e ho visto una possibilità straordinaria e ripeto: ne sono contento. Sono stato 8 anni a Genova e 9 a Bergamo, forse non sono proprio una persona così brutta. Ci sta di avere dei punti di vista diversi, come tra marito e moglie. Se riesci a fare bene a Roma hai una gratificazione incredibile».
Pensa di poter alzare l’asticella alla Roma?
«I miei giocatori hanno avuto uno spirito strepitoso tutto l’anno, poi si vedrà a fine stagione. Adesso intanto siamo lì, siamo lì a giocarci queste ultime sei partite. Io sono venuto con quello spirito, con quella convinzione. Quando ho avuto modo di conoscere questa proprietà ho fatto una scelta anche rispetto ad altre cose e ho scelto perché ritenevo Roma una piazza che, se riesci a fare bene a Roma, hai una gratificazione importantissima».
Domani sarà più facile recuperare palla nella loro metà campo o costruire dal basso?
«Sono due squadre molto simili. All’andata per noi l’inizio era stato molto buono, abbiamo sfiorato molto il gol. Dopo abbiamo sofferto molto la loro pressione, soprattutto la loro voglia in quel momento di vincere. Quindi sono due squadre molto equilibrate, lo dice anche la classifica, anche se noi siamo davanti. Sono due squadre che si conoscono sicuramente. So benissimo che quei ragazzi hanno un nucleo straordinario, che garantisce sempre grande competitività. Però anche i miei ragazzi hanno avuto uno spirito tutto l’anno strepitoso. Io credo che domani sia veramente una bella partita, una partita molto difficile per entrambe, molto equilibrata. Mi auguro, anzi sono convinto, che avremo anche la gente che darà una mano ai nostri giocatori, perché è una partita decisiva se la perdi, ma se la vinci ti permette di alzare la mente di classifica. Abbiamo questo obiettivo, che non è quello dichiarato, ma è quello che abbiamo sempre voluto io e tutta la squadra, e ce lo giochiamo insieme ai tifosi, che devono pensare alla partita».
C’è qualcosa della sua storia con l’Atalanta che porterebbe a Roma?
«A Roma c’è tutto, soprattutto nella squadra e nell’ambiente esterno, per poter fare bene, magari con altre caratteristiche. A Bergamo ho potuto fare bene perché il contesto attorno a me era molto compatto. Il lavoro della società è stato straordinario, essendo una sola squadra e una città piccola era unita alla squadra e alla società e questo ha creato un clima ideale. E’stata costruita una squadra forte, nel tempo, per tanti anni, dove non c’erano solo ragazzi giovani venduti a cifre importantissime che hanno reso la società ricchissima. Pensate a Lookman, Retegui, Ruggieri, oltre alle rendite della Champions. Ma la capacità della società è stata operare insieme a me una squadra dove c’erano sì i giovani ma anche Gomez, Zapata, Ilicic, De Roon, Toloi.. un nucleo molto forte andato avanti per anni e sostituito e integrato da altri. E’cambiata molto, ma c’è stato sempre un nucleo non solo di ragazzini e di giovani, con degli introiti straordinari per una società nel vendere e reinvestire facendo utili. L’anomalia dell’Atalanta è stata che per 9 anni ha giocato in Europa, con le migliori squadre italiane ed europee, facendo utili tutti gli anni. Non solo per merito mio ma molto per merito di una società capacissima a operare in sintonia con l’allenatore. A un certo punto questa sintonia, un po’ per il cambio proprietà e un po’ perché non c’era più il papà al quale ero più legato… (si commuove e va via, ndr)».
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