di
Valentina Iorio

Autotrasportatori pronti al blocco. L’allarme di Agens: «Credito d’imposta anche per il trasporto locale. Lo shock petrolifero aumenta di oltre 200 milioni i costi annuali di carburante»

L’impennata dei costi energetici, dovuta alla guerra in Medio Oriente, sta mettendo in difficoltà il settore dei trasporti, sia quello aereo che quello via mare e su gomma. In Italia gli autotrasportatori si preparano al blocco per protesta, sulla scia di analoghe iniziative già in atto in altri Paesi.

Il fermo proclamato da Trasportounito

L’associazione di categoria Trasportounito ha confermato il fermo nazionale dei camion, che scatterà dalle ore 00.00 di lunedì 20 aprile e proseguirà fino al 25 aprile. Nelle scorse settimane il presidente di Trasportounito, Franco Pensiero, aveva parlato di «un’assoluta emergenza, causata dal rincaro fuori controllo del carburante». L’aumento, aveva aggiunto, «incide in modo letale su bilanci già fragilissimi delle imprese di autotrasporto».



















































Unatras: «Le imprese lavorano in perdita»

Anche Unatras si prepara ad azioni di protesta analoghe. Venerdì 17 aprile il Comitato esecutivo nazionale di Unatras si pronuncerà sul fermo dei servizi, avviando le procedure previste per il blocco. «Le imprese stanno lavorando in perdita e non sono più in grado di assorbire ulteriori rincari – sottolinea l’associazione– È inaccettabile che, a fronte di una crisi così grave, non siano state recepite le nostre proposte di modifica al decreto-legge n. 33/2026 richieste dal settore per garantire misure efficaci e immediate. Considerato che la proroga del taglio lineare delle accise di 20 centesimi al litro è già stato assorbito dal continuo aumento del prezzo industriale, è indispensabile attuare provvedimenti immediati che consentano di mantenere gli strumenti di compensazione e ristoro per gli operatori del trasporto».

L’allarme di Agens sul trasporto locale

Agens, l’associazione che rappresenta il settore dei trasporti e dei servizi nel sistema di Confindustria, chiede di estendere la misura del credito di imposta per i costi energetici anche al trasporto pubblico locale. «Il perdurare della crisi in Medio Oriente ha innescato uno shock petrolifero, portando a una forte volatilità dei prezzi e a timori sulla regolarità delle forniture di gasolio, gas naturale ed energia elettrica. Una situazione che le imprese del trasporto pubblico locale non potranno reggere ancora per molto. Per questo chiediamo pari trattamento rispetto ad altri settori», spiega in una nota. Pur manifestando apprezzamento per l’azione del governo sul taglio delle accise, l’associazione confindustriale evidenzia che «Si tratta di una misura che, da sola, non basta a sostenere nessun settore».

«L’attuale crisi – continua l’associazione – ha generato i seguenti aggravi economici per il trasporto pubblico locale: oneri giornalieri aggiuntivi stimati in 0,54 milioni di euro per il solo combustibile diesel; extracosto annuo prospettico di oltre 200 milioni di euro e, infine, l’extracosto complessivo del settore che è di oltre 400 milioni di euro, includendo il trasporto commerciale operato con il restante 47% della flotta nazionale. Questo scenario sta portando in sofferenza le aziende del settore che rischiano di dover tagliare servizi o peggio ancora fermarsi».

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17 aprile 2026 ( modifica il 17 aprile 2026 | 14:37)