Pisa, 17 aprile 2026 – A circa 10.7 anni luce da noi, un team internazionale di ricerca di cui fa parte anche l’astrofisico Fabio Del Sordo della Scuola Normale ha confermato l’esistenza di un pianeta che accende nuove speranze nella ricerca di vita oltre il Sistema Solare.

Si chiama GJ887d ed è, a oggi, uno dei candidati più seri al titolo di Nuova Terra. Un pianeta massiccio, almeno sei volte più grande del nostro, che danza attorno a una piccola e fredda stella rossa, nell’orbita di Proxima Centauri.

È un luogo dove un anno dura appena cinquanta giorni, e l’acqua potrebbe scorrere liquida, vicino a una stella che non bombarda i suoi figli con tempeste di radiazioni letali. Caratteristiche in teoria necessarie allo sviluppo della vita. Ma anche un mondo che, con le tecnologie attuali, resterebbe comunque irraggiungibile: per arrivarci servirebbero oltre 17mila anni. È il paradosso che accompagna la scoperta di GJ 887d, esopianeta che riaccende una domanda antica quanto l’uomo: siamo soli nell’universo?

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Fabio Del Sordo

Del Sordo, perché GJ 887d è considerato così interessante?

“A renderlo interessante è la sua posizione nella cosiddetta zona abitabile, cioè a una distanza dalla stella che, almeno teoricamente, permetterebbe la presenza di acqua allo stato liquido sulla superficie, condizione fondamentale per la vita come la conosciamo, anche se le incognite sono ancora molte”.

Tipo?

“Non conosciamo la composizione dell’atmosfera né le dimensioni reali. Sappiamo solo che ha una massa almeno sei volte superiore a quella della Terra. Quindi, cautela”.

Ma se è irraggiungibile, perché è importante scoprirlo?

“Prima di tutto per capire quanti e quali mondi esistono nel cosmo. Fino a trent’anni fa conoscevamo solo il Sistema solare, oggi sappiamo che esistono moltissimi sistemi planetari. La seconda è comprendere come si formano i pianeti e a quali condizioni possono svilupparsi”.

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Quindi non è solo curiosità scientifica?

“No, c’è anche una questione più profonda. Ogni scoperta aggiunge un tassello alla domanda se siamo soli nell’universo. Siamo ancora lontani da una risposta, ma la scienza procede per piccoli passi. Ampliare lo sguardo oltre la Terra è fondamentale per capire cosa sia davvero la vita”.

Che effetto fa, da ricercatore, partecipare a una scoperta del genere?

“È esplorazione. È provare, in qualche modo, la sensazione di chi scopre qualcosa di nuovo. È un privilegio, e qualcosa di profondamente affascinante”.