di
Marco Sabella

Nonostante l’accresciuta volatilità sul mercato del reddito fisso resta forte la domanda estera per le emissioni italiane: oltre l’80% dei due nuovi Btp collocati oltre confine

La crisi dello Stretto di Hormuz innescata dall’attacco israelo-americano all’Iran provoca volatilità sui mercati dei titoli di Stato ma non danneggia più di tanto la credibilità e la domanda di «carta italiana» da parte dei risparmiatori e degli investitoti esteri. Ieri il ministero dell’Economia e delle Finanze ha emesso un nuovo Btp benchmark (riferimento) a 10 anni e  un nuovo BTPei – titolo indicizzato all’inflazione dell’area euro con esclusione dei prodotti a base di tabacco – a 20 anni. 

Rendimenti stabili

I rendimenti non subiscono né impennate né tracolli perché il nuovo Btp a 10 anni, con scadenza 1° luglio 2036 e godimento 22 aprile 2026, presenta
un tasso annuo superiore al 3,86%, pagato in due cedole semestrali. Si tratta di un tasso sostanzialmente allineato al rendimento di mercato di questi giorni, che oscilla appunto intorno al 3,80%, con lo spread tra il Btp e il Bund a 10 anni che dopo essersi impennato fino a quota 100 punti sembra attualmente stabilizzarsi intorno a un livello di 8o punti, circa 20 in più rispetto al valore che aveva prima del 28 marzo, il momento dello scoppio delle ostilità Usa-Israele-Iran. 



















































Emessi un totale di 17,5 miliardi

Nel dettaglio l’importo emesso è stato pari a 14 miliardi e il Btp è
stato collocato al prezzo di 99,731 corrispondente ad un rendimento
lordo annuo all’emissione del 3,869%
. Il nuovo BTPei a 20 anni,
con scadenza 15 febbraio 2046 e godimento 15 febbraio 2026,
presenta un tasso annuo del 2,25%, pagato in due cedole
semestrali. L’importo emesso è stato pari a 3,5 miliardi. Il titolo è stato collocato al prezzo di 99,459 corrispondente ad un rendimento lordo annuo all’emissione del 2,297%. Il regolamento per entrambe le  operazioni è fissato per il 22 aprile.

Boom di richieste

Il dato interessante di queste emissioni, ancora una volta, è il boom di domanda da parte degli investitori. Le richieste infatti, a fronte di un’offerta complessiva di 17,5 miliardi, hanno superato i 193 miliardi, suddivisi tra 157 miliardi di domande di sottoscrizione rivolte al titolo decennale e gli oltre 36 miliardi di richieste per il Btpei ventennale agganciato al tasso di inflazione europea. Questi dati sembrano confermare la correttezza dell’impostazione prudente nella gestione dei conti pubblici impressa dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti che ancora recentemente ha sottolineato che «è essenziale mantenere la fiducia dei mercati», soprattutto quando si concretizzano delle crisi esterne. 

Britannici e scandinavi tra i principali sottoscrittori

A questo proposito un dato particolarmente interessante è la massiccia presenza di investitori stranieri nella sottoscrizione dei due nuovi bond italiani. Il Btp a 10 anni è stato infatti richiesto pe l’88,2% da fondi e investitori istituzionali esteri mentre il collocamento in portafogli esteri del Btpei ha raggiunto l’81,4% del totale offerto. I più ghiotti sottoscrittori di «carta italiana» sono risultati gli investitori istituzionali del Regno Unito 
( 30% sul 10 anni e 27% sul 20 anni), i Paesi scandinavi (9,9% e 8,1%), Spagna e Portogallo (8,5% e 14,2%), Germania (8,4% per entrambi) e Francia (4,3% e 2,8%). Non mancano neppure i fondi mediorientali (6,4% sul decennale e 12% sul ventennale indicizzato) e nordamericani (4,3% e 3,1% rispettivamente). 

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17 aprile 2026 ( modifica il 17 aprile 2026 | 18:44)