di
Alessandra Muglia
Le prime interviste post voto dei due sfidanti delle elezioni di domenica in Ungheria
Péter Magyar ha scelto la tv di Stato, «fabbrica di fake news» che per due anni lo ha attaccato ferocemente, per la sua prima intervista pubblica dopo la vittoria. E lo studio televisivo si è subito trasformato in un ring, con lui all’attacco e la direttrice di rete che cercava di parare i colpi, fino all’annuncio choc: la sospensione dei media pubblici, «vere macchina per la propaganda», fino al ripristino delle regole.
All’indomani di questo «regolamento di conti», anche il grande sconfitto, Viktor Orbán, ha rotto il silenzio ma per la sua prima intervista, per rivelare cosa è andato storto e i programmi per il futuro, ha preferito una testata amica, il canale YouTube Patrióta. «Un’era politica è finita», ha ammesso ieri sera il premier magiaro, che resterà in carica fino all’avvicendamento, previsto a maggio. Scuro in volto ha parlato di «sconfitta netta»: «Domenica ho provato dolore, lunedì vuoto, e da allora mi sto curando con la terapia occupazionale», ha confidato. E si è assunto la piena responsabilità del risultato. «Devo ammettere che il messaggio dell’avversario è stato più incisivo», ha affermato, riferendosi alla promessa di cambiamento di Magyar, incentrata sullo sradicamento della corruzione e sullo smantellamento del sistema Orbán. Ha riconosciuto che il suo partito, Fidesz, non è riuscito a entrare in sintonia con l’elettorato e ne ha chiesto un «rrinnovamento completo, profondo», come aveva anticipato al Corriere Boris Kalnoky, intellettuale vicino al partito.
Fidesz voterà per una nuova leadership a giugno, ha affermato. Ma ha lasciato intendere che lui resta in lizza, non si dimetterà dalla guida del suo partito ora all’opposizione. «Se la mia comunità mi dice di restare in panchina, lo farò», ha detto il premier uscente. «Ma se mi dicono di guidare la squadra in campo come capitano, ci sarò anche lì» usando la metafora della sua passione-ossessione, il calcio.
Clima quasi da confessionale nella prima uscita pubblica di Orbán, e dialogo teso, da resa dei conti, per la prima intervista pubblica di Péter Magyar. «È strano che sia passato più di un anno e mezzo dall’ultima volta che sono stato qui con voi» ha attaccato, accusandoli di averlo oscurato durante la sua campagna elettorale. «Alcune persone qui cercano di comportarsi come se nulla fosse accaduto e tentano di operare come organi di informazione liberi». Premessa per il primo affondo: «Le hanno sussurrato nell’orecchio per anni…» ha esordito il leader di Tisza rivolgendosi alla direttrice delle news. E lei, Beata Csete, spiazzata: «Nessuno mi ha mai suggerito nulla, non mi dica questo, per favore…». Lui prosegue: «Mi avete insultato mattina, mezzogiorno e sera, così come la mia famiglia e i miei cari», ha attaccato, ricordando la fake news secondo cui i suoi figli minorenni dopo il divorzio non gli parlavano più, anche se vivono con lui. «Quello che sta accadendo qui dal 2010 è qualcosa che Goebbels o la leadership nordcoreana ammirerebbero: non viene pronunciata una sola parola di verità. Questo non può continuare», ha affermato. Poi l’annuncio: i media pubblici verranno sospesi e rifondati su basi etiche e di indipendenza dai decisori politici. Misure che – assicura – saranno portate avanti legalmente, consultandosi con il Parlamento e le organizzazioni professionali. L’approccio di Magyar rispecchia quello del suo alleato politico, il premier polacco Donald Tusk, che ha intrapreso azioni drastiche contro la tv statale dopo essere entrato in carica nel 2023. Ma Csete contrattacca insinuando che il futuro premier intende interferire nella gestione dei media pubblici: «Secondo l’attuale quadro legislativo, l’interruzione del servizio pubblico dell’informazione non è legale».
A questo punto arriva l’affondo capolavoro di Magyar: «Accusarmi di aver infranto la legge qui, in questa fabbrica di propaganda, è come quando un taccheggiatore inizia a urlare al poliziotto di non rubare». Il premier in pectore ha poi deriso la rete ricordando le altre enormità che aveva sentito («Qui nella sua tv è stato anche raccontato che in Germania non c’è Internet. e le persone non fanno sesso») e ha poi invitato la direttrice a raccontare in diretta «come ricevevate gli ordini, su cosa usare per screditare Tisza, e con quali bugie inondare le persone».
Dopo questo fuori programma, Magyar ha iniziato a presentare il suo piano. La priorità – ha ribadito – è riportare a casa i fondi europei congelati, «faremo tutto il possibile per riportarne a casa la metà prima di agosto e usarli bene – ha precisato, per far capire che il tempo dei giochi sporchi è finito. «Questi 11 miliardi di euro saranno destinati a un fondo di ricostruzione, inclusi 2,7 miliardi per gli ospedali. Altri 2,7 miliardi di euro saranno destinati al restauro delle strade e della rete ferroviaria fatiscente». Magyar si è impegnato a un collegamento TGV tra Budapest e Varsavia.
Un terzo slot da 2,7 miliardi di euro sarà destinato all’efficienza energetica, l’obiettivo è diversificare le forniture per liberarsi gradualmente dalla dipendenza da Mosca. Il resto sarà speso per sostenere le piccole e medie imprese ungheresi invece delle mega-fabbriche di batterie asiatiche. «Come i polacchi», ha precisato, rendendo omaggio due volte al suo modello, il premier Donald Tusk.
La direttrice in studio cerca più volte di interromperlo. Ma lui, sardonico: «Lei dice una bugia al minuto e non mi lascia rispondere. Vorrei che rispettasse almeno i 3 milioni di persone che hanno votato per noi permettendomi – dopo un anno e mezzo – di rispondere con frasi complete. La sua tecnica è farmi perdere il controllo, ma non ci riuscirà».
Csete gli chiede del prestito di 90 miliardi di euro concesso all’Ucraina. Suggerisce, nella sua domanda, che è Volodymyr Zelensky a dettargli la linea. «Le ha quasi dato un ultimatum, un diktact. Cosa si aspettano da lei?», lo provoca, un modo di fare tipico della propaganda di Fidesz. Magyar considera la domanda così grottesca che risponde con un’altra domanda alla sua interlocutrice: «Come fa a non ridere?». Poi riporta il focus sui fatti: è stato Orbán che, a dicembre, al Consiglio Europeo, ha dato il suo accordo su questo prestito a favore dell’Ucraina, a condizione che Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca ne siano esclusi. Poi con il guasto all’oleodotto Druzhba in Ucraina tutto si è bloccato. Ma Magyar ritiene che, una volta ristabilito il flusso di petrolio – cosa che prevede imminente – Viktor Orbán, ancora in carica in questo periodo di transizione, revocherà il veto tecnico. Magyar ha indicato una data: il 23 ottobre, il 70esimo anniversario della rivoluzione del 1956, con i leader mondiali invitati a questa grande cerimonia. «Perché il popolo ungherese ha deciso di celebrare questo anniversario non in uno stato vassallo della Russia, ma in un’Ungheria sovrana, libera e indipendente».
17 aprile 2026 ( modifica il 17 aprile 2026 | 17:23)
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