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Redazione Bergamo

L’ex allenatore nerazzurro, visibilmente commosso, esce all’improvviso dalla conferenza stampa alla vigilia della partita che può valere di Champions: «Se battiamo l’Atalanta meritiamo di giocare la Champions»

Un Gasperini mai visto prima, quello della conferenza stampa alla vigilia di Roma-Atalanta. Parlando del suo passato a Bergamo e del suo rapporto con Percassi il tecnico si è commosso e ha lasciato all’improvviso la sala in lacrime. 

«Sono venuto via da Bergamo – ha iniziato Gasperini – che avevo ancora un anno di contratto, con una società che voleva assolutamente allungare il contratto. Consideravo che il ciclo si era chiuso perché ritenevo che non fosse più possibile fare da parte mia di più di quello che avevamo fatto. Era giusto che ci fosse qualcun altro. Avrei mantenuto e rispettato il mio contratto, ma avevo già detto da mesi che non avrei più rinnovato. Sono venuto a Roma perché ho visto una possibilità per me straordinaria e, ripeto, sono contento di questa scelta che ho fatto», ha proseguito. «Sicuramente è stata una storia lunga, nove anni. Io mediamente sono stato otto anni a Genova e nove anni all’Atalanta, vuol dire che forse non sono proprio una persona così brutta. Che forse lavorare con me tanti anni, certo che in nove anni a volte succedono dei punti di vista diversi, però sempre nei limiti delle cose. Ho fatto questa scelta e sono contento di averla fatta perché secondo me la proprietà non era più Antonio Percassi. La considerazione sull’allenatore non era più la stessa, ma questo senza nessun tipo di problema. Constato questo, ho cambiato e ho cambiato dopo la fine del campionato. Quando la società m’ha dato la possibilità di trattare con altre squadre, sennò io andavo avanti ancora un anno», ha spiegato. 



















































Ma parlando di Antonio Percassi Gasperini si è commosso, tanto che ha alla fine ha dovuto lasciare la conferenza stampa a metà, in lacrime sbattendo la porta con un calcio.
«A Bergamo – ha detto – c’era un ambiente compatto, lavoro della società straordinario, tifoseria unita e ciò ha creato un clima ideale per costruire una squadra forte per tanti anni, valorizzando tanti giovani e rendendo questa società ricchissima insieme ai ricavi Champions. Anche la capacità di operare e costruire con giovani ma anche con gente come Gomez, Ilicic, Toloi, Kolasinac: c’è un nucleo molto forte andato avanti per anni, poi
sostituito e integrato dagli Ederson, Lookman, Scamacca, De Ketelaere.
Non solo ragazzini, proprio una squadra forte che poteva cambiare con
gli introiti derivanti dalla capacità di vendere e reinvestire.  L’anomalia  dell’Atalanta è stata che per nove anni ha giocato in Europa con le migliori squadre italiane e europee, facendo utili tutti gli anni – ha ricordato  -. Questa è stata la cosa straordinaria, chiaramente molto per merito di una società capacissima a operare in sintonia con l’allenatore. Poi questa sintonia è venuta un po’ meno, un po’ perché la proprietà è cambiata e forse anche perché non c’era più il papà Percassi al quale ero più legato…», ha aggiunto con la voce rotta dall’emozione.

««Palladino? Credo di essere stato a lungo un riferimento anche per lui, ma le tensioni della gara sono normali, cioè le tensioni della gara, ognuno tira per la sua squadra, questo mi sembra evidente, poi quando finisce la partita è diverso. Il calcio è calcio, ma è anche giusto che sia così». Così il tecnico della Roma, – aveva detto ancora Gasperini prima della fine improvvisa – . Io ho sempre spinto in quella direzione per cercare di raggiungere possibilmente l’obiettivo subito, quello della Champions. Ho sempre spinto in questa direzione per cercare di migliorare la squadra, non per motivi personali, perché ho sempre creduto che fosse possibile», ha continuato Gasperini. 

«Domani è una partita che, se riusciamo a battere una squadra forte, una squadra molto forte, che probabilmente, non solo perché è diretta concorrente con noi, ma anche di stacco dalla Juventus, di stacco dal Como. Anche per loro forse l’ultima chance, forse non basta neanche. Ma è una squadra che poi ha un passato dietro, cioè, è una squadra che l’anno scorso è arrivata terza, una squadra forte, con una grande rosa, una squadra che ha fatto la Champions. È un ostacolo duro, se lo superiamo io quando ero all’Atalanta consideravo sempre la Roma, un limite. Cioè, se noi partiamo da Roma, sicuramente siamo in Europa, probabilmente siamo in Champions. La vedevo sempre in questo modo. Ora che sono da questa parte dico, se noi battiamo l’Atalanta, che è una squadra Champions, è una delle squadre più forti in assoluto, siamo autorizzati a giocare in Champions, meritiamo di giocare la Champions. Paradossalmente adesso sono da questo lato», ha sottolineato. 

«Ci sono delle squadre che sono, poi è chiaro, c’è l’Inter, la Juve, il Milan, Napoli, che sono sempre state un passo un po’ più avanti. Però questo è il parametro che io mi sono sempre creato. Con l’Atalanta domani così. È una squadra che fa la Champions da anni, una squadra che è costruita con una rosa importante, senza ritornare poi al passato, e quindi la vedo, la vedo in questo modo per la Roma», ha precisato.


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17 aprile 2026 ( modifica il 17 aprile 2026 | 16:09)