Il punto sui temi di attualità, ogni lunedì
Iscriviti e ricevi le notizie via email

Non è la prima volta che fede e cultura pop si intrecciano, ma quando accade ai vertici del Pentagono l’eco diventa inevitabilmente politica. Il Segretario alla Difesa statunitense, Pete Hegseth, è finito al centro di una bufera mediatica dopo una singolare gaffe avvenuta durante una funzione religiosa ufficiale: ha citato il celebre monologo di Pulp Fiction convinto di leggere un autentico versetto della Bibbia.


APPROFONDIMENTI

La gaffe: cosa è successo

Davanti alla platea dei militari, Hegseth ha declamato con solennità un testo ispirato al capitolo 25, versetto 17 del libro di Ezechiele, riadattandolo al contesto aeronautico: «Il cammino dell’aviatore abbattuto è assediato da ogni parte dalle iniquità degli egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi…

Saprete che il mio nominativo è Sandy 1 quando riverserò la mia vendetta su di voi. Amen». Tuttavia, ai presenti più cinefili non è sfuggito il dettaglio cruciale: il testo pronunciato non appartiene alle Sacre Scritture, ma alla sceneggiatura originale di Quentin Tarantino. Nella pellicola cult del 1994, è il sicario Jules Winnfield (interpretato da Samuel L. Jackson) a recitare quel medesimo passaggio – un’invenzione cinematografica che si discosta profondamente dal testo teologico – pochi istanti prima di giustiziare le proprie vittime.Bufera su Washington 

Mentre nella versione biblica originale il focus è sulla punizione divina contro i nemici di Israele, nella versione cinematografica (e in quella ripresa da Hegseth) il tono assume i tratti di una giustizia sommaria e violenta. La sostituzione del “Signore” con il nominativo radiofonico “Sandy 1″ e dell’”uomo giusto” con l’”aviatore abbattuto” non è bastata a mascherare la fonte pop, trasformando un momento di raccoglimento in un caso di imbarazzo internazionale per l’amministrazione statunitense. Le critiche a Washington non si sono fatte attendere, sollevando interrogativi sulla preparazione dello staff del Segretario e sull’opportunità di utilizzare toni da “giustiziere cinematografico” in contesti istituzionali così delicati.


© RIPRODUZIONE RISERVATA