di
Barbara Visentin

Uno show in notturna alla Fontana di Trevi per festeggiare la riedizione dell’ultimo album, «Comuni immortali»: «È il disco che mi ha cambiato la vita»

Achille Lauro festeggia un «grandissimo anno», in grado anche «di dare valore a tutto il mio repertorio passato» con una nuova edizione del disco «Comuni mortali» intitolata «Comuni immortali», che contiene tre brani inediti e che ha celebrato la notte scorsa a Roma dando appuntamento a un ristretto numero di fan alla Fontana di Trevi per un mini-live piano, voce e chitarra. 

«Questo è il disco che mi ha cambiato la vita, io e la mia squadra stiamo costruendo la nostra musica, il nostro genere e il nostro mondo senza guardarci intorno, senza guardare i numeri e oggi è una cosa rara», dice Lauro, ricordando però di aver venduto «oltre mezzo milione di biglietti in un anno» per i live, con i primi tre stadi in arrivo a giugno e quelli del 2027 già programmati. 



















































Per lui, racconta, è solo l’inizio: «Ho ambizioni più grandi di quel che la gente immagina, ho la testa sulle spalle ma sogno pesantemente in grande», dice. Il prossimo passo è portare la sua musica fuori dall’Italia: «La mia squadra è pronta per il salto internazionale, abbiamo le carte per farlo. Sono anni che frequento tanto l’America e ora stiamo lavorando a tradurre le canzoni, a maggio arriverà il primo progetto importante con l’estero». 

Un altro sogno è quello di «fare un’opera prima importante al cinema», visto che, dice, «scrivo tante cose che potenzialmente potrebbero essere trasposte e sto parlando con i produttori», mentre racconta anche di aver costruito un solido «rapporto umano» con Antonello Venditti, in attesa di pubblicare una versione congiunta di «Che tesoro che sei» («abbiamo fatto un sacco di pranzi, averlo ospite all’Olimpico sarebbe un sogno, ma sapete che comanda lui…») e di essere in contatto anche con Massimiliano Pani, figlio di Mina, dopo la stima reciproca che da anni si manifestano: «C’è la volontà da parte di entrambi di valutare qualcosa di artistico insieme. Vediamo, sarebbe stupendo».

Lauro parla spesso da imprenditore: «La mia forza è aver costruito una società che mi permette di partire dalle nostre idee e non da quel che ci arriva, cercando noi i giusti partner e pensando sempre a cosa vogliamo essere fra 5 o 10 anni. È un modo di gestire gli affari più internazionale». In primo piano, però, resta sempre l’opera: «Prima della strategia, c’è l’idea. Voglio fare cose che restano, non sono solo canzonette, conosco il potere delle canzoni, quelle degli altri mi hanno curato. Non è che la casa discografica mi dica quel che devo fare, anzi a volte mi hanno detto “non cambiare genere, continua a fare urban, sei matto a fare sta cosa” e io l’ho fatta lo stesso».

I tre nuovi singoli, «Comuni immortali», «La città degli angeli» e «La via dei guai», proseguono il filone di dediche che Lauro fa in tutto il disco: «Ce ne sono alla mia città, ai miei amici, all’amore impossibile, a quello che si è trasformato, a mia mamma». Brani spesso autobiografici, anche se tiene ben stretta la privacy: «Ribadisco che sono felicemente single e comunque mi nascondo molto bene – ride -. Non mi piace il gossip, sono nato per fare altro. Lavoro tantissime ore e mi ritaglio i miei momenti con attenzione, spesso all’estero dove sono più tranquillo». 

Anche sul rapporto col padre, dopo tanto amore espresso alla madre, non si addentra: «Non mi piace più parlare della mia famiglia. Quel che posso dire è che ho 35 anni, ne ho viste e fatte tante e nel tempo sono riuscito a comprendere e a volte perdonare. Ho cercato di sopperire alle mancanze che ho avuto io creando un universo più bello per i più piccoli arrivati dopo in famiglia».

Allo stesso modo, difende il diritto degli artisti a esporsi o non esporsi politicamente: «Ognuno sposa le proprie guerre, pubblicamente o in privato. Io faccio le mie battaglie con la mia Fondazione per i ragazzi e credo che quello sia fare politica sul territorio. Ma tanti artisti si muovono, Ghali ad esempio si è sempre esposto». 

Da «fortemente credente», come si definisce, non entra nel merito dello scontro fra il papa e Donald Trump: «Credo che sia un momento pericoloso, al netto del loro scambio. Credo che il compito della Chiesa sia essere vicino alle persone e quindi alla pace, ma viviamo una situazione di tensione che non si presentava da molti anni».

Dopo l’addio a «X Factor» che, ribadisce, è arrivato nonostante «mi abbia dato davvero tanto, ma è totalizzante e non è propriamente sul percorso che vedo per il mio futuro», Lauro per ora non sta pensando a un nuovo Sanremo: «Non abbiamo bisogno artisticamente di farci promozione, ma vediamo, magari se ci sarà una canzone stupenda. Per ora è tutto perfetto così».

Di Sal Da Vinci all’Eurovision che cosa pensa? «Non lo conosco di persona, ma mi sembra una persona umile, molto preparata a livello vocale che ha fatto una grandissima gavetta. La canzone è piaciuta, decide il popolo, e gli auguro un Eurovision stupendo, in quel contesto può fare il suo. Mi sembra sia frutto di anni di duro lavoro quindi se lo merita».

18 aprile 2026