di
Alessandro Fulloni
Laureata, quarant’anni, insegnante di sostegno. Un rapporto molto stretto con le nipoti, che la chiamavano «zia». Ora è lei a ospitare padre e figlia
DAL NOSTRO INVIATO
CAMPOBASSO – Ascoltata in Questura a Campobasso per oltre quattro ore, dalle 15 e 30 di giovedì alle 20. Laura Di Vita è la cugina di Gianni Di Vita, marito di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e papà di Antonella Di Vita, 15, morte dopo Natale per un presunto avvelenamento dovuto alla ricina, sostanza letale.
Ma chi è Laura? Quarantenne, laureata e insegnante di sostegno. Di lei si sa poco di più, se non che ha un rapporto molto stretto con la famiglia del cugino, tanto che le ragazze ragazze, sia Alice (la primogenita di 19 anni) sia Sara, la chiamavano familiarmente «zia». Un punto di riferimento, quasi una seconda mamma.
Quando, dopo essersi sentite male per il presunto avvelenamento dovuto alla ricina, Antonella e la figlia vennero ricoverate in ospedale, lei corse subito a dare sostegno e parlare con i medici. Le troupe televisive che in questi giorni stazionano davanti casa sua (di fronte al mulino dei Di Vita, la cui proprietà è frazionata tra vari parenti) hanno provato ad avvicinarla più volte, ma Laura ha sempre preferito non fornire commenti.
Da quando il reato ipotizzato è cambiato da omicidio colposo (sono indagati cinque medici dell’ospedale di Campobasso la cui posizione però si sta alleggerendo) a duplice omicidio premeditato, la donna è l’unica persona ad essere stata ascoltata due volte. Non è escluso che presto vengano risentite altre persone.
In quest’indagine dove non ci sono indagati, è impossibile dire cosa abbia detto ieri Laura che, ascoltata davanti a un verbale aperto per «sommarie informazioni» ha quindi l’obbligo di dire la verità. Venerdì scorso, piuttosto a sorpresa, la donna venne convocata in Questura verso le 20, dopo che al mattino erano stati sentiti Gianni (per circa sei ore) e la figlia (due).
Tre deposizioni che sembrano concordanti e la cui sintesi è questa: quella sera del 23 dicembre Gianni, ex sindaco pd di Pietracatella ed ex tesoriere regionale, ha cenato con Sara e Antonella; nessun altro con loro, dato che Alice era uscita e non era in famiglia.
Cos’hanno mangiato? Il suo nuovo avvocato, Vittorino Facciolla, a Chi l’ha visto? e a Dentro la notizia ha detto che di sicuro divisero, finendole, delle cozze conservate da un pasto aziendale del giorno prima. Poi insaccati e un’insalata giardiniera ma in questo caso Di Vita non ricorda «chi mangiò cosa». «Anche Gianni si sentì male al mattino del 26», dice l’avvocato. Non è escluso che i riscontri a queste parole non si trovino proprio nella casa dei Di Vita, in via del Risorgimento, dove presto gli investigatori potrebbero fare un sopralluogo.
Intanto sempre ieri è stato formalizzato l’incarico da parte di Gianni Di Vita a un consulente esperto di tossicologia forense. Si tratta di Mauro Iacoppini di Roma, che affiancherà il medico legale Marco Di Paolo, dell’Università di Pisa, che era già stato nominato in precedenza ed è stato confermato dalla nuova difesa.
17 aprile 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA