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Alessandro Fulloni, inviato a Campobasso

Laura Di Vita è stata interrogata due volte nel giro di sette giorni per un totale di sette ore

Campobasso – Interrogata due volte nel giro di sette giorni. E per un totale di sette ore. La prima è stata venerdì scorso, dalle venti sino alle 23 circa. La seconda l’altro ieri, giovedì. Laura Di Vita, 40 anni, cugina di Gianni, marito e papà, rispettivamente, di Antonella, 50 anni, e Sara, 15, morte dopo Natale per un presunto avvelenamento dovuto alla ricina, è entrata, intabarrata in un piumino, nella Questura di Campobasso verso le 15.30 per uscirne attorno alle 20.

Gli investigatori della Mobile diretta da Marco Graziano le hanno fatto domande non sentite la scorsa settimana, mettendo a fuoco dinamiche familiari e presunte contraddizioni nelle dichiarazioni della donna.



















































Che non hanno modificato le convinzioni di chi indaga. Gli inquirenti restano infatti dubbiosi su quanto raccontato da Laura, Gianni e Alice, la primogenita 19enne che la sera del 23 dicembre – quando con ogni probabilità Antonella e Sara hanno ingerito la letale ricina – era con amici in un pub a Sant’Elia, a sei chilometri da Pietracatella, il borgo in cui abitano i Di Vita e in cui è avvenuto il duplice omicidio premeditato.

Dopo il sequestro della loro palazzina, Gianni e sua figlia vivono proprio da Laura, 40 anni, laurea in Marketing, insegnante di sostegno, nubile e considerata una specie di seconda mamma dalle due sorelle tanto da essere chiamata «zia» da entrambe.

Tra l’altro Alice, studentessa al terzo anno del classico, venerdì ha revocato – tramite una mail inviata dalla casella Pec del padre – il mandato all’avvocato Marco Lorusso che la stava assistendo come parte offesa. Il legale lavora nello stesso studio di Arturo Messere che sino a qualche giorno fa tutelava Gianni, ex sindaco Pd del borgo molisano. Poi era stato Messere a rinunciare all’assistenza di Di Vita, dicendo al Corriere di «non essere un quaquaraquà» e mostrando una palese insofferenza all’ipotesi di affiancamento con il nuovo avvocato, Vittorio Facciolla, consigliere regionale Pd e amico caro di Gianni.

Proprio Facciolla ha affermato che la sera del 23 a tavola c’erano cozze provenienti da un pasto del giorno prima, insaccati e una giardiniera. I molluschi sarebbero stati mangiati da tutti e tre. Quanto ad affettati e barattolo di insalata, Gianni non ricorda «chi abbia mangiato cosa».

E ancora: al pari di moglie e figlia, anche lui si è sentito male, andando al Pronto soccorso alle 8.30 del 26 dicembre. «Ha vomitato, vi sono evidenze» ha detto Facciolla a Chi l’ha visto?. Ma agli inquirenti non risultano. L’inchiesta, senza indagati, prosegue: tra i 40 ascoltati ci sono parenti e compagni di classe delle sorelle. Si batte ogni pista: vecchi rancori, gelosie professionali e sentimentali.

18 aprile 2026