di
Alessandro Martini e Maurizio Francesconi

Progettato da Renzo Piano e inaugurato nel 2015, il grattacielo Intesa Sanpaolo di Torino è un esempio di architettura sostenibile. Ospita una serra bioclimatica, un auditorium sospeso e una terrazza panoramica al 35° piano

Avrebbe potuto essere l’edificio più alto di Torino e invece non lo è, superato dal Palazzo della Regione Piemonte al Lingotto. Si staglia però tra i grandi viali cittadini e domina sul Passante ferroviario con il segno inequivocabile di una modernità voluta ed esibita. Nella sua tecnologica trasparenza, il grattacielo Intesa Sanpaolo porta in sé il marchio dell’archistar: cioè di Renzo Piano, il vincitore della gara internazionale che nel 2006 ha visto competere studi di fama internazionale, come Daniel Libeskind, Dominique Perrault e lo studio olandese Mvrdv (oggi impegnato nei lavori per la nuova Gam).

Dov’è il Grattacielo Intesa Sanpaolo

L’edificio firmato Renzo Piano Building Workshop sorge in corso Inghilterra 3, lungo il grande viale che copre il Passante ferroviario concepito da Vittorio Gregotti e Augusto Cagnardi nell’ambito del Piano Regolatore del 1995, tuttora vigente fino al nuovo strumento urbanistico di prossima approvazione. Si staglia là dove sorgeva fino agli anni 70 il mattatoio civico, in un’area che è tuttora di grande centralità, prossima alla stazione dell’alta velocità di Porta Susa, alle Ogr, al Tribunale da cui il grattacielo è separato da un vasto parco. La nuova sede del gruppo bancario risulta così immersa nel verde, grazie anche alle vaste corti seminterrate e alberate che la circondano e da cui emerge la torre di 38 piani fuori terra e 6 interrati. Un gigante, che domina solitario quella porzione di città, sebbene i summenzionati Gregotti e Cagnardi avessero previsto un grattacielo gemello prossimo a Porta Susa, finora non realizzato.



















































Il Grattacielo di Renzo Piano: una struttura innovativa

Ciò che è visibile dall’esterno è un prisma di vetro e acciaio, tutto trasparenza e tecnologia, facciate a doppia pelle, pilastri e tiranti inclinati. Il nucleo portante dell’edificio, una sorta di spina dorsale in calcestruzzo armato, è leggermente disassata verso nord così da poter ricavare un vasto spazio libero, tra il primo e il quinto piano, destinato ad accogliere la grande hall e l’auditorium da 364 posti. Dal punto di vista strutturale si è trattato di una grande sfida per i progettisti: il grande ambiente libero da strutture portanti risulta «appeso» a un enorme sbalzo di acciaio da 2.350 tonnellate, su cui poggiano sei mega colonne che scaricano il peso dell’intero edificio soprastante. 

Perché è considerato un edificio sostenibile

Una straordinaria invenzione, in linea con l’architettura «high tech» di Piano, a cui corrisponde anche una specifica attenzione alla sostenibilità ambientale, che ha permesso all’edificio di ottenere il prestigioso riconoscimento Leed (Leadership in Energy and Environmental Design) Platinum, attribuito dallo U.S. Green Building Council. Il grattacielo è, secondo le parole di Piano, «una macchina gentile, una soft machine, una macchina urbana, per lavorare bene, per starci bene, per consumare meno».
Si diceva della hall e dell’auditorium, spesso accessibili al pubblico in occasione di eventi: perché oltre a essere uno spazio di lavoro, con gli uffici del gruppo bancario, il grattacielo Intesa Sanpaolo è anche uno spazio aperto alla città. In particolare l’auditorium sospeso, a cui si accede attraverso scale mobili, accoglie conferenze, mostre d’arte e convegni all’interno dei suoi spazi flessibili grazie.

Grattacielo Intesa Sanpaolo: una serra al 35° piano

 Lo spazio forse di maggior suggestione è però al 35esimo piano di altezza, a 150 metri d’altezza. Da qui si domina l’intera città, con i suoi viali e le cupole, la collina e il fiume, la corona delle montagne. Uno spettacolo straordinario, visibili grazie a una terrazza panoramica e un percorso pedonale interno, che corre lungo le pareti vetrate. Al centro, su due piani, sono il bar e il ristorante, immersi in una serra bioclimatica. In uno spazio di 18 mila metri cubi svettano alberi e piante della macchia mediterranea, insieme all’installazione luminosa dinamica cromactive, creata nel 2017 dallo studio Migliore+Servetto Architects.

Perché non è l’edificio più alto di Torino

Qui si conclude l’edificio. Oggi raggiunge l’altezza di 166,26 metri, mentre il progetto originario di Piano, ben più «slanciato», ne prevedeva 176,70, addirittura 218,25 considerando le «vele» metalliche di coronamento. Perché, come molti ricordano, c’è stato un tempo recente in cui la politica e la cultura cittadine si sono esercitate in un acceso dibattito: se cioè il nuovo grattacielo potesse o meno superare la «soglia psicologica» dei 167,50 metri, l’altezza della Mole Antonelliana. Si decise di no. Indifferente alle polemiche, la Mole è rimasta il simbolo della città. Insuperabile.


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18 aprile 2026