Il 23enne nato in Belgio, una delle sorprese più liete di Oklahoma City in questa stagione, si è raccontato alla Gazzetta: “Quando vinci, vuoi riprovare di nuovo quella sensazione: anche per questo siamo ancora più affamati. Siamo una famiglia, sembriamo di stare al college tanto siamo uniti…”
18 aprile 2026 (modifica alle 16:30) – LONDRA 
“Siamo una squadra migliore dello scorso anno”. Quello di Ajay Mitchell, una delle sorprese di Oklahoma City quest’anno, è allo stesso tempo un grido di battaglia per i Playoff e un avvertimento alla Nba: i campioni in carica non vogliono abdicare. Nessuno fa il bis dal 2018, ma questi Thunder hanno confermato chiudendo col miglior record in regular season di essere pronti a diventare una dinastia. Anche grazie agli enormi progressi fatti da Mitchell, 23enne nato in Belgio e salito in questa sua seconda stagione Nba a oltre 13 punti di media dopo una prima condizionata dagli infortuni. “Voglio essere un giocatore in grado di fare quello che serve per vincere” ha raccontato in esclusiva alla Gazzetta dello Sport, tra le ambizioni di squadra e l’orgoglio per essere diventato un modello per tanti tifosi nel suo Belgio.
Ajay, cosa rende i Thunder abbastanza forti da ripetersi?
“Individualmente, ogni giocatore è diventato più forte e come squadra siamo decisamente cresciuti. Penso che complessivamente siamo migliori”.
Cominciate domenica contro Phoenix.
“È un’ottima squadra, molto fisica, con tanti giocatori che possono difendere sul punto di attacco: è uno dei loro punti di forza”.
In NBA si dice che vincere cambia tutto: come sono cambiate le cose a Oklahoma City?
“Con i tifosi non molto, perché sono da sempre molto vicini alla squadra: sappiamo quanto vincere il primo titolo abbia significato per loro. Per noi giocatori, vincere ci ha resi ancora più affamati. È importante dimenticarci di quel titolo e capire che abbiamo davanti una nuova montagna da scalare: siamo in una nuova stagione, quello che è successo è nel passato. Quando vinci, vuoi riprovare di nuovo quella sensazione: anche per questo siamo ancora più affamati”.
Nessuno riesce a ripetersi dal 2018: perché?
“Per prima cosa, l’Nba è una lega davvero competitiva e tante squadre migliorano da un anno all’altro. Per noi, la sfida più grande deve essere quella di concentrarci solo su noi stessi e diventare una squadra migliore. Lo abbiamo fatto in regular season, ai Playoff dobbiamo farlo di nuovo. La cosa più importante è rimanere nel momento: pensiamo al primo turno e basta ora”.
L’anno scorso, complici gli infortuni in regular season, ha giocato poco nei Playoff. Quanto quell’esperienza però l’ha aiutata per la crescita di questa stagione?
“Tanto, perché ai Playoff capisci davvero a che livello sei. È tutto diverso, quando sei in campo sai che stai giocando contro i migliori e che quella è la tua occasione per crescere. Io l’anno scorso sapevo che, di ritorno dall’infortunio, non avrei giocato molto, ma vivere i Playoff mi ha permesso di capire quanto è importante, quanto conti davvero. E quanto alla fine sia solo basket e quello che cambia è solamente cosa c’è in palio. Mi ha permesso di cominciare la stagione concentrato su quello che è importante davvero e quello che potevo fare per aiutare la squadra”.
Quando ha capito che quest’anno sarebbe stato diverso?
“Tornato a Oklahoma City dopo l’estate avevo una mentalità diversa: ero determinato a fare tutto quello che potevo per essere parte integrante della squadra, conquistarmi un ruolo più importante e aiutare la squadra a vincere. Poter giocare di più è stato determinante, sentire la fiducia di compagni e staff mi ha aiutato a giocare più libero e a cercare di essere la miglior versione possibile di me stesso”.
Tornato a Oklahoma City dopo l’estate avevo una mentalità diversa. Oggi mi sento più libero, voglio essere la versione migliore di me stesso”
Mitchell sulla stagione in corso
Cosa l’ha resa importante per i Thunder?
“Penso la mia capacità di essere un giocatore completo, di integrarmi bene in quintetti diversi e con compagni diversi, di riuscire a fare giocate importanti su entrambi i lati del campo. Sono qualità che possono aiutare una squadra a vincere. Penso di avere tanto su cui lavorare, ma il mio obiettivo è da sempre quello di essere un giocatore completo capace di fare la differenza in ogni situazione”.
Ai Playoff, i giocatori migliori sono quelli che sanno alzare il loro livello: come lo farà?
“Le cose fondamentali, penso: essere un giocatore completo che sa fare giocate decisive su entrambi i lati del campo. Si tratta di metterci energia e fare le cose che servono per far vincere la squadra. Voglio concentrarmi sui piccoli dettagli che fanno la differenza”.
I suoi tifosi in Belgio sono pronti a fare le notti per seguirla?
“È speciale quello che fanno. In tanti mi dimostrano affetto, famiglia e amici ovviamente ma anche persone che non conosco, con messaggi che mi fanno piacere. Mi hanno detto che in Belgio ci sono tanti ragazzi che indossano la mia canotta: è speciale per me, perché io sono stato il ragazzino che giocava a basket con la canotta di altri. Sapere che ci sono ragazzi che mi vedono come un modello è incredibile”.
Lei con quali canotte giocava?
“Tony Parker, anche se i miei amici non erano contenti perché è francese. Per me era semplicemente una grande point guard. Poi LeBron James, Kevin Durant e Russell Westbrook”.
Ed è finito a Oklahoma City, a vincere il titolo come Durant e Westbrook non sono riusciti a fare…
“Quando sono stato scelto al Draft, un mio amico mi ha mandato una foto che avevamo fatto da ragazzini in un camp in cui io avevo la maglia di Durant: è stato speciale rivederlo. Quella squadra con KD, Westbrook e Harden è una di quelle che ho ammirato di più. È una delle cose che ha reso speciale l’essere riuscito a vincere qui. A Oklahoma City sembra di stare in famiglia, sia nella squadra che in città. Lo senti ovunque vai, lo senti in gruppo: siamo molto uniti, quasi come fossimo al college”.
Siete i campioni in carica, avete chiuso la regular season col miglior record: solo il titolo trasformerà la vostra in una stagione di successo?
“Siamo agonisti, vogliamo vincere e il titolo è il nostro obiettivo. Vogliamo dare tutto quello che abbiamo, perché la cosa peggiore è avere rimpianti a fine stagione: se chiuderemo senza averli, non vedo perché dovrebbe essere una stagione negativa”.
Vogliamo vincere e il titolo è il nostro obiettivo. Daremo tutto quello che abbiamo. Non dovremo avere rimpianti”
Mitchell sui playoff
A livello personale, cosa trasformerebbe questi Playoff in un successo?
“Vivere il momento. Sapere che sarà dura, ma sapere come affrontarlo. Rimanere positivo, aggressivo, ma anche godermela perché è una fortuna essere in questa posizione: impari tanto, su te stesso e sul tuo livello. Quello che voglio fare è lavorare a testa bassa e fare tutto il possibile per aiutare la squadra”.
© RIPRODUZIONE RISERVATA