LECCE – Può sembrare il segnale di una patologia grave, ma in realtà è solo il “ricordo” elettrico di un’anomalia già passata.
È su questo equivoco che si concentra lo studio condotto da un gruppo di ricercatori del laboratorio Dream dell’Università del Salento, che ha individuato una nuova variante della cosiddetta “memoria cardiaca”, un fenomeno noto in cardiologia ma ancora poco esplorato nelle sue manifestazioni più complesse.
Il lavoro, firmato come primo autore dal professor Marcello Costantini e pubblicato sulla rivista scientifica “Exploration of Cardiology”, descrive un particolare comportamento dell’elettrocardiogramma osservato in pazienti con blocco di branca sinistra intermittente in assenza di altre patologie: un’alterazione della conduzione elettrica del cuore che compare e scompare nel tempo.
Il punto centrale è ciò che accade dopo. Anche quando il ritmo torna normale, il cuore può continuare a “portare traccia” dell’anomalia precedente: una sorta di impronta elettrica che persiste e che può essere letta, all’elettrocardiogramma, come segnale di un problema in atto.
Queste alterazioni possono infatti somigliare a quadri clinici ben più gravi, come quelli associati a condizioni coronariche o a cardiomiopatie aritmogene, con il pericolo di indirizzare verso diagnosi errate o trattamenti non necessari.
La variante individuata dai ricercatori, denominata “Oil Came”, si distingue per un comportamento anomalo dei segnali elettrici durante il blocco: un dettaglio tecnico, ma rilevante perché potrebbe rappresentare una diversa espressione dei meccanismi alla base della memoria cardiaca e aiutare i clinici a riconoscere situazioni non patologiche.
Le indagini, sviluppate nell’arco di diversi anni, hanno coinvolto una rete di collaborazioni tra l’Università del Salento, l’Università dell’Insubria, l’Università dell’Aquila, ASL Lecce, il Cardionair di Nardò e l’Academia Nacional de Medicina di Buenos Aires.
“L’esistente, dal paesaggio al corpo umano, non è un ammasso infinito di sistemi che si accendono e si spengono senza lasciare traccia, ma un insieme armonico di realtà che portano con sé la propria storia. Nel cuore – commenta il professor Costantini – ciò che è stato lascia una traccia che può riemergere in modo inatteso. Comprendere questi fenomeni non è solo una curiosità scientifica, ma può aiutare a evitare interpretazioni errate di quadri clinici complessi, senza contare che molto c’è ancora da scoprire in questo campo così complesso e affascinante”.
Il nome scelto per il fenomeno – Oil Came – richiama volutamente il territorio: “l’olio è arrivato”, un riferimento agli ulivi del Salento e alla loro memoria storica segnata dalla Xylella. Un’immagine che i ricercatori hanno voluto associare a un concetto chiave della loro osservazione: anche nel cuore, ciò che accade non scompare del tutto, ma può lasciare un segno.
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