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Redazione Online

L’inchiesta dell’Atlantic su Kash Patel, che replica: «Tutte falsità, ci vediamo in tribunale. Portate il libretto degli assegni»

Un «paranoico» ossessionato dalla «paura di essere licenziato». Un uomo che beve troppo, tanto che in più occasioni la sua scorta ha avuto difficoltà a svegliarlo. Uno dei personaggi-chiave dell’amministrazione statunitense che almeno una volta è risultato irraggiungibile dietro porte chiuse a chiave, tanto che è stata fatta anche richiesta di attrezzature da sfondamento. In altre parole, un rischio per la sicurezza nazionale: proprio quella che dovrebbe concorrere a proteggere.

Il ritratto che emerge di Kash Patel, capo dell’Fbi, dall’inchiesta che a lui viene dedicata nell’ultimo numero dell’Atlantic, tra i più prestigiosi periodici statunitensi, è catastrofico. E a testimoniarlo è anche la reazione, furente, dello stesso Patel: «Tutte falsità. Ci vediamo in tribunale. Portate il libretto
degli assegni», ha detto. 




















































Fa muro anche la Casa Bianca: lavorando insieme a Donald Trump – spiega la portavoce Karoline Leavitt – Patel ha fatto «crollare la criminalità ai livelli più bassi degli ultimi 100 anni. È una figura chiave nell’amministrazione». 

All’interno dell’amministrazione però i timori su Patel e la sua abitudine di alzare il gomito non sono nuovi. Tutti sono al corrente delle sue sbornie al club privato Ned’s di Washington o alla Poodle Room di Las Vegas, dove trascorre parte dei suoi fine settimana. «Beve così tanto da non riuscire a nascondere in pubblico la sua ubriachezza», tanto da essere costretto anche a  «rinviare incontri.

E nei giorni scorsi – rivela l’Atlantic – Patel, mentre si preparava a lasciare l’ufficio per il fine settimana, ha avuto difficoltà ad accedere al sistema interno dell’Fbi, andando su tutte le furie. La sua prima reazione è stata panico, poi è andato in giro per l’agenzia dicendo che era stato licenziato dalla Casa Bianca. In realtà si trattava di un semplice problema tecnologico risolto  rapidamente: ma l’episodio è emblematico della sua paranoia di essere licenziato, della sua diffidenza nei confronti di tutto e tutti e del suo arrivare a conclusioni affrettate senza avere prove sufficienti. 

Il quarantacinquenne, uno dei volti più intransigenti del mondo Maga, era stato voluto da Trump a capo di un’agenzia con la quale, durante il suo primo mandato da presidente degli Stati Uniti, si era scontrato a causa del caso Russiagate. 

Patel, appena insediato, ha provveduto a licenziare decine di funzionari dell’Fbi ritenuti ostili all’amministrazione. 

Il suo nome circola però ormai da tempo come uno dei possibili prossimi «silurati» del presidente. Secondo indiscrezioni, la sua testa sarebbe dovuta cadere subito dopo l’uscita della ministra della Giustizia Pam Bondi insieme a quella della direttrice dell’intelligence Tulsi Gabbard. 

Patel però per ora resiste nonostante le polemiche e i rimproveri del presidente. Trump infatti lo ha sgridato pubblicamente nei mesi scorsi per il video virale che lo ritraeva tracannare una birra nello spogliatoio della squadra di hockey americana dopo la vittoria dell’oro alle Olimpiadi invernali. 

Il Wall Street Journal ha pubblicato un’esclusiva in cui dettagliata i voli di Stato utilizzati da Patel per numerosi viaggi privati, tra cui nove a Las Vegas, la città dove viveva prima di trasferirsi a Washington, e sette a Nashville, dove risiede la sua fidanzata, la cantante country Alexis Wilkins. Alcuni di questi voli sarebbero avvenuti quando, in pieno shutdown, i dipendenti dell’Fbi si trovavano a casa senza stipendio. E la vicenda avrebbe certamente avuto meno risonanza se un paio d’anni prima Patel non avesse accusato il suo predecessore, Chris Wray, di utilizzare voli di Stato per andare in vacanza. 

Ancora più serie sono le questioni che riguardano lo scarso rispetto del protocollo nella gestione delle indagini più delicate. Celebre è il caso dell’assassinio dell’attivista conservatore Charlie Kirk, quando Patel annunciò la cattura di un sospetto ben ventiquattro ore prima che il presunto omicida si consegnasse spontaneamente alle forze dell’ordine.

Altrettanto imbarazzo suscitò l’annuncio, lo scorso 31 ottobre, di un «potenziale attentato terrorista sventato dall’Fbi» in Michigan del quale la polizia locale non sapeva nulla. Il procuratore competente non aveva infatti ancora emesso nessuna accusa formale. Solo giorni dopo, conclusa la prima fase delle indagini, un gruppo di giovani fu ufficialmente incriminato per aver fatto incetta di armi da utilizzare per un attentato ispirato all’Isis e diretto contro i locali gay.

All’interno dell’Fbi molti si sono abituati al suo comportamento eccentrico, che include anche la sua frustrazione per il merchandising dell’agenzia ritenuto «non abbastanza intimidatorio». 

«Una parte di me è contenta che sprechi il suo tempo in altro perché così è meno pericoloso ma questo significa – ha detto una fonte dell’agenzia all’Atlantic – che non abbiamo un direttore operativo».

E un agente dell’Fbi ha detto che l’idea che Patel possa trovarsi alla guida della risposta ad un possibile attacco terroristico lo «tiene sveglio la notte».

18 aprile 2026