di
Alessio Di Sauro
Via de Nicola blindata per l’evento promosso dal presidente del Municipio 6 Santo Minniti: «Fabio ha dimostrato che questa identità può trasformarsi in forza». L’artista non ha voluto nessun cachet
Se Lucio Dalla rese immortale piazza Grande, Marracash ce l’ha fatta con via de Nicola. Lo spartito si è adeguato ai tempi ma nel sottobosco della Barona c’è chi sussurra che la musica non sia mai cambiata, se non per una sera. La melodia muta definitivamente alle 19, puntuale come da programma, quando «The King» — secondo e più altisonante alias del signore del rap, al secolo Fabio Bartolo Rizzo — fa la sua apparizione su un palco che già dal primo pomeriggio si era affollato di una pletora di mestieranti di quartiere nati, cresciuti e svezzati in Zona 6, come imposto dal pedigree dell’intero evento, a cui è spettato l’onore e l’onere di aprire le danze del padrone di casa.
«Se si sogna in grande nascere alla Barona può essere una zavorra — arringa dal palco il presidente del Municipio 6 Santo Minniti, cerimoniere e promotore dell’appuntamento —. Fabio ha però dimostrato che questa identità può trasformarsi in forza». Già, l’identità. Più che un’esibizione, il «Marra Block Party» di scena in una via de Nicola blindata è parso una dichiarazione: d’amore, d’intenti. Perché , per cantare dinanzi al suo quartiere, l’autore dell’album «Persona», disco di platino, il cachet non lo ha voluto. Ha omaggiato quel dedalo di strade popolose e popolari tra via Forni, de Nicola e Depretis in cui è cresciuto e con cui mantiene un legame di sangue.
Qui, dove «ti levano anche i tattoo» — copyright e definizione propria —, dove è arrivato da ragazzo e si è fatto largo dopo, nell’ordine, essersi trasferito dai Nebrodi siciliani che gli diedero i natali prima e lo sfratto dalla casa popolare di via Bramante che aveva accolto la sua famiglia poi. Là dove sua madre «era venuta a Milano sognando una casa privata e ora stava alla Barona dietro a una risaia». Se in genere il rap talvolta circoscrive i suoi fruitori, stavolta prima ancora che di nativi digitali la platea era composta da nativi del quartiere.
Più d’un pensionato alzava l’età media dell’uditorio, galleggiando fra rime e luci stroboscopiche senza però per questo sentirsi un pesce fuor d’acqua. Agostino di anni ne ha 67 e alla camicia bianca — contraltare d’eccezione alle tute in acetato che la fanno da padrone — ha abbinato la sciarpa dell’evento. «Abito in via Depretis da tutta la vita — racconta — lui è stato l’unico di cui abbia memoria che ha restituito il senso di appartenenza a questa comunità. È il nostro figlio prediletto». E ancora: «È una dimostrazione d’affetto alla propria terra», puntualizza Claudio Bertona.
Del resto l’antifona si era intesa già lo scorso 5 marzo, quando in migliaia avevano preso d’assalto il Barrio’s, botteghino solidale di zona, polverizzando in poche ore i biglietti messi in vendita secondo modalità impensabili nella Milano 2.0: prezzo calmierato per tutti, precedenza per gli «indigeni», nessuna corsia preferenziale per specialisti e addetti ai lavori. Tutti a contribuire a quei progetti di riqualificazione del quartiere finanziati dai proventi del concerto.
D’altronde lo slogan era tracciato: «La Barona per la Barona». E sia. L’identità popolare ha risposto presente: alla domanda dal palco su quanti siano nati e cresciuti in zona il boato si fa assordante, le mani alzate di chi rivendica le origini autoctone sovrastano per numero quelle, pur numerose, dei rappresentanti del resto dello Stivale. Con qualche eccezione, va da sé: «Non è con un concerto che si risolvono i nostri problemi», chiosa una ragazza di solo nero vestita, dopo che Marra ha appena ricordato che sì, lui andava a scuola a meno di 500 metri dal palco, e che «l’energia va sempre trasformata in rabbia». Qualcuno lo equivoca: alla terza canzone scoppia una piccola rissa, improcrastinabile come le tasse. Ma il popolo della Barona non se ne cura; arriva la security che prende il responsabile e lo porta di là. E tutti a cantare, «Badabum, badabum, badabum cha cha».
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18 aprile 2026 ( modifica il 18 aprile 2026 | 20:49)
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