di
Simone Dinelli
Le parole di monsignor Vaccari durante la cerimonia: «Non lasciamoci distruggere dall’odio, non cediamo alla logica dello scontro, non dividiamo la città in fazioni»
Giacomo Bongiorni vide «dei ragazzi comportarsi male e ha detto loro qualcosa», «l’aggressione sviluppata da un giusto richiamo per una bottiglia di vetro rotta è degenerata! Potrei dire molte cose. Ne dico una sola, per prima: Giacomo ha fatto una cosa giusta. E questa Chiesa è qui anche per raccogliere la sua voce, il suo richiamo».
Fuori dal Duomo gli amici con le magliette bianche e la scritta «Vola alto fratello Mortegian», in riferimento al quartiere del Mirteto, da dove proveniva il carpentiere di 47 anni ucciso nella notte fra sabato 11 e domenica 12 aprile in piazza Palma. Proprio gli amici hanno accolto il feretro in piazza aranci, caricandolo sulle spalle per portarlo in cattedrale per la celebrazione del funerale. Ad accompagnare il passaggio della bara, migliaia di persone e un unico, toccante, interminabile applauso. Lutto cittadino, con bandiere a mezz’asta e negozi chiusi.
Il vescovo Mario Vaccari, ai funerali del 47enne ucciso domenica scorsa in piazza Palma a Massa si rivolge poi alla famiglia: «Siete stati raggiunti da qualcosa di ingiusto» e al figlio 11enne «che ha tenuto la mano di suo padre e gli chiedeva di alzarsi voglio dire: tuo padre era un uomo buono. Quello che ha fatto era giusto. Portalo con te».
«Non ci sono parole che lo riparino – ha proseguito – Non c’è gesto che restituisca quello che vi è stato tolto. Quello che posso dirvi è che questa comunità — la città di Massa, la diocesi, le persone che vi vogliono bene — non vi lascia soli». Monsignor Vaccari ha rievocato la fiaccolata oltre 10 mila persone, «era una città che si guardava in faccia e si diceva: questo non siamo noi. Non vogliamo essere questo», «quelle diecimila persone ci hanno consegnato una responsabilità», «a me, alle istituzioni, alle scuole, alle famiglie, alle comunità cristiane, a chiunque abbia un ruolo nella vita di questa società», «dobbiamo farne qualcosa».
Vaccari ha pronunciato le parole «perdono e riconciliazione» ma «non sto chiedendo alla famiglia di Giacomo di perdonare chi lo ha ucciso – ha sottolineato – Non è questo il luogo, non è il momento, e non spetta a me dirlo», «parlo di perdono e riconciliazione per riparare quel tessuto sociale che si è lacerato» per «non lasciarsi distruggere dall’odio, non cedere alla logica dello scontro, non dividere la città in fazioni».
«In questi giorni – ha proseguito – ho visto anche questo: la rabbia — comprensibile, giusta — che rischia di diventare pretesto per chiusure, per contrapposizioni, per semplificazioni pericolose. Ho sentito parole che dividevano invece di unire. Ho visto il dolore di Giacomo usato per dire cose che Giacomo, ne sono certo, non avrebbe voluto che si dicessero».
E «il nuovo inizio di cui hanno parlato la madre e la cugina di Giacomo non può nascere dalla vendetta, né dalla paura, né dall’indifferenza. Può nascere solo da una comunità che accetta di guardarsi in faccia — con tutte le sue differenze, con tutte le sue tensioni — e decide di dialogare invece di urlare. Non dimenticare, non minimizzare, ma scegliere la convivenza, la costruzione di una comunità come valore irrinunciabile».
«Quello che è successo a Giacomo ci dice che qualcosa si è incrinato nel modo in cui cresciamo i nostri figli, nel modo in cui siamo presenti nelle fasi più fragili della loro vita. Ragazzi che esplodono così non nascono la sera prima. Sono il frutto di anni in cui nessuno ha saputo — o potuto — tenerli. Per questo rivolgo un appello diretto alle istituzioni: al Comune, alla Prefettura, alle scuole, ai servizi sociali. Non solo più controllo — anche quello, se serve — ma qualcosa di più difficile», «un patto educativo vero, che metta attorno allo stesso tavolo tutti i soggetti che hanno a che fare con la crescita dei giovani. La Chiesa di Massa Carrara-Pontremoli c’è. Lo dico senza ambiguità: siamo disponibili a fare la nostra parte, con le parrocchie, con gli oratori, con le comunità».
Al termine della funzione, il nuovo infinito applauso all’uscita del feretro dalla chiesa, seguito dalla lettura di una toccante lettera della signora Antonia, zia «e rifugio» di Giacomo, accompagnata dalle note delle canzoni Sempre e per Sempre di Francesco De Gregori, la canzone del loro cuore. Una lettera in cui la donna ricorda l’ultimo messaggio del nipote e quell’ultimo “ti voglio bene, perché oggi mi va così e non bisogna aspettare a dirlo” che oggi suona come un ammonimento a vivere sino in fondo il presente. Dopo De Gregori, vengono irradiate anche le note di Stupendo di Vasco Rossi, cantata con le lacrime agli occhi anche dagli amici del carpentiere.
Poi l’ultima discesa della bara dai gradoni di ingresso alla cattedrale, con una signora che grida «Fate qualcosa per Massa». Attorno alla bara, migliaia di persone: dentro la chiesa, per strada, alle finestre: nessuno ha voluto mancare nel giorno del lutto cittadino, con bandiere listate a lutto e tanti negozi chiusi durante lo svolgimento delle esequie.
Il feretro entra nel carro funebre e si allontana lentamente: «Giacomino» urla la piazza, nel salutarlo verso il suo ultimo viaggio in direzione Mirteto, dove il suo corpo riposerà. “Vola alto, fratello Mortegian”.
Vai a tutte le notizie di Firenze
Iscriviti alla newsletter del Corriere Fiorentino
18 aprile 2026 ( modifica il 18 aprile 2026 | 17:59)
© RIPRODUZIONE RISERVATA