di
Gian Guido Vecchi

Prevost in Camerun celebra la messa con 200 mila fedeli nell’aeroporto militare. Il viaggio apostolico prosegue in Angola

DAL NOSTRO INVIATO 
YAOUNDÉ (Camerun) «Gesù è con noi, sempre, più forte di qualsiasi potenza del male…». Leone celebra la messa nell’aeroporto militare di Yaoundé, ai margini della pista ci sono 200 mila fedeli e i colori dei vestiti fanno da contrasto alla giornata di nubi basse e grigie: «In ogni bufera, Gesù ci raggiunge e ci ripete: “Io sono qui con te: non aver paura”. Per questo ci rialziamo da ogni caduta e non ci lasciamo fermare da nessuna tempesta ma andiamo avanti, con coraggio e con fiducia, sempre».

Nell’ultima messa in Camerun, prima di raggiungere nel pomeriggio l’Angola, si legge l’episodio evangelico della tempesta sedata, il Maestro che cammina sulle acque e placa la paura dei discepoli che la sera si erano imbarcati nel «mare» di Galilea. «La Chiesa ha sperimentato tante volte, nel suo navigare lungo i secoli, tempeste e venti contrari, e anche noi possiamo identificarci con i sentimenti di paura e di dubbio provati dai discepoli durante la traversata del lago di Tiberiade», considera Prevost: «È ciò che proviamo nei momenti in cui ci sembra di affondare, sopraffatti da forze avverse, quando tutto appare oscuro e ci sentiamo soli e fragili. Ma non è così».



















































Il commento del Papa è sottile, il vangelo di Giovanni precisa che «era ormai buio» e nella tradizione ebraica «le acque, con la loro profondità e il loro mistero, richiamano spesso il mondo degli inferi, il caos, il pericolo, la morte, assieme alle tenebre evocano le forze del male che l’uomo da solo non può dominare» ma insieme segnano, come nell’Esodo, il «passaggio» verso la liberazione: «Gesù si fa vicino a noi: non placa immediatamente le tempeste, ma ci raggiunge in mezzo ai pericoli. Invita anche noi, nelle gioie e nei dolori, a stare insieme, solidali, come i discepoli, sulla stessa barca, a non guardare da lontano chi soffre, ma a farci prossimi, a stringerci gli uni agli altri». Perché «nessuno dev’essere lasciato solo ad affrontare le avversità della vita, e ogni comunità ha il compito di creare e sostenere strutture di solidarietà e di aiuto reciproco in cui, di fronte alle crisi – siano esse sociali, politiche, sanitarie o economiche – tutti possano dare e ricevere aiuto, in base alle proprie capacità e secondo i propri bisogni».

Nei tre giorni in Camerun, il Papa ha raggiunto le regioni anglofone in guerra civile, denunciato «i signori della guerra» nel mondo «distrutto da una manciata di tiranni», invocato la condivisione delle ricchezze, ripetuto che l’umanità «ha fame di pace, di libertà, di giustizia».

In questi giorni si sono ripetuti gli attacchi di Trump, il suo vice Vance ha sostenuto che «il Vaticano dovrebbe attenersi alle questioni i morali». Ora Prevost spiega che «la fede non separa lo spirituale dal sociale, anzi dà al cristiano la forza di interagire con il mondo per rispondere ai bisogni degli altri, specialmente dei più deboli». Così il «non abbiate paura» di Gesù ai discepoli «assume una dimensione ampia, anche a livello sociale e politico, come incoraggiamento ad affrontare problematiche e sfide – particolarmente quelle legate alla povertà e alla giustizia – insieme, con senso civico e responsabilità civile». Alla salvezza di una comunità «non bastano gli sforzi individuali e isolati dei singoli», chiarisce il Papa: «Serve una decisione comune, che integri la dimensione spirituale ed etica del Vangelo nel cuore delle istituzioni e delle strutture, facendone strumenti per il bene comune, e non luoghi di conflitto, o di interesse, o teatro di lotte sterili». 

L’ultimo messaggio alla gente del Camerun, a cominciare dai giovani, è insomma un invito alla «solidarietà», ad essere «attenti al grido dei sofferenti», all’impegno civile e politico: «A volte la vita di una famiglia e di una società richiede anche questo: il coraggio di cambiare abitudini e strutture, perché la dignità della persona resti sempre al centro e si superino disuguaglianze ed emarginazioni».


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18 aprile 2026 ( modifica il 18 aprile 2026 | 12:04)