di
Lorenzo Cremonesi

La difficile mappatura delle mine. Teheran, anche se indebolita militarmente, si ritrova più forte e rilevante di prima sulla scena internazionale, con la capacità di ricattare l’economia mondiale

Barchini armati superveloci, droni, mine marine, razzi e missili a corto raggio sono le armi che l’Iran è pronto a utilizzare subito per imporre il suo controllo militare su Hormuz. Nel suo punto più stretto circa 35 chilometri separano le coste iraniane da quelle dell’Oman. Non servono armamenti sofisticati, sono sufficienti determinazione a colpire e la capacità di rendere ben chiare le proprie intenzioni a paralizzare le petroliere e qualsiasi nave da trasporto: nessuna compagnia assicurativa o società navale è disposta a mettere a rischio i propri capitali. 

A Teheran basta anche soltanto minacciare o danneggiare leggermente un battello per imporre il proprio diktat su questa vitale via d’acqua da cui transita un quinto del petrolio mondiale. Persino le navi di pattuglia americane, pur con i loro sistemi di difesa e attacco supersofisticati, evitano di incrociare da vicino a Hormuz. 



















































Queste ultime ore caratterizzate dal rilancio dello stato di crisi e persino dal rischio della ripresa del conflitto guerreggiato, con Teheran che torna a chiudere Hormuz in risposta al blocco imposto da Washington al suo traffico navale, ripropone gli affetti perniciosi di lungo periodo dell’aggressione israelo-americana contro la teocrazia degli Ayatollah. Prima dell’attacco del 28 febbraio la questione Hormuz non era all’ordine del giorno, l’attenzione era concentrata sul programma nucleare e il sistema missilistico iraniani, ma oggi Teheran, sebbene indebolita militarmente, si ritrova più forte e rilevante di prima sulla scena internazionale, con la capacità di ricattare l’economia mondiale. 

Il nuovo blocco riporta in auge le condizioni già avanzate dagli iraniani nelle settimane calde della guerra, prima del cessate il fuoco seguito ai colloqui in Pakistan. Prima di tutto la questione dei dazi. «Le navi in transito devono pagare una tassa per la sicurezza e la protezione ambientale», ha annunciato ieri il Consiglio Superiore per la Sicurezza Nazionale. In passato si era parlato di tasse che potevano arrivare anche a due milioni di dollari. Ebrahim Azizi, capo dello stesso Consiglio, ha aggiunto che le navi con regolare autorizzazione al transito dovranno seguire le rotte già indicate nel mese scorso. 

Stretto di Hormuz, dai droni ai barchini: la «diga» dell’Iran

L’Iran esige che si navighi nelle proprie acque e dunque non nel corridoio parallelo, più vicino alle coste dell’Oman. Le motivazioni sono ovvie: Teheran rafforza la propria sovranità su Hormuz, ne fa un suo monopolio. «Le regole del passaggio sono determinate dall’Iran, non da annunci postati sui social», aggiunge Azizi in aperta polemica con i messaggi di Trump su X. Fa da corollario la puntualizzazione per cui non possono transitare le «unità militari di nazioni ostili».

Per chiunque cerchi di violare il blocco vale l’avvertimento diffuso ieri dal Leader Supremo, Ayatollah Mojtaba Khamenei: «La valorosa marina iraniana è pronta a infierire nuove amare sconfitte ai nostri nemici». Tra le armi navali più insidiose a disposizione delle Guardie della Rivoluzione (i Pasdran) c’è quella che in gergo è chiamata la «flotta delle zanzare»: centinaia di barchini in grado di raggiungere i 100 nodi di velocità, letteralmente volano sull’acqua, sono armati di mitragliatrici pesanti e siluri, volendo possono anche trasformarsi in kamikaze. 

Americani e israeliani hanno danneggiato o affondato larga parte della flotta convenzionale iraniani, ma non i barchini che sono ormeggiati in grotte e cavità lungo la costa e dispongono ancora almeno 10 basi di appoggio. La guerra in Ucraina dimostra gli effetti bellici devastanti di decine di droni coordinati all’attacco delle postazioni nemiche. I droni marini ucraini hanno battuto la flotta russa del Mar Nero. Gli iraniani a Hormuz dispongono ancora di parecchie carte da giocare.

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19 aprile 2026