di
Anna Momigliano

Dice l’esperto che «ci sono due opzioni davanti: per lui andrà male o molto male»

Trump sente il fiato sul collo, schiacciato dalla pressione dell’opinione pubblica e dal prezzo del petrolio, e cerca una via d’uscita in fretta. Forse anche troppo in fretta, se è vero, come scriveva il Wall Street Journal, che l’urgenza di chiudere la partita lo espone ai negoziati con Teheran da una posizione più debole.

«Gli iraniani sanno bene che Trump è nei guai», dice al Corriere Charles Kupchan, già consigliere di Obama e docente di Relazioni internazionali a Georgetown. Nei guai, appunto. «La situazione gli si è rivoltata contro. Trump pensava che il regime sarebbe crollato nel giro di qualche giorno e che lui sarebbe passato alla Storia come l’unico presidente capace di sconfiggere l’Iran. Invece ha alimentato la più grande crisi energetica di quest’epoca, ha tradito la promessa di non imbarcarsi in lunghe guerre e ha peggiorato il costo della vita. Si sente alle strette e vuole un accordo il prima possibile, prima che si avvicinino troppo le elezioni di midterm».



















































Che tipo di accordo vuole? 
«Uno che gli consenta di dire di aver eliminato la minaccia che lo ha spinto a dichiarare la guerra». 

Cioè il nucleare? 
«Probabilmente adesso Trump spera di ottenere qualcosa sull’uranio arricchito e punta a riaprire lo Stretto di Hormuz. Va detto però che, prima e durante il conflitto, ha cambiato molte volte versione su quale fosse davvero la minaccia che l’ha indotto ad agire. Resta il nodo del programma missilistico iraniano e del sostegno degli ayatollah alle milizie in Medio Oriente. Su questo, temo che le possibilità di arrivare a una situazione migliore di quella precedente alla guerra siano piuttosto scarse».

Anche il verbo “riaprire” può voler dire cose diverse. L’Iran vorrebbe mantenere il controllo di Hormuz, con le navi che passano sì, ma pagando un pedaggio. Europa e Paesi arabi, invece, vorrebbero una navigazione libera. 
«Credo che a Trump interessi soprattutto che ricominci il movimento delle navi, perché finché restano ferme la crisi energetica e quella dei fertilizzanti non potranno che peggiorare».

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Accetterebbe un controllo iraniano dello Stretto? 
«No. Non potrebbe accettare una situazione in cui Teheran continua a chiedere due milioni di pizzo per ogni nave. Ma potrebbe accettare una soluzione con un sistema di monitoraggio internazionale che includa anche l’Iran».

Però Trump non sta sostenendo i “volenterosi” riuniti a Parigi.
«È arrabbiato e permaloso, per questo ha attaccato Meloni e il Papa. Ma è il segno che si sente più debole».

Sta negoziando da una posizione di debolezza? 
«Gli iraniani hanno capito che è in difficoltà e che Hormuz dà loro una leva importante, quindi tengono una posizione dura».

Trump può ancora uscirne vincitore? 
«Le opzioni sono due. Per lui può finire molto male, oppure solo un po’ male. Se non ottiene un accordo, si andrà verso una recessione globale. Se invece lo ottiene, canterà vittoria ma, a seconda delle condizioni, difficilmente riuscirà a proiettare un’immagine davvero da vincitore».

19 aprile 2026 ( modifica il 19 aprile 2026 | 09:56)