Vittoria (e lacrime) contro Zverev
(Marco Calabresi) Per capire quanto il Tennis Club Parioli, per Flavio Cobolli, sia come casa, basta questo: dal trionfo di Bologna in Coppa Davis, a novembre, non erano passate neanche 24 ore, e Flavio e papà Stefano si fiondarono al circolo con la riproduzione della coppa, da mostrare a tutti i soci che avevano visto l’azzurro crescere fino a diventare campione del mondo. Orgoglio, gioia, appartenenza, famiglia.
Anche Mattia, 13 anni, frequentava la scuola tennis al Parioli: Flavio, quando ha saputo della sua tragica scomparsa, venerdì aveva appena finito la sua partita contro il ceco Kopriva ed è scoppiato a piangere, dedicando poi un pensiero a lui e al padre Paolo. «Ogni punto che giocherò, ogni palla che toccherò, ogni passo che farò, penserò a te. Giocherò per te e ti porterò con me ovunque andrò. Paolo, sei un papà fantastico e lo sarai per sempre: conta su di noi e sii forte anche per lui».
Così ieri, prima di battere per la prima volta uno dei cinque migliori giocatori al mondo, Flavio (già sicuro di aver eguagliato il suo best ranking da n.13, ma in base al suo risultato di oggi e a quello di Rublev potrebbe salire al 12) ha preso il pennarello e sul manicotto protettivo per il braccio si è disegnato una M e un cuore: poi è sceso in campo e ha strapazzato Sascha Zverev, qualificandosi per la finale dell’Atp 500 di Monaco. Sul diritto steccato dal tedesco che ha chiuso la partita, Flavio non ha retto l’emozione.
È scoppiato nuovamente a piangere e ha dedicato la vittoria al giovane tennista del Parioli che sognava di diventare come lui. Anche oggi Flavio contro Ben Shelton giocherà nel ricordo di Mattia. Dopo aver vinto i primi due precedenti con l’americano, l’anno scorso ha perso tre match, ma stavolta avrà una motivazione in più.