Il belga, grande favorito, batte il vincitore del 2025 in un arrivo a due
Giornalista
19 aprile 2026 (modifica alle 17:32) – MILANO
Gli mancava l’Amstel Gold Race, che l’anno scorso aveva perso in quel rocambolesco finale con Pogacar, tiri tu e tiro io, e sul traguardo era arrivata la beffa di Skjelmose ed era arrivato terzo. Oggi no, Remco Evenepoel non ha fallito: il re è tornato e sulla linea ha scatenato tutta la sua rabbia. Vittoria netta nella volata a due con il danese Matthias Skjelmose e bacio meritato con la moglie Oumi. Magari Remco avrebbe voluto vincere con un attacco da lontano, alla sua maniera, ma è stato sicuramente più complicato di quanto pensasse, perché Skjelmose (Lidl-Trek), vincitore nel 2025, gli ha reso la vita molto dura e si è confermato corridore di gran valore: non ha mai mollato la ruota del belga, gli ha fatto sentire sempre la sua pressione. Sulla salita del Cauberg a 2 km dall’arrivo di Valkenburg, dove dietro alle transenne si accalcano decine di migliaia di tifosi, i due si sono guardati, controllati, studiati, e nessuno ha attaccato l’altro. Terzo il francese Cosnefroy a 1’59” e decimo Marco Frigo, miglior italiano. “Significa moltissimo per me, e mi sono affidato al mio sprint, ho dimostrato che sono migliorato tanto – dice Evenepoel, 26 anni, felice come da tempo non si vedeva -. Ci tenevo veramente, rispetto all’anno scorso avevo molto più fiducia in me e sapevo di poter vincere in volata. È finora la mia vittoria più bella della stagione, l’Amstel la volevo assolutamente aggiungere alla mia collezione, sono un ragazzo fortunato ad aver vinto così tante gare. La Liegi? Mi sento forte”.
Messaggio—
L’Amstel è la più importante corsa olandese, non è una classica Monumento, ma ha valore, eccome. Per Remco è la vittoria numero 74, l’ottava stagionale, ed è stato il modo giusto di rimettere a posto le carte in attesa della Liegi di domenica, un altro scontro titanico con Tadej Pogacar: dal 2021 loro due si sono spartiti la classica più vecchia, tre volte lo sloveno (2021, 2024, 2025) e due il belga (2022 e 2023). Evenepoel è così, tutto o niente, troppe volte ha visto la schiena di Pogacar, molto spesso è tornato a casa deluso (come al Giro di Lombardia), e la sua voglia di reazione, il suo orgoglio non hanno limiti. A maggior ragione in questa stagione con la nuova maglia della Red Bull-Bora Hansgrohe: lui come Verstappen nella F.1., anche Remco ha vinto 4 Mondiali come il fenomenale pilota olandese, e ci ha aggiunto due titoli olimpici a Parigi 2024. La Red Bull l’ha voluto, inseguito, cercato, e attorno a Evenepoel sta costruendo un team che possa competere con la Uae di Pogacar sia come investimento sia soprattutto dal lato tecnologico, vista l’esperienza con l’automobilismo. Un’esperienza che Remco ha accolto con grandissimo entusiasmo: perché sa di poter ambire a diventare il miglior corridore del mondo.
La corsa—
Partenza da Maastricht e arrivo a Valkenburg per l’Amstel numero 60: 257 chilometri con ben 33 salitelle e un dislivello complessivo di 3.400 metri. L’arrivo è a meno di due chilometri dallo scollinamento del Cauberg, la salita più famosa d’Olanda: 900 metri al 6%, punte dell’11,7%. La salita del Mondiale 2012, vinto dal belga Philippe Gilbert. Tracciato estremamente frammentato, spaccagambe, con continui cambi di ritmo. La corsa si infiamma sul Kruisberg a 42 km dall’arrivo con l’attacco del talento francese Romain Gregoire, al quale rispondono Evenepoel, Vauquelin, Skjelmose, Jorgenson. La caduta in curva di Jorgenson e Vauquelin due chilometri più tardi lascia davanti il terzetto Evenepoel-Skjelmose-Gregoire, che da questo momento prendono in mano la corsa. L’ultimo superstite della fuga resta Marco Frigo, che sarà raggiunto ai – 36 km. Da quel momento, Evenepoel attende il secondo dei tre passaggi sul Cauberg per accelerare. Si stacca Gregoire, restano Evenepoel e Skjelmose, fino alla volata finale.
Gli italiani—
Sono dieci anni che non vinciamo l’Amstel, l’ultimo successo è di Enrico Gasparotto nel 2016. Oggi il miglior italiano è stato il veneto Marco Frigo, prima protagonista in fuga e poi nel finale. E ci fa piacere che nella fuga di giornata, ripresa a una cinquantina di chilometri dall’arrivo, si sia rivisto Filippo Baroncini, il romagnolo gregario di Pogacar che l’anno scorso aveva avuto un gravissimo incidente in Polonia.
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