di
Simone Innocenti
Cosa è successo la notte dell’omicidio di Bongiorni a Massa? Ecco la ricostruzione fatta. Uno dei ragazzi in piazza Palma: «Se l’è meritato…»
Massa – «Quel vecchiaccio di merda se l’è meritato» dice uno dei ragazzi che erano in piazza Palma, poi sentito dai carabinieri durante le indagini. Il «vecchiaccio» è Giacomo Bongiorni, 47 anni, morto sabato scorso a causa di un «susseguirsi di colpi, un pestaggio», annota il gip Aracri nell’ordinanza del Tribunale di Massa.
Incrociando le testimonianze e il filmato della telecamera, quella notte in piazza Palma c’è «una lotta» tra la vittima e lo studente di 17 anni, che lo colpisce con due pugni da boxeur.
Poi Bongiorni scappa dal minore, che è un ex promessa della boxe e su di lui si «avventano» Eduard Alin, 19 anni, ora in carcere, un secondo ragazzo di 17 anni e un altro di 15 anni.
Lo «colpiscono senza sosta con calci e pugni».
Pugni e calci in faccia
Per la precisione alle 1.20 e 41 secondi il minorenne «si lancia in avanti sferrando due pugni al Bongiorni che è ancora in piedi».
Alle 1.20 e 41 secondi il carpentiere precipita a terra.
Alle 1.20 e 42 secondi l’ex pugile è a cavalcioni sopra di lui «e gli assesta due pugni al volto».
Alle 1.20 e 44 secondi il Caratasu lo colpisce in faccia con un calcio di piatto.
Alle 1.40 Bongiorni viene dichiarato morto.
Il racconto della compagna e del cognato
Agli atti ci sono diverse testimonianze. A partire da Sara Tognocchi, la compagna della vittima. Lei racconta: «Siamo usciti assieme con Giacomo, suo figlio, mio fratello Gabriele e suo figlio: i bambini avevano fame e siamo andati al kebab. Una volta usciti vediamo un gruppo di giovani infrangere bottiglie vicino al Pertini».
Gabriele Tognocchi li riprende e, sostenuto dal cognato, li invita a raccogliere i cocci. Poi, per una ragione che la Tognocchi non è riuscita a precisare, Bongiorni si riavvicina a un giovane «col quale aveva interloquito qualche istante prima»: scoppia una violenta colluttazione.
Il cognato corre in difesa di Bongiorni ma i due «uomini sono sopraffatti dal gruppo composto da circa sette aggressori».
Gabriele Tognocchi fa una ricostruzione simile e precisa che a un certo momento il Bongiorni si riavvicinava al gruppo: poi esplode la violenza fisica.
Cosa dicono gli altri testimoni
Un amico dei giovani viene sentito dai carabinieri: a lui gli investigatori arrivano perché un ragazzo lo riconosce e lo sente dire che Bongiorni «se l’è meritata». Il giovane racconta che quella sera «lo studente minorenne dà una spallata a un amico al quale scivola la birra. Due uomini li invitano a rimuovere i cocci dalla strada e loro lo fanno. Ma poi, dopo un po’, Bongiorni tornerebbe indietro col cellulare dicendo: «I fenomeni non mi piacciono». Poi rivolgendosi allo studente minorenne avrebbe detto: «Te prima avevi da sborbottare, se sei un uomo vieni da me».
Sempre nel racconto del testimone, il minorenne si avvicina e Giacomo lo deride dicendo che va preso per le orecchie: poi gli si avvicina al volto. Lo studente gli avrebbe detto di smettere — sempre nelle parole del testimone — perché c’è un bambino: il minorenne se ne va, ma Bongiorni lo segue e gli dice una frase tipo «Cosa mi fai?».
Subito dopo il carpentiere «sferra una testata alla mascella del minorenne con talmente tanta energia che l’ex pugile fa un salto all’indietro», si legge negli atti.
Un secondo testimone, sentito dai carabinieri, dice che un gruppo ha risposto «sgarbatamente» quando i giovani sono stati rimproverati per la bottiglia rotta: la tensione è salita, lui si è spostato per paura, non ha visto la presunta testata ma ha invece notato il «gruppo che si avventava sui due uomini dando luogo a un pestaggio».
Infine un terzo testimone, una donna, racconta di un gruppo di giovani che accerchia due uomini: uno di loro sferra una testata e colpisce un giovane tra spalla e il petto. Poi i pugni.
Vai a tutte le notizie di Firenze
Iscriviti alla newsletter del Corriere Fiorentino
18 aprile 2026 ( modifica il 19 aprile 2026 | 15:21)
© RIPRODUZIONE RISERVATA