
Léa Drucker in una scena di Il caso 137, film poliziesco di Dominik Moll. La domanda è: nell’epoca della post verità e delle fake news l’evidenza del reale ha ancora valore?
A PARIGI, nel dicembre 2018, durante una manifestazione di protesta dei gilet gialli, un ragazzo viene ferito gravemente da alcuni proiettili di gomma sparati da due poliziotti. Una agente (Léa Drucker) della disciplinare indaga sui responsabili e cerca di capire che cosa è veramente accaduto. Intorno a sé troverà solo un muro di omertà, diffidenza e odio.
Da un vero fatto di cronaca – ricostruito in forma di fiction – uno dei migliori titoli della stagione. Scritto e diretto dall’autore franco-tedesco Dominik Moll, è un film teso e disturbante. Tra realtà tragica e mosaico d’immagini digitali (telefonini, computer, videocamere). Strepitosa la protagonista Léa Drucker, vincitrice del Cesar per questo film. Presentato in Concorso al Festival di Cannes 2025, Il caso 137 è ora nelle sale.

Léa Drucker per questo film ha vinto il Cesar, l’Oscar francese
Parigi, 2018. La poliziotta Stéphanie Bertrand (Léa Drucker) è un’ispettrice della IGPN (Inspéction générale de la police nationale), l’organo disciplinare che vigila sulla condotta degli agenti francesi. Durante un grande corteo dei “gilet gialli” ci sono stati scontri violenti tra i manifestanti e la polizia. Un ragazzo di Saint-Dizier, Guillaume Girard (Côme Péronnet), è stato colpito da alcuni proiettili di gomma antisommossa. Molto probabilmente sparati da due agenti. Cranio fratturato, prognosi riservata e possibili danni permanenti. Mancano le prove dell’evidenza di reato. Stéphanie si occupa del “dossier 137”. Si troverà circondata dall’odio dei colleghi su cui indaga, ma anche dalla diffidenza dei famigliari delle vittime. Cercherà di fare luce sulla verità e ottenere giustizia…
«Tutti se ne fregano sempre di noi…», osserva amara la madre della vittima degli scontri di piazza. Dove «noi» sta per “persone semplici”, “povere” e di provincia (Saint-Dizier), un tempo si sarebbe detto “proletarie”… La donna (Sandra Colombo) si rivolge così alla poliziotta Stépanie (Léa Drucker), l’unica che pare volere scoprire la verità e ottenere giustizia. Nessuna enfasi, nessun didascalismo o facile populismo.

Una scena del film francese
La nuova opera dell’autore francese Dominik Moll (La notte del 12) è estremamente attuale, essenziale e serrata. Moll sa ricostruire efficacemente un fatto di cronaca, svelando odio e ipocrisie diffuse. La violenza emerge attraverso un mosaico/puzzle di immagini di computer, telefonini, videocamere a circuito chiuso. La verità pare poco decifrabile nella nebbia dei fumogeni, dei fotogrammi “pixelati” e poco a fuoco dei monitor. La poliziotta che indaga però è l’incarnazione del buon senso e della determinazione. Vuole scoprire cosa è accaduto, senza paraocchi o pregiudizi. Vorrebbe capire chi sono le “mele marce”, anche perché suo figlio non debba più vergognarsi di avere genitori poliziotti… Nessuno però è disposto a parlare, né i responsabili delle violenze, né i testimoni civili, timorosi di ritorsioni. Nel tempo della post verità e delle fake news l’evidenza del reale ha ancora un valore? Da non perdere al cinema.
Da recuperare il film precedente del regista Dominik Moll, La notte del 12 (2022, su MyMovies.it, Apple Tv, Amazon Prime Video, Rakuten Tv, Chili, CG Tv Streaming) e il recente 40 secondi di Vincenzo Alfieri (2025, Netflix, Apple Tv, Amazon Prime Video). Da vedere inoltre La fredda alba del commissario Joss di Georges Lautner (1968, Infinity), Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto di Elio Petri (1970, in Dvd Mustang Entertainment), Il commissadro di Claude Zidi (1984, in dvd d’importazione) e Training Day di Antoine Fuqua (2001, Apple Tv, Amazon Prime Video, Rakuten Tv, Chili, TIMVision). Si vedano infine L’ultima missione di Olivier Marchal (2008, Infinity) e I miserabili di Ladj Ly (2019, Apple Tv, Amazon Prime Video, Rakuten Tv, Chili, TIMVision).