La missione Artemis II ha fornito dati senza precedenti sulla vulnerabilità della superficie lunare agli impatti che provengono dallo spazio. Durante il passaggio nel cono d’ombra della Luna, l’equipaggio composto da Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen ha documentato sei lampi di luce ad alta intensità, generati dalla collisione di meteoroidi con la regolite.
Secondo i dati tecnici diffusi dalla NASA, questi eventi transitori hanno manifestato una durata infinitesimale, stimata in circa un millisecondo, con una luminescenza bianco-azzurra indicativa di temperature cinetiche molto alte. L’osservazione è stata resa possibile da un’eclissi solare che, oscurando il riflesso della superficie, ha permesso agli astronauti di operare in condizioni di adattamento scotopico ideali. L’incidenza di sei impatti in un intervallo temporale così breve suggerisce una densità del flusso meteorico superiore alle stime effettuate in precedenza. Come evidenziato dai ricercatori del Johnson Space Center, la mancanza di un’atmosfera protettiva espone costantemente il suolo lunare a un bombardamento che ne modella la morfologia superficiale.
La triangolazione dei dati visivi con i sensori fotometrici in orbita è attualmente in fase di analisi per determinare la massa e l’energia cinetica degli oggetti precipitati. In sintesi, gli astronauti hanno assistito in tempo reale a una serie di collisioni spaziali: piccoli frammenti di roccia che, colpendola a velocità altissime, si disintegrano producendo flash luminosi simili a scintille. Questo fenomeno spiega chiaramente perché la Luna sia ricoperta di crateri; grazie al buio totale durante il volo, l’uomo ha potuto vedere ciò che solitamente è invisibile. Comprendere la frequenza di queste “cadute di massi” è essenziale per la sicurezza delle future basi lunari, poiché consente agli scienziati di progettare degli scudi protettivi efficaci per i futuri astronomi che vivranno sul satellite.