di
Lorenzo Giliberti
L’attore ricorda il clima spensierato del set a Cala Corvino Il progetto di girare nuovamente in Puglia, tra Bari e Salento
A 74 anni Jerry Calà continua a riempire teatri e piazze con il suo spettacolo Una vita da libidine, prodotto da The Best Organization Management. Un tour che lo tiene stabilmente in scena, tra ricordi degli anni ’80 e uno sguardo disincantato sul presente. Dal palcoscenico del Country Club di Bari, l’attore ripercorre il legame con la Puglia, riflette sull’evoluzione della comicità e anticipa nuovi progetti in arrivo.
Come sta a 74 anni suonati Jerry Calà?
«Sto bene, benissimo. E quando capitano certe occasioni come quella di tornare a Bari sto anche meglio, perché qui c’è quel pubblico caldo che non trovo dappertutto».
Che rapporto ha con la Puglia?
«Negli anni ’80 ci ho girato Professione vacanze. È stato uno dei periodi più belli e divertenti della mia vita. Quei quattro mesi a Cala Corvino non li dimenticherò mai. C’era un’accoglienza incredibile: gli abitanti partecipavano alle riprese, facevano le comparse, ci davano una mano. E poi ho mangiato da Dio, ho visto posti meravigliosi. Da lì è nato un legame fortissimo con la Puglia».
C’è un ricordo particolare di quel periodo?
«Più che un episodio preciso, ricordo l’atmosfera. Stavamo benissimo».
Gli anni ’80 che raccontavate erano davvero così spensierati?
«Noi raccontavamo quell’entusiasmo, quella leggerezza. Era un periodo in cui ci si buttava, si facevano tante cose. Non so dire se fosse meglio o peggio, oggi alcune cose sono giustamente cambiate. Però era così: meno filtri, meno rigidità. E ci siamo divertiti tantissimo».
Oggi è più difficile far ridere rispetto ad allora?
«No, far ridere è un’arte che resta sempre quella. Certo, oggi c’è più tristezza in giro: guerre, tensioni, problemi. Ma proprio per questo la gente ha ancora più bisogno di leggerezza».
Di “Professione vacanze” ha fatto anche un sequel, “Operazione vacanze”, nel 2012 in Lucania.
«Guardi, non me ne voglia nessuno, ma quel film faccia finta che io non lo abbia mai girato! Amo la Basilicata e Matera, ma quel film è l’unico della mia carriera che disconosco!»
Anche più di “Chicken Park” ?
«Questo film invece lo rivendico e lo esalto, ne sono fiero! È considerato il film più trash del cinema italiano, ma per me è una medaglia al valore. È stato girato in inglese ed è stato venduto in tutto il mondo. Ha ancora oggi un seguito incredibile».
La commedia italiana ha perso qualcosa?
«Un po’ di spontaneità e di racconto della realtà. Oggi vedo commedie sempre sulle stesse dinamiche. Servirebbe più fantasia. Gli autori dovrebbero girare di più l’Italia, osservare la gente, capire davvero l’umore del Paese. La commedia nasce da lì».
Il pubblico è cambiato?
«Sì, è cambiato il modo di comunicare, anche e soprattutto a causa dei social, ma il bisogno di spettacolo vero resta».
Lei è ancora molto attivo: cosa la spinge ad andare avanti?
«Mi diverto ancora. E poi tengo famiglia, quindi devo lavorare. Ma soprattutto mi piace quello che faccio».
Ci sono nuovi progetti?
«Sì, ho un paio di progetti cinematografici che dovrebbero vedere la luce nel 2027. Ci stiamo lavorando».
Ci dà qualche anticipazione?
«In uno dei progetti, in origine, la storia è ambientata in Puglia. Poi bisogna vedere come si sviluppa. Sto parlando anche con la Regione, vediamo cosa viene fuori».
Che consiglio darebbe a un giovane che vuole fare questo mestiere?
«Oggi bisogna distinguere tra fare l’attore ed essere famoso: sono due cose diverse. Quando ho iniziato io, ci si chiedeva se si aveva talento. Oggi c’è confusione, basta avere follower per sentirsi parte dello spettacolo. Ma lo spettacolo è una cosa seria: bisogna studiare, saper recitare, cantare, ballare. Un ragazzo deve chiedersi onestamente se ha davvero un talento».
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19 aprile 2026 ( modifica il 19 aprile 2026 | 15:32)
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