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Trump minaccia i giornalisti di «mandarli in prigione»: «Fuga di notizie sul pilota, chiunque sia stato lo troveremo»
MMondo

Il politologo Bremmer: «Trump è in un vicolo cieco. Ora può fare una cosa sola: dichiarare vittoria e porre fine alla guerra»

  • 20 Aprile 2026

di
Anna Momigliano

L’intervista al politologo: «È la quinta volta che minaccia di radere al suolo il Paese, non ha più credibilità»

Trump ora è in «un vicolo cieco», dove l’unica cosa che può fare è «scegliere il danno minore». Ovvero: «Dichiarare vittoria e chiuderla qui», anche se questo significa, nei fatti, ritrovarsi con un Iran più baldanzoso, incattivito e che controlla lo stretto di Hormuz. Questa è l’opinione di Ian Bremmer, il politologo esperto di relazioni internazionali che ha fondato e dirige Eurasia Group. Gli abbiamo parlato ieri pomeriggio, mentre filtravano notizie di un rifiuto iraniano ai negoziati.
 
Trump ha più bisogno di negoziare degli iraniani?
«Per il momento, il rifiuto di Teheran non va dato per assodato. Occorre tenere in conto che c’è una certa tendenza ad atteggiarsi, da entrambe le parti. Per esempio, anche ai tempi del primo round di negoziati, prima gli iraniani hanno detto che una tregua in Libano era il prerequisito per sedersi al tavolo, ma poi sono andati a Islamabad anche senza ottenerlo. Insomma, ora fanno la voce grossa per mandare il messaggio che non avvertono un bisogno disperato di negoziare, ma non è detto che non vogliano farlo. Tuttavia, è evidente che non prendono sul serio le minacce di Trump».

Come mai?
«È la quinta volta che Trump minaccia di distruggere l’Iran, se non accetta un accordo. Finora, ogni singola volta, ha fatto marcia indietro e così ha perso credibilità».



















































Gli ayatollah si sentono forti proprio per questo?
«Come prima cosa, ricordiamo che stiamo parlando di una teocrazia, che agisce non soltanto per istinto di conservazione ma anche sulla base di elementi irrazionali, come il martirio e la vendetta. Parliamo di un governo che a gennaio non si è fatto grandi problemi a massacrare migliaia dei suoi cittadini e che ora non si fa grandi problemi a vederli morire sotto le bombe. Dunque non possiamo ragionare solo in termini di forza e potere. Detto questo, gli iraniani hanno un vantaggio».

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Quale?
«Loro hanno visibilità su quello che succede in America. Trump è in un Paese dove ci sono il New York Times e il Wall Street Journal, che pubblicano spesso indiscrezioni su quello che succede all’interno del governo. Gli americani invece non hanno un’idea chiara di cosa voglia il regime iraniano. Non siamo neppure certi di chi comandi veramente a Teheran».

Cosa può fare ora il presidente americano?
«L’unica cosa che può fare è dichiarare vittoria e fermare la guerra, subito».

Da dove nasce il suo errore di calcolo?
«Trump ha due modi di agire. Il cosiddetto “Fafo” (acronimo di Fuck Around and Find Out, traducibile con l’eufemismo “creare il caos e vedere come va”) e il “Taco” (Trump Always Chickens Out, Donald si tira indietro quando butta male). Nel primo caso, tende a vincere, nel secondo a perdere».

Infatti se si ferma ora, sarebbe una sconfitta. Specie se Teheran mantenesse il controllo su Hormuz…
«Sarebbe il male minore. Ogni giorno che questa guerra va avanti peggiora le cose».

Molti Paesi europei, arabi e asiatici hanno paura esattamente di questo: che Trump si sfili, lasciando loro a raccogliere i cocci, con uno Stretto in mano ai pasdaran.
«È una preoccupazione legittima, ma anche per loro sarebbe il danno minore. In un primo momento i vari Paesi dovranno negoziare il passaggio, anche a caro prezzo, con Teheran. E nel lungo periodo, l’obiettivo sarà quello di trovare il modo di bypassare lo Stretto. Non è una prospettiva ideale ma l’alternativa è peggio. La guerra deve finire».

20 aprile 2026 ( modifica il 20 aprile 2026 | 07:49)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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