di
Rossella Burattino
Architetto, 51 anni: «Offrire uno spazio di attenzione lenta è un gesto civile». E afferma: «Non mi interessano i numeri. Voglio che le persone ricordino l’esperienza e scelgano di tornare. Il valore si deposita nel tempo»
«Offrire uno spazio di attenzione lenta è un gesto civile». Per Alessandra Quarto è un principio operativo. Nel cuore di Milano, il museo Poldi Pezzoli cambia senza annunci: si apre, si allarga, diventa attraversabile. «Non servono grandi proclami – osserva la direttrice, 51 anni, architetto –, la trasformazione passa dai fatti quotidiani».
Il museo smette di essere percepito come luogo per pochi, separato, e comincia a funzionare come spazio di relazione: «Vogliamo che chi entra si senta accolto, non un osservatore distante». Da qui nascono pratiche nuove: laboratori, itinerari partecipati, esperienze dirette. Con “A regola d’arte”, ad esempio, il sapere artigiano torna concreto: «Restauro, calligrafia, pittura. Mettere le mani nelle cose varia il modo di guardare, coinvolge realmente». Il progetto si muove anche fuori dalle sale. Opere che raggiungono contesti pubblici e di cura come Humanitas San Pio X: «Portare l’arte dove non è attesa significa avvicinarsi alle persone». Intorno a queste iniziative prende forma una comunità inaspettata: «Abbiamo visto arrivare giovani mamme, operatori sanitari o persone che non si erano mai sentite coinvolte». Il museo cambia pelle: «Risulta accessibile, nel senso più concreto del termine: abitabile. E il “varco” deve essere reale – insiste Quarto –. Per questo le tecnologie diventano strumenti di inclusione: percorsi per non vedenti, dispositivi per pubblici diversi, linguaggi più aperti. Con “Scrigno — Piccole storie di capolavori”, le opere si raccontano attraverso i podcast: offriamo chiavi, non risposte chiuse».
Anche il lavoro interno si espone. «Mostrare il restauro significa condividere conoscenza. Interventi a vista, come quello su Ritratto di giovane dama (1470-1472) del Pollaiolo, permettono ai visitatori di osservare, capire, avvicinarsi. Il museo vuole rendere visibili i propri processi». E parallelamente cresce una dimensione formativa. «Crediamo nei giovani – afferma la direttrice –. Curatori, studenti di architettura, ricercatori trovano uno spazio attivo dove si sperimenta, si sbaglia, si costruisce». La misura di tutto questo resta volutamente discreta. «Non mi interessano i numeri – dice con chiarezza Quarto –. Voglio che le persone ricordino l’esperienza e scelgano di tornare. Il valore si deposita nel tempo, nelle relazioni, nei ritorni». Tra le iniziative più essenziali, i «Silent book party». «La lettura è un gesto di libertà – dichiara –. Restituisce tempo, costruisce pensiero critico». Due incontri già realizzati, un terzo atteso. Presenza condivisa, silenzio, concentrazione. Alla base di tutto, una fedeltà precisa. «Sono partita dalla visione del fondatore – rivela la direttrice citando Gian Giacomo Poldi Pezzoli –: donare la propria casa alla città perché chiunque potesse accedere alla bellezza. Ho iniziato ascoltando visitatori e cittadini – aggiunge –. Da qui un’apertura progressiva: un museo contemporaneo, pur custodendo arte antica. Il nostro obiettivo è creare connessioni tra passato e presente attraversando temi attuali, dal cambiamento climatico alla longevità». Inoltre, il legame con la Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte riporta al centro il saper fare: «L’artigianato è cultura viva, nei laboratori, nei gesti, nelle mani». E le collaborazioni internazionali rafforzano il percorso di agorà urbana: «Condividere significa crescere. I progetti con il Metropolitan Museum of Art, il Louvre, la Frick Collection e la National Gallery sono occasioni di confronto, ricerca, aggiornamento». L’arrivo del quadro Roma Antica (1757) di Giovanni Paolo Panini dal Met porta a un allestimento essenziale: una sala, una panca, tempo. Nient’altro. Invitiamo a fermarsi. In un contesto accelerato, la contemplazione diventa un atto necessario. «È una forma di resistenza».
A questa visione si affianca un’attenzione costante alla qualità dell’esperienza. «Ogni dettaglio contribuisce a costruire relazione», osserva Quarto riferendosi alle esposizioni, alla luce, al ritmo della visita. Anche la comunicazione segue questa direzione: linguaggi chiari, toni misurati, contenuti capaci di avvicinare senza semplificare: «Il museo deve parlare a pubblici differenti mantenendo profondità».
Cresce, così, un modo di abitare lo spazio culturale più consapevole, in cui la visita si trasforma in tempo personale, quasi intimo: «Entrare qui significa concedersi una pausa significativa», aggiunge valorizzando la permanenza rispetto al passaggio veloce. Si consolida, inoltre, un dialogo continuo con il tessuto urbano. «Milano risponde quando le vengono offerte occasioni autentiche», continua Quarto. Cortili, quartieri, reti di prossimità diventano estensioni naturali del museo, generando una circolazione fluida tra interno ed esterno. Anche il pubblico internazionale intercetta questa trasformazione, attratto da un modello che privilegia esperienza e contenuto: «Chi arriva percepisce un’identità precisa, non un format replicabile».
Essere contemporanei assume una sfumatura precisa: «Ascoltare — conclude Alessandra Quarto —. Custodire, aprire, rendere vivo. Senza rumore. Lasciando che il cambiamento prenda forma dentro chi attraversa questi spazi. E dentro la città».
rburattino@corriere.it
@rossella_burattino
La carriera
Architetto, classe 1974. Dottore di ricerca in Storia e Critica dell’Architettura. Vincitrice del concorso nazionale bandito dal Ministero della Cultura, nel 2012 ha ricoperto il ruolo di Direttore tecnico della Pinacoteca di Brera occupandosi dei cantieri e dei progetti relativi al Palazzo di Brera. Dal 2016 al 2019 è stata vicedirettrice della Pinacoteca di Brera. Nel 2019 è stata nominata Soprintendente archeologia belle arti e paesaggio per le province di Biella, Novara, Verbano Cusio Ossola e Vercelli, con sede a Novara. Nel 2022 ha diretto la Soprintendenza della città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara.
Dal 2 gennaio 2023 è direttrice del Museo Poldi Pezzoli di Milano, nominata con un bando internazionale. A luglio 2024 è stata indicata da Forbes Italia nella lista delle 100 donne più influenti e meritevoli del 2024 e a settembre dello stesso anno ha ottenuto il premio «Volti della Metropoli». Ha pubblicato diversi saggi.
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20 aprile 2026 ( modifica il 20 aprile 2026 | 09:21)
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