di
Mario Platero

Le alleanze strategiche, le promesse e le difficoltà di «governo». Come si è mosso il primo cittadino in questa prima fase del suo mandato. Dalle politiche di assistenza alla (controversa) tassa immobiliare aggiuntiva per non residenti

A parte le promesse elettorali mantenute (poche) e mancate (molte) i primi 100 giorni di Zohran Mamdani come sindaco di New York segnano due caratteristiche di fondo: un mancato passaggio dalla mentalità dell’attivista politico a quella per il «governo» della città e un’alleanza di comodo, ma problematica, con la governatrice di New York State Kathy Hochul che a novembre chiederà agli elettori dello stato di confermarla per un secondo mandato.

Cominciamo dal rapporto con la governatrice. Su un paio di iniziative, ad esempio per l’infanzia, ha aiutato, ma per il resto si è di fatto astenuta. Ecco però che un paio di giorni fa Hochul ha annunciato a sorpresa una tassa immobiliare speciale per i non residenti nello Stato che mantengono un pied-à-terre a New York. Provvedimento bizzarro, inatteso e certamente in che vuole colpire i miliardari fuggiti a Palm Beach o in Florida in genere per evitare le tasse. 



















































Riguarda però anche i molti stranieri – e italiani – che hanno a New York un punto d’appoggio, diciamo una seconda casa pur non essendo residenti. La decisione arriva dopo che Hochul ha di fatto bloccato due delle promesse più importanti di Mamdani, un aumento fiscale per i redditi più elevati e poter viaggiare gratis sul sistema metropolitano. Il governatore doveva dare qualcosa al sindaco. La «tassa» è dunque una mano tesa a Mamdani. 

Il problema è che rischia di avere effetti controproducenti sull’economia. La nuova tassa vuole raccogliere fino a 500 milioni di dollari, un’inezia sui circa 260 miliardi di dollari di bilancio statale per l’anno fiscale 2027. Ma potrà coprire sul piano politico Hochul a sinistra, con un’iniziativa «populista» legata proprio al settore immobiliare per il quale non aveva fatto alcuna concessione sui programmi originari del sindaco. 

Hochul ha bisogno del bacino di voti giovani che è riuscito a mobilitare Mamdani e ha bisogno non solo del suo «endorsement» (che ha già avuto), ma di una partecipazione diretta per mobilitare la sua base politica a vantaggio del governatore. La nuova tassa, aggiuntiva rispetto a quella elevatissima che già si paga sugli immobili, è stata tuttavia attaccata da (quasi) tutti. Dalle associazioni immobiliari, economisti, grosse aziende che possono avere dipendenti che vengono temporaneamente a New York. Soprattutto, sul piano economico non risolve il problema della scarsa disponibilità di alloggi in affitto, anzi rischia di aggravarlo: molti dei circa 13.000 già identificati, in possesso di almeno un appartamento con valore al di sopra dei 5 milioni di dollari, potranno decidere di vendere la proprietà e passare all’affitto che li farà risparmiare. 

La doppia azione avrà l’effetto di deprimere i prezzi già deboli dell’immobiliare rafforzando la domanda per gli affitti liberi che aumenteranno, il contrario di quel prometteva Mamdani. E non si tratta solo di un mercato elitario: come sappiamo gli aumenti hanno sempre un fattore a cascata. Come abbiamo già visto a novembre a New York però l’elettorato non si perde in dettagli e preferisce l’azione populista al di là dell’efficacia dell’azione. 

Nell’insieme, già oggi  Hochul guida i sondaggi con il 47% delle preferenze contro il 34% di Bruce Blackman, un repubblicano eletto per il distretto di Nassau. Ma il gap con Blackman, ancora poco conosciuto, potrebbe chiudersi, soprattutto in uno stato che, al di là della città, ha importanti sacche di voto repubblicano nelle zone rurali.

Ma veniamo ai punti chiave su cui Mamdani è riuscito a fare qualcosa nei primi 100 giorni. Ha ottenuto un’assistenza universale per l’infanzia, questo grazie di nuovo a Hochul che ha approvato una partnership 1,2 miliardi di dollari. Si tratta per ora di un progetto pilota per assistere bambini di 2 anni in quartieri in difficoltà, non una misura a tutto campo e definitiva, ma è certo un passo in avanti. 

Ha anche mantenuto le promesse elettorali sulle infrastrutture, ma solo per riparare buche nelle strade: «abbiamo riparato o chiuso 100.000 buche in 100 giorni» ha detto Mamdani

Il sindaco ha anche avuto 9,3 milioni di dollari di risarcimento per lavoratori sottopagati e 34 milioni di dollari per aiutare inquilini maltrattati dai loro padroni di casa a fare ad esempio piccole riparazioni. 

Infine, giorni fa, l’annuncio per la costruzione del primo dei cinque supermercati che aveva promesso per aiutare la classi più povere a fare acquisti agevolati proteggendoli sia dalla sperequazione sui redditi che dal rischio inflazione. Problema: il negozio, il primo di cinque, circa 900 metri quadri, sarà realizzato in un centro commerciale che si chiama Marqueta a East Harlem, costerà 30 milioni di dollari e non vedrà la luce prima del 2029. Trenta milioni di dollari per quello spazio è circa quattro volte il costo che in genere sostiene un operatore privato. La gestione inoltre sarà comunque affidata a uno dei gestori dei supermercati in città. La promessa è mantenuta ma l’esperienza dice che progetti simili, al di là del costo fuori del normale, sostenuto dal contribuente newyorchese, in passato non hanno davvero funzionato

Tra le promesse inevase ci sono gli autobus o la metro gratuiti: era comunque irrealizzabile, sia per la tutela delle casse della città e dello stato che per quella della Transit Authority. Liber, che ho incontrato, mi dice di aver apprezzato gli sforzi del sindaco, che conosce fin da quando era consigliere comunale, ma che la sua responsabilità dipende dallo Stato e non dalla città e che azzerare il costo dei trasporti sarebbe stato un disastro per le finanze cittadine. Infine i senza tetto: il sindaco, dopo appena sette giorni di negoziato, ha rinunciato alla promessa di smettere di sgomberare gli accampamenti dei senza tetto tutelando il loro diritto alla libertà, complice della rinuncia, un inverno particolarmente rigido che messo la tutela della loro salute davanti a quella della loro libertà di accamparsi all’aperto in città. 

Il sindaco ha anche accettato un taglio di 30 milioni di dollari nel bilancio per le biblioteche che voleva invece rafforzare

Sul congelamento degli affitti non si farà nulla per una semplice ragione: era tecnicamente e legalmente impossibile farlo. Il sindaco ha dovuto anche fare buon viso a cattivo gioco sulla forza di polizia per la «risposta strategica» contro i dimostranti in marce di protesta che potrebbero trasformarsi in manifestazione di violenza anche contro negozi e vetture. Mamdani non poteva fare a meno di Jessica Tisch, il commissario di polizia, la prima donna a ricoprire l’incarico un esponente di una delle famiglie più influenti in città. E Tisch per restare al suo posto ha chiesto e ottenuto mano libera per preservare l’ordine pubblico, del resto nell’interesse dello stesso sindaco.

Il realismo del governo ha dunque dimostrato quel che si diceva in campagna elettorale e cioè che buona parte delle promesse del sindaco erano irrealizzabili, ma schiere di giovani hanno preferito votare per l’illusione di una promessa, trascinati anche dalla personalità forte, dalla freschezza e dalla leadership del candidato. 

Ma veniamo all’«attivismo»: il sindaco chiusa la campagna elettorale deve fare il sindaco e cioè deve governare tutelando supra partes l’interesse della città usando la sua credibilità di mediatore in un momento di crisi. Ecco però che nello sciopero di 15.000 infermiere che chiedevano maggiore sicurezza sul lavoro, organizzando settimane fa anche picchetti che hanno bloccato le strade della città nei dintorni di ospedali come Mount Sinai o Cornell o Langone, Mamdani, invece di usare la sua autorità per mediare e chiudere la crisi al più presto, è sceso per strada partecipando ai picchetti delle infermiere contro gli ospedali cittadini. 

Una dimostrazione che il sindaco non aveva ancora capito che questo tipo di azioni possono appartenere all’attivismo di una campagna elettorale ma una volta ottenuto il mandato occorre cambiare marcia: governare non significa protestare, confonde ruoli, obiettivi e missione per chiudere una crisi al più presto. Sembra, dicono i suoi consiglieri politici, che abbia imparato la lezione dalla reazione dei cittadini e la prossima volta cercherà di esercitare la sua influenza partendo dalla posizione di neutralità che più gli compete da sindaco della più grande città del mondo. L’importante è che la «learning curve» sul campo sia assorbita con l’intelligenza che gli appartiene.

20 aprile 2026 ( modifica il 20 aprile 2026 | 14:38)