di
Aldo Simoni

E’ stata individuata grazie alle telecamere di videosorveglianza del Comune di Frosinone che l’hanno ripresa mentre, a piedi, è entrata nella chiesa di San Benedetto

E’ stata individuata la donna che, nei giorni scorsi, ha decapitato diverse statue sacre a Frosinone e nei comuni vicini. Si tratta di una donna di 59 anni, minuta, senza precedenti penali ma con qualche problema psichico. E’ stata individuata grazie alle telecamere di videosorveglianza del Comune di Frosinone che l’hanno ripresa mentre, a piedi, è entrata nella chiesa di San Benedetto (nel cuore del capoluogo ciociaro) e poi si è avvicinata alla statua della Madonna Immacolata. «La comparazione tra le immagini dei due sistemi di videosorveglianza – spiega il capo della Squadra Volanti, Gianluca Di Trocchio – ci ha permesso di risalire alla donna”. In mattinata è stata denunciata per danneggiamento e furto. Furto, perché oltre ad aver colpito la statua della Madonna Immacolata, la donna avrebbe agito anche nelle chiese della Sacra Famiglia, di San Paolo, della Madonna della Neve e di Sant’Antonio, dove sono stati portati via diversi di oggetti ornamentali e paramenti sacri.

Le indagini

Polizia e carabinieri hanno eseguito una perquisizione domiciliare nell’abitazione della donna. Nello specifico, le indagini hanno permesso di ricostruire con esattezza i seguenti episodi :
– i carabinieri della Compagnia di Alatri hanno fatto luce sul furto avvenuto il 10 aprile 2026 all’interno della Chiesa di Santo Stefano ad Alatri, dalla quale erano stati illecitamente asportati un crocifisso in ottone, un rosario e la corona che ornava la statua della Madonna;
– il personale della polizia di Stato ha identificato la donna quale autrice del danneggiamento della statua di Padre Pio, perpetrato la mattina del 10 aprile 2026 all’interno della Chiesa di San Benedetto a Frosinone, nonché del danneggiamento e furto dei dispositivi di amplificazione acustica della Chiesa di Madonna della Neve;
– i carabinieri della stazione di Frosinone Scalo hanno infine accertato la responsabilità della medesima indagata in merito a un secondo danneggiamento, ai danni della statua della Madonna di Lourdes, avvenuto la mattina del 14 aprile 2026 in una nicchia votiva pubblica di via Madonna delle Rose.



















































In casa sono stati rinvenuti e sequestrati vari capi di abbigliamento (felpe, pantaloni, scarpe e borsa) identici a quelli utilizzati dall’autrice dei furti e degli atti vandalici.
Le indagini proseguono per far luce sugli altri 4 casi. Il sindaco di Frosinone, Riccardo Mastrangeli, dal canto suo, ha commentato:
«Con soddisfazione apprendiamo che, grazie a un’operazione congiunta di carabinieri e polizia, è stata identificata la presunta responsabile dei furti e dei danneggiamenti che nelle ultime settimane hanno ferito profondamente la nostra comunità. Ancora una volta, il lavoro delle forze dell’ordine, insieme all’azione di controllo del territorio e ai sistemi di videosorveglianza, si dimostra decisivo per tutelare la sicurezza, la serenità dei cittadini e i simboli più cari alla nostra identità».

Il coinvolgimento della Digos

Smentita, dunque, l’ipotesi di qualche fanatico dell’Islam che alcuni avevano ipotizzato nelle ultime ore, visto il coinvolgimento della Digos. «Lo escludiamo nella maniera più assoluta – precisa il dottor Di Trocchio –, la Digos è entrata in campo perché si tratta, comunque, di una indagine che investe reati legati a reati di opinione politico-religiosa». Ma ci sono collegamenti con gli altri episodi accaduti a Ceccano, Pofi e Alatri? «Al momento non possiamo dirlo – aggiungono dalla Questura -. Per ora ci siamo concentrati sugli episodi che hanno interessato il capoluogo, ora allargheremo le indagini altrove».

Il parroco: «Povertà economica, spirituale e affettiva»

In tutto, nel giro di una settimana, sono stati registrati 8 episodi, otto statue sacre decapitate, che hanno allertato il vescovo Santo Marcianò che ha esortato la popolazione e i parroci «a non abbassare la guardia, a fare da sentinelle per tutelare il patrimonio religioso».
Il parroco di San Benedetto, don Riccardo Mabilia, saputa la notizia della donna scoperta dalla polizia, ha commentato: «All’origine di tali gesti c’è un misto di cose: da una povertà economica ad una spirituale e affettiva. Tutti questi elementi sfociano a reazioni di vario genere. Ora cercherò di capire il “perché” di tali comportamenti. Ma la verità è che spesso, anche noi parroci, non sappiamo dare risposte concrete. Molti ci chiedono sostegno economico, mentre da alcuni giorni stiamo sostenendo, assieme ai parrocchiani, un giovane respinto da tutti: a cominciare dalle strutture sanitarie per finire a quelle dell’accoglienza. Il gesto di questa signora, dunque, è un segnale del malessere odierno, dove spesso prevale un linguaggio aggressivo che nasconde il buio. Non certo la luce. Per questo la parola che mi viene in mente, da subito, è il perdono».
Parole condivise dal sindaco di Frosinone, Riccardo Mastrangeli, che porge la mano a chi mostra elementi di malessere, anteponendo, a tutto, segnali di profondo perdono.


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20 aprile 2026 ( modifica il 20 aprile 2026 | 18:22)