Prato, 20 aprile 2026 – Non basta più chiedersi quale area del cervello “si accende” o smette di funzionare. Oggi la domanda è più complessa e apre a scenari molto promettenti: quanta energia consumano le diverse zone del cervello e in che modo dialogano tra loro?

Uno studio che vede l’ospedale di Prato in primo piano

È da questo cambio di prospettiva che prende forma una delle più ampie revisioni scientifiche sul tema, pubblicata sulla rivista Neuroscience and Biobehavioral Reviews, che vede tra i protagonisti la Medicina Nucleare dell’ospedale Santo Stefano di Prato, che fa parte dell’Asl Toscana Centro. Il lavoro ha passato in rassegna 384 studi condotti sull’uomo negli ultimi quarant’anni, coinvolgendo oltre 30 ricercatori di 22 istituzioni in 10 Paesi, tra università e centri di ricerca di primo piano a livello internazionale.

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Tra questi figurano Mondino, Università Vita-Salute San Raffaele, Università di Padova, Università di Brescia e Synlab Sdn di Napoli. A livello internazionale partecipano, tra gli altri, il Karolinska Institutet di Stoccolma, le Università di Columbia, Yale, Leipzig, British Columbia e il Max Planck Institute.

Cervello come rete integrata

Al centro dell’analisi c’è l’uso di tecniche di imaging avanzato, come Pet e Spect, che permettono di osservare due aspetti fondamentali del funzionamento cerebrale: il metabolismo del glucosio – cioè l’energia utilizzata dalle diverse aree – e il flusso di sangue nel cervello. Dati che, letti insieme, restituiscono un’immagine molto più dinamica e complessa rispetto al passato.

Quanta energia consuma il cervello? Lo studio apre nuovi scenari per Parkinson, Alzheimer e disturbi psichiatrici

Il punto chiave emerso è infatti il superamento di una visione “a compartimenti”. Il cervello non funziona come un mosaico di aree isolate, ciascuna con un compito preciso, ma come una rete integrata in cui le diverse regioni comunicano continuamente, scambiandosi informazioni ed energia. È in questa trama di connessioni che si gioca l’equilibrio – o lo squilibrio – delle funzioni cognitive.

Nuove speranze per Alzheimer, Parkinson e disturbi psichiatrici

Le implicazioni sono rilevanti soprattutto sul piano clinico. Non si tratta più soltanto di individuare dove nasce un problema, ma di capire come si altera la comunicazione tra le varie aree. Un approccio che potrebbe cambiare il modo di affrontare patologie come l’Alzheimer, permettendo di individuare segnali precoci nelle reti della memoria prima ancora della comparsa dei sintomi, ma anche Parkinson, epilessia, disturbi psichiatrici e condizioni legate alla coscienza.

In questo scenario, la Medicina Nucleare dell’Asl Toscana centro si conferma un punto di riferimento nello studio della connettività metabolica cerebrale.

Si apre la strada a diagnosi più precoci e trattamenti personalizzati

“Tra le principali conclusioni – spiega il dottor Stelvio Sestini, direttore della Medicina Nucleare – emerge il potenziale della connettività metabolica, ossia il modo in cui le diverse aree del cervello collaborano nel consumo di energia, come biomarcatore clinico. In prospettiva, questo approccio potrebbe consentire in futuro diagnosi sempre più precoci, monitoraggi oggettivi nel tempo e trattamenti personalizzati basati sulle caratteristiche specifiche di ciascun paziente”.

“In questo contesto, la Medicina Nucleare dell’Asl Toscana centro – sottolinea il dottor Maurizio Bartolucci, direttore del Dipartimento di Diagnostica per immagini – si conferma tra i protagonisti della ricerca scientifica, dimostrando la capacità dell’azienda di coniugare attività clinica e innovazione ai massimi livelli”.

“Questo importante risultato -dichiara la direttrice dell’ospedale e della rete ospedaliera, Maria Teresa Mechi – testimonia il valore delle competenze presenti nella nostra struttura e la capacità dei nostri professionisti di contribuire in modo significativo alla ricerca scientifica internazionale”.