di
Leonard Berberi

Nelle prime due settimane di aprile c’è stata l’impennata di importazioni con l’arrivo delle ultime navi. Ecco tutti i numeri e dove approdano i barili di cherosene

L’Italia ha importato nelle ultime due settimane quantità significative di cherosene per gli aerei, soprattutto dall’India, dall’Arabia Saudita e dalla Spagna, in una corsa contro il tempo per evitare di restare «scoperta» nei mesi estivi, mentre lo Stretto di Hormuz blocca i flussi dal Kuwait. Con una media di 105 mila barili di jet fuel fatti sbarcare ogni giorno nei porti nel periodo 1-16 aprile, si tratta del dato più alto degli ultimi due anni.

L’evoluzione

Ma il numero medio scenderà nella seconda parte del mese, secondo gli esperti, mano a mano che la disponibilità in giro per il mondo verrà meno e in Italia di fatto non arriveranno navi cisterna con cherosene. È quanto emerge dall’analisi del Corriere sui dati forniti dalla piattaforma specializzata Kpler. Dati che mostrano come l’Italia — che importa circa la metà del jet fuel necessario — si appoggia sulle forniture indiane, a differenza dell’Europa che si affida in particolare al Kuwait.



















































Il boom dalla Spagna

A ben vedere le medie storiche, ad aprile è la Spagna — dotata di 8 raffinerie — a far scattare le importazioni, mentre un contributo significativo arriva dall’Arabia Saudita. L’India resta il principale esportatore di cherosene verso il nostro Paese, ma non si discosta da quanto ha fatto anche in passato, segno che chi gestisce il prodotto in Italia non ha trovato disponibilità immediata nel gigante asiatico.

Il ruolo dell’India

Nelle prime due settimane di aprile dall’India abbiamo importato in media 33 mila barili di cherosene (diverso dal barile di greggio, anche per costo), secondo Kpler. Al secondo posto l’Arabia Saudita e la Spagna con 22 mila ciascuna, mentre altri 17 mila sono arrivati dalla Turchia, quindi 11 mila dall’Egitto. Per un totale di 105 mila barili. Il triplo di fatto della media dell’intero mese precedente.

La precisazione

«Ma sarei cauto sui dati di aprile, poiché sono proiettati fino a oggi sulla base delle navi già arrivate, ma naturalmente cambieranno nel corso del mese», chiarisce al Corriere via e-mail George Shaw, esperto di Kpler. «Per questo il picco delle importazioni italiane osservato nei dati probabilmente si ridurrà ed è verosimilmente dovuto a una concentrazione degli arrivi nella prima metà del mese».

I punti di approdo

Ma dove arrivano i barili di cherosene? A Fiumicino, soprattutto, data la presenza — nell’area — del principale aeroporto italiano, il «Leonardo da Vinci», ma al secondo posto compare Civitavecchia, a non molta distanza dallo scalo. Genova, La Spezia e Marghera sono altri tre approdi: da lì il jet fuel viene poi distribuito in ulteriori aree aeroportuali.

Il valore economico

Secondo i calcoli del Corriere, sulla base anche dei prezzi di mercato forniti da Iata e Platts, nelle prime due settimane di aprile il valore delle importazione di jet fuel in Italia è stato di circa 350 milioni di euro. Ma le compagnie aeree hanno sborsato di più, dovendo aggiungerci le spese relative ai broker che si occupano di portare il cherosene fino ai serbatoi dei velivoli.

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20 aprile 2026