di
Andrea Rinaldi

L’ad Andrea Orcel: «Una revisione dell’ops solo «a valle di un confronto». Orlopp: «Non è un piano, ma una ristrutturazione autonoma: non crea valore»

Unicredit ritiene che Commerzbank «non sia adeguatamente preparata ad affrontare le sfide future e sia eccessivamente concentrata sul conseguimento di risultati a breve termine». Per questo l’ad di Piazza Gae Aulenti, Andrea Orcel, vede per l’istituto tedesco una «crescita di qualità con una maggiore attenzione alla Germania e alla Polonia» ma anche una «razionalizzazione delle attività non strategiche per ridurre i rischi e migliorare l’efficienza operativa e di capitale» e «creazione di solide linee di difesa». Unicredit indica poi un miglioramento mirato e strutturale della produttività e dell’efficienza, con reinvestimento di circa il 60% delle attività non legate alle risorse umane e non strategiche nella rete internazionale e circa il 40% di efficienze nelle risorse umane derivanti principalmente da attività non operative. Berlino però risponde ancora picche alle parole dell’ad Andrea Orcel al mercato: «La posizione del governo tedesco è nota e non è cambiata. Noi sosteniamo la strategia dell’indipendenza di Commerzbank. Un’acquisizione ostile — soprattutto in riferimento a una banca sistemicamente rilevante come Commerzbank — sarebbe inaccettabile», ha ribadito un portavoce del ministero delle finanze tedesco. La stessa banca tedesca respinge «le continue tattiche ostili e le descrizioni fuorvianti di Unicredit, che minano una fiducia essenziale per l’attività bancaria».

Gli utili fino al 2030

«L’andamento degli utili è stato reso meno rischioso sia grazie alle linee di difesa che alla trasformazione strutturale, e si prospetta sostenibile fino al 2030», spiega ancora Unicredit. Secondo Orcel, la fusione porterebbe a un utile netto di circa 21 miliardi di euro nel 2030 con ricavi netti per circa 45 miliardi di euro sempre nel 2030 e costi inferiori a 14,5 miliardi di euro. E «potrebbe lanciare un segnale chiaro, non solo alla Germania, dove la fusione tra Hvb e Commerzbank darebbe vita a un leader nazionale e a un punto di riferimento, ma anche all’Europa, creando un gruppo federale paneuropeo e un punto di riferimento da seguire per gli altri». Inoltre la Germania «diventerebbe il primo paese di UniCredit, con il 95% delle decisioni prese localmente e un’influenza chiave nella direzione generale del gruppo».



















































Le debolezze

Il dettaglio è contenuto in una presentazione del gruppo di Piazza Gae Aulenti che sottolinea come l’istituto di Francoforte sul Meno «non sia adeguatamente preparato per il futuro» e la sua crescita sia stata debole mentre gli investimenti per la trasformazione siano stati limitati.
Entrando nei dettagli della spiegazione offerta dal ceo questa mattina – 20 aprile –, la banca guidata da Bettina Orlopp è «debole», dà priorità alla crescita «fuori dai suoi mercati “core” di Germania e Polonia, è troppo dipendente da “scommesse rischiose” e sopravvalutata in base ai fondamentali». Piazza Gae Aulenti punta invece ad applicare anche a Commerz la strategia «Unicredit Unlocked». Con «Commerzbank Unlocked» l’utile della banca tedesca già nel 2028 sarebbe infatti previsto a 4,5 miliardi e potrebbe salire a 5,1 miliardi, vale a dire 600 milioni in più. Le proiezioni di UniCredit vedono inoltre costi in calo, con un rapporto cost/income di 7 punti percentuali più basso nel 2028 (al 40%) rispetto agli obiettivi di Commerzbank. Per quanto riguarda la sola Germania, l’aggregazione con la controllata di Unicredit Hvb darebbe vita a una banca da 8,5 miliardi di utile nel 2030. Per Commerzbank, rispetto agli obiettivi 2028 del piano «Momentum» della banca tedesca, Unicredit vede il potenziale per 1,3 miliardi di costi in meno (a fronte di ricavi inferiori di 500 milioni), per un rapporto cost/income inferiore di 10 punti percentuali, al 42%.

I tagli

Orcel fuga anche lo spettro dei tagli in caso di fusione: Commerzbank rimarrebbe stand alone fino al 2028 e «il 60% dei risparmi verrebbe da attività della rete internazionale non legate al personale né alle attività core». Questo a dispetto delle accuse di 15mila esuberi in Germania. In sintesi, «la riduzione di personale in un periodo di cinque anni sarebbe meno della metà del numero suggerito per la Germania». 
«Ciò che Unicredit ha presentato oggi non è un’aggregazione aziendale in grado di creare valore, bensì una proposta di ristrutturazione autonoma che deve essere valutata alla luce della strategia esistente di Commerzbank, la quale offre un valore reale e affidabile con un rischio di esecuzione limitato», ha attaccato Orlopp. «Siamo stupiti — ha aggiunto — che Unicredit abbia impiegato più di 18 mesi per presentare un piano unilaterale che manca di una comprensione di base dei fattori trainanti del nostro modello di business, nonostante gli incontri regolari con gli investitori tenutisi durante questo periodo». Se la decisione fosse dell’Ue «ci sarebbe molto probabilmente l’assenso alla fusione Unicredit-Commerzbank», ha commentato l’ex premier Enrico Letta.

La revisione

Il 4 maggio Unicredit riunirà i soci per votare l’aumento di capitale a servizio dell’ops su Commerz, che dovrebbe partire subito dopo. L’esito dell’offerta «dipende dal livello di adesione, che a sua volta influisce, insieme a una maggiore trasparenza da parte di Commerzbank, su una possibile revisione dell’offerta», specifica Orcel. Due gli scenari possibili: nel nel primo l’istituto italiano rimarrebbe al di sotto della soglia di controllo, «che possiamo gestire se raggiungiamo una percentuale che non assicura ritorni superiori al nostro costo del capitale». Nel secondo si raggiungerebbe «una percentuale che assicura ritorni superiori al costo del capitale» e consentirebbe «una transazione strategicamente e industrialmente valida». «Entrambi gli scenari -evidenzia il top manager – sono una vittoria per Unicredit e nella nostra opinione gli azionisti di Commerzbank aderiranno» all’offerta. Una revisione dell’ops avverrà solo «a valle di un confronto serio e dettagliato con Commerzbank, che non ha avuto luogo», ha chiosato Orcel.  «Qualsiasi presunto beneficio della fusione presentato oggi – ribatte ancora Commerz – rimane vago e concentrato nella fase finale, con l’attuazione che inizierà solo a partire dal 2029/2030 e la realizzazione che potrebbe richiedere un paio d’anni». Unicredit ha ribadito la propria intenzione di «acquisire il controllo di Commerzbank, ma invece di offrire agli azionisti di  Commerzbank un premio adeguato per il controllo che intende ottenere, fa esattamente il contrario e critica aspramente l’attuale andamento e la valutazione di Commerzbank», spiega la banca. «Ciò è fonte di grande preoccupazione».

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20 aprile 2026 ( modifica il 20 aprile 2026 | 19:52)