di
Gian Guido Vecchi
Nella zona le miniere di diamanti tra le più redditizie del pianeta, anche se la popolazione vive in miseria
DAL NOSTRO INVIATO
SAURIMO (Angola) Dall’aereo di apre la prospettiva di un altopiano butterato dagli scavi, nella distesa verde delle coltivazioni di manioca, cereali e patate dolci si allargano le macchie rocciose di kimberlite. Leone XIV atterra a metà mattina, da Luanda ha raggiunto le regioni occidentali per celebrare una messa a Saurimo, tra la popolazione di Lunda Sul, la regione che assieme alla vicina Lunda Norte custodisce miniere di diamanti tra le più redditizie del pianeta, anche se la popolazione vive in miseria.
«Oggi vediamo che molti desideri della gente sono frustrati dai violenti, sfruttati dai prepotenti e ingannati dalla ricchezza. Quando l’ingiustizia corrompe i cuori, il pane di tutti diventa possesso di pochi. Davanti a questi mali, Cristo ascolta il grido dei popoli e rinnova la nostra storia», dice Leone sessantamila fedeli nella spianata ai margini della cittadina: «Ogni forma di oppressione, violenza, sfruttamento e menzogna nega la risurrezione di Cristo».
Appena arrivato in Angola, il Papa aveva parlato delle «ricchezze materiali su cui prepotenti interessi mettono le mani» ed esclamato: «Quanta sofferenza, quante morti, quante catastrofi sociali e ambientali porta con sé questa logica estrattivistica!».
Le miniere, la popolazione in povertà
Dopo lo scandalo dei «diamanti di sangue» estratti nelle zone di guerra, e relativo intreccio con il traffico di armi, nel 2003 è nato il sistema «Kimberley Process Certification Scheme» per certificare i diamanti «conflict free» nel mercato globale. In Angola le zone estrattive sono state per legge limitate, si fa per dire, a tremila chilometri quadrati. Le proprietà sono suddivise tra la compagnia mineraria statale e occidentali, cinesi, russi, paesi arabi. Una miniera come Catoca, la quarta più grande del mondo, può arrivare ad estrarre più di due milioni di carati l’anno, circa quattrocento chili di diamanti. Le royalties arrivano al 5 per cento ma non vengono investite per migliorare le condizioni di vita della popolazione locale.
Per la visita di Prevost, sono stati giusto risistemati e ridipinti i marciapiedi del viale che collega l’aeroporto alla spianata della messa. Oltre le file di persone in attesa di vedere il Papa, si mostra il paesaggio consueto di viottoli sterrati, immondizia e stamberghe con i tetti in lamiera. I cartelloni pubblicitari magnificano modelli di escavatori, mentre espropri e scavi hanno decimato l’agricoltura.
Nel Vangelo della messa si legge un passo di Giovanni in cui Gesù rimprovera la folla: «Voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati». E Leone XIV commenta: «Quando il Figlio di Dio si fa uomo, compie gesti eloquenti per manifestare la volontà del Padre: fa luce nelle tenebre donando la vista ai ciechi, dà voce agli oppressi sciogliendo la lingua dei muti, sazia la nostra fame di giustizia moltiplicando il pane per i poveri e i deboli». Questo tuttavia non significa che il pane non sia necessario, chiarisce: «Non ci chiama al disinteresse per il pane quotidiano, che anzi moltiplica in abbondanza e insegna a chiedere nella preghiera. Ci educa al modo giusto di cercare il pane della vita, cibo che ci sostiene per sempre». Il problema è che piuttosto «la folla vede Gesù come uno strumento per altro, un erogatore di servizi».
L’impegno dei cristiani
Papa Leone spiega insomma il senso dell’impegno, anche sociale, dei cristiani: «ll racconto evangelico ci fa capire che esistono motivi sbagliati per cercare Cristo, anzitutto quando viene considerato un santone, “gurù”, o un portafortuna. Anche il fine che quella folla si propone è inadeguato: non cercano un maestro cui volere bene, ma un leader da riverire per tornaconto». Questo accade «quando alla fede autentica si sostituisce un commercio superstizioso, nel quale Dio diventa un idolo che si cerca solo quando ci serve, finché ci serve».
E invece «Cristo ci chiama a libertà», conclude il pontefice: «Non vuole servi o clienti, ma cerca fratelli e sorelle cui dedicarsi con tutto sé stesso».
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20 aprile 2026
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