di
Giuseppe Guastella
Agli atleti in trasferta veniva offerto un rilassante dopopartita che iniziava nei locali e finiva in camera d’albergo con una prostituta: quattro arresti in un’agenzia di eventi. Il protossido d’azoto non è rilevabile ai controlli antidoping
Un’organizzazione in stile aziendale garantiva ai calciatori delle squadre di serie A in trasferta a Milano un rilassante dopopartita tutto compreso che cominciava nei locali più trendy della movida e, per chi lo voleva, ed erano in molti, si protraeva in compagnia di una giovanissima escort nel soffice letto matrimoniale di una camera d’albergo dopo aver inalato, in qualche caso, un gas esilarante dall’effetto inebriante che ha il non trascurabile pregio per un alteta di non essere rilevato dai controlli antidoping. I quattro manager dell’organizzazione, che sono stati in grado di incassare così più di un milione di euro, sono finiti agli arresti domiciliari per associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento e allo sfruttamento della prostituzione e altri reati.
Giovani le ragazze, giovani gran parte degli atleti, meno i businessman disposti a mettere mano ai portafogli esattamente come i calciatori. L’incontro tra «offerta» e «domanda» di compagnia veniva promosso e favorito da Pr collegati all’agenzia di Cinisello Balsamo gestita dai due principali indagati, che nella sua ragione sociale aveva l’organizzazione di eventi nei locali alla moda di Milano e altrove, estero compreso. Sono complessivamente un centinaio le ragazze-immagine reclutate alle quali era affidato il compito di intrattenere gli ospiti sulle piste da ballo e nei privé durante gli eventi che venivano pubblicizzati sui social come feste esclusive. Ai calciatori e agli imprenditori, ovviamente, era riservato l’onere di pagare i conti pesanti che viaggiavano su cifre da migliaia e migliaia di euro per tavoli sui quali, a fianco degli immancabili cocktail, si accumulavano le bottiglie degli champagne più costosi.
Una cosa è la compagnia delle ragazze-immagine fine a se stessa, un’altra è quella delle escort che si concedevano a pagamento, ed erano altre migliaia di euro. La prima non rappresenta un reato, e non ci sarebbe nulla di illegale neppure nella seconda se qualcuno, oltre alle ragazze, non ci guadagnasse sopra. Le indagini della Procura della Repubblica di Milano, dirette dal procuratore aggiunto Bruna Albertini, invece, accusano in particolare due dei quattro indagati di essere al centro della vicenda. «Nel corso di dette serate, le giovani donne che lavoravano per la coppia (e che erano anche domiciliate in loco) venivano invitate ad avere rapporti sessuali a pagamento con gli ospiti, selezionati soprattutto fra i calciatori professionisti», si legge in un passaggio delle carte dell’accusa rivelato dal Tg1. Perché per garantire il massimo della riservatezza evitando il rischio di essere riconosciuti in un hotel, l’organizzazione metteva a disposizione stanze proprie.
«C’è un mio amico pilota di Formula 1 (…) che viene qua a Milano stasera, vuole una tipa», riporta un’intercettazione. Meno di una decina le donne che si prostituivano, italiane e straniere tra i 18 e i 30 anni alle quali andava il 50% dei proventi realizzati nel Milanese ma anche nell’isola greca di Mykonos.
Sballarsi può rappresentare un grosso rischio per i calciatori, tra i quali non figurerebbero quelli delle squadre milanesi dell’Inter e del Milan, che per salire su di giri si «facevano» di protossido d’azoto. Chiamato anche «gas esilarante», è impiegato come anestetico ed ha la caratteristica di causare euforia. «È usato come sostanza psicoattiva, ma nel contempo non è rilevabile dai consueti test anti-doping e quindi gradito agli atleti professionisti», annotano gli inquirenti.
La Guardia di Finanza, che ha eseguito l’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Chiara Valori, ha effettuato alcune perquisizioni ed eseguito il sequestro preventivo di oltre 1,2 milioni di euro, considerati il profitto dei reati tra i quali viene ipotizzato anche l’autoriciclaggio e il traffico di sostanze stupefacenti. Gli indagati, spiega una nota del procuratore Marcello Viola, avevano introiti reali del tutto sproporzionati a quelli dichiarati ufficialmente, e che di fatto erano «esclusivamente riconducibili al business legato all’organizzazione di eventi».
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21 aprile 2026 ( modifica il 21 aprile 2026 | 07:24)
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