In sei mesi solo l’Inter ha fatto più punti dei bianconeri che hanno il secondo miglior attacco del torneo. E in 6 gare hanno subito una sola rete
Giornalista
21 aprile 2026 (modifica alle 08:23) – TORINO
Le rivoluzioni nascono, si modificano, assumono il senso profondo di chi le guida: alla Juventus è andata così. Luciano Spalletti si è messo alla guida di un gruppo alla ricerca perenne di quella consapevolezza che ti dà la giusta dimensione: dopo sei mesi, la strada è segnata. Senza difesa non c’è futuro: Bremer e soci non cadono più alla prima conclusione lasciata agli avversari tanto che nelle ultime sei uscite i bianconeri hanno raccolto solo un pallone alle spalle di Perin o Di Gregorio. Il motivo? Si può fare bella figura anche se si usa la spada e non il fioretto e se si dimenticano in fretta tutta quella serie di amnesie o leggerezze che hanno toccato punti da rosso come, ad esempio, nella bolgia di Istanbul.
Consapevolezza—
La Juventus da Champions corre e sgasa prendendo le misure a chiunque provi a stargli dietro: se si ripassano i verdetti delle sfide che hanno raccontato le cinque giornate dal 7 marzo ad oggi, Spalletti ha raccolto sei punti in più della coppia Como e Roma, tre del Napoli e la bellezza di sette dei rossoneri di Max Allegri. Luciano, nella serata del 2-0 al Bologna, ha ottenuto le risposte più significative: se c’è da cogliere l’occasione, va colta e Locatelli e compagnia lo hanno fatto senza più staccare la spina dentro la stessa fatica. Questione di consapevolezza, già. Questione di un rapporto tecnico-squadra arrivato al punto più alto: il tecnico si fida dei suoi ragazzi, i suoi ragazzi ne seguono, pedissequamente, gli insegnamenti. E se si crea una tale armonia o comunione di intenti, può accadere che la rivoluzione si modifichi: questa Juventus, quella delle curve più recenti, alterna momenti di grande qualità ad una concretezza figlia della sensibilità al pericolo. Il podio del campionato è là, ad un soffio. E sul podio del campionato, i bianconeri sono saliti solo una volta dopo la conquista dello scudetto a firma Maurizio Sarri: l’ultimo gradino con Allegri in panchina.
Armonia—
Spalletti si sta regalando una media punti non banale: due a gara. E il suo cammino, dal 30 ottobre ad oggi, lo mette al secondo posto dietro all’Inter e al pari del Milan: risultato dal peso specifico ingombrante perché figlio di un lavoro dall’esito incerto. La Juventus di Luciano ha un volto, un’identità, un futuro: la velocità che sta imprimendo alla parte decisiva della stagione non può non avere riflessi sulle strategie di mercato. Tradotto: alla Continassa sanno bene che prima si chiude la pratica Champions, prima si potrà dare sostanza all’agenda per la prossima avventura. L’amministratore delegato Damien Comolli ha sottolineato l’attrattività del club, con o senza l’Europa che conta, ma è innegabile come sia il fascino della coppa più suggestiva a possedere quel pizzico di magia in più quando i fuoriserie del pallone sono chiamati alle loro scelte.
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ambizioni—
La rivoluzione dell’ex ct azzurro si prepara all’esame San Siro quando, domenica sera, prenderà il via il faccia a faccia con i rossoneri di Allegri: in gioco ci sono le vertigini. Spalletti, in questi sei mesi, ha ragionato come fa un collega sulla panchina della Premier League: da manager a tutto campo. Un esempio? I rinnovi degli interpreti più funzionali, oltre che preziosi, è stato il punto di incontro, il primo, con la società: ricominciare senza ombre contrattuali attorno a ragazzi con richieste di mercato all’orizzonte toglie di mezzo pericolosissime trappole o ostacoli. Alla Continassa ogni particolare è condiviso ed analizzato: così si può provare a costruire una vera ripartenza. I numeri danno profondità a ciò che è accaduto dal 30 ottobre. Numeri non subito da capogiro e, proprio per questo, ancora più apprezzati. Luciano si fida dei suoi ragazzi, i suoi ragazzi sanno che se lo seguono arrivano: il podio del campionato è diventato l’obiettivo.
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